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Maritri. Due anni fa l’uccisione di Hariri segnò la
nascita di una coalizione contraria all’influenza siriana sul Libano e la
nascita del movimento del 14 marzo, che ottenne il ritiro delle
forze armate siriane dal Paese. Un momento epocale che seguiva il ritiro di
Israele avvenuto nel 2000. Da allora il Libano ha subito la pressione occulta
del terrore. Omicidi e attentati hanno preso di mira esponenti cosiddetti
antisiriani della vita pubblica libanese, dai giornalisti Tueni e
Kassir, fino al politico cristiano Pierre Gemayel,
ucciso alla fine del 2006. I mandanti e gli esecutori di tutti questi omicidi
sono rimasti senza nome, da parte delle forze al governo si punta il dito verso
la Siria, mentre l’opposizione incolpa Israele. Di certo c’è che il giorno di
San Valentino è diventato per i libanesi il giorno particolare dedicato della commemorazione
dei martiri più che all’amore. Il paese inoltre, sembra spaccato
in due: da una parte la cosiddetta coalizione del 14 marzo (che
comprende i cristiani Hariri, Geagea e Gemayel e il druso Jumblatt) dall’altra
quella dell’8 marzo (composta dagli sciiti di Hezbollah e Amal, ma anche i
cristiani di Aoun).
La guerra. Nel luglio del 2006, dopo le elezioni che hanno assegnato la maggiorana parlamentare alla coalizione
guidata da Saad Hariri, figlio dell’ex premier, la cattura da
parte di Hezbollah di due soldati israeliani segna l’inizio della
guerra con Israele. Un conflitto che vedrà vittime da una parte e dall’altra, e
terminerà con un cessate il fuoco provvidenziale per i civili, molti dei quali sono stati costretti fuggire in zone più sicure del paese o verso la Siria.
Diverse zone del Libano sono distrutte, sia nel sud che a Beirut, mentre in Israele più dei danni pesa l’onta di non avere vinto in modo schiacciante, nonostante la palese superiorità bellica.
Hezbollah festeggerà come se avesse vinto la guerra e,
mesi più tardi, il capo dell’esercito israeliano, Halutz, darà le dimissioni.
La ricostruzione del paese è un processo ancora aperto che
richiederà l’aiuto della comunità internazionale, la cui presenza
è segnata dalla rinnovata missione Unifil, che vede anche la
partecipazione dell’esercito italiano.
Piazza dei Martiri. Il dopoguerra in Libano vede
accentuarsi la crisi tra maggioranza e opposizione, in
particolare dopo che la contesa politica sull’istituzione di un tribunale
internazionale per processare gli assassini di Hariri provoca l’uscita dal
parlamento di cinque deputati sciiti di Hezbollah. Dal primo di
dicembre le opposizioni dell’8 marzo occupano la piazza dei Martiri
a Beirut chiedendo le dimissioni di Seniora, a capo di un governo e ritenuto
illegittimo perché orfano della componente sciita. Nonostante i tentativi di
ricucire la situazione e l’uccisione di uno dei
manifestanti l’occupazione della piazza prosegue e si amplifica. A fine gennaio le opposizioni, insieme con il sindacato libanese,
organizzano uno sciopero generale che sfocia in violenze
generalizzate che costano la vita a nove manifestanti.
La situazione rimane esplosiva anche poco dopo la conferenza dei
paesi donatori a Parigi, dove Seniora ottiene gli aiuti della
comunità internazionale per la ricostruzione del Paese. La strada della pace in
Libano è ancora ripida, come dimostra l’attentato della vigilia di questo secondo San Valentino di sangue.Naoki Tomasini