14/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Beirut ricorda l'assassinio di Hariri, un'esplosione che due anni dopo riecheggia ancora
Sono passati due anni dall’esplosione sul lungomare di Beirut che ha tolto la vita all’ex premier libanese Rafiq Hariri, ucciso il giorno di San Valentino. Quell’attentato ha segnato l’inizio della catena di eventi che ha portato il paese dei cedri attraverso i lutti e la distruzione della guerra con Israele, all’attuale stato di conflitto tra fazioni. A due anni di distanza ancora non si conoscono i responsabili dell’omicidio Hariri. Le ferite e i contrasti della società libanese, invece, sono ben visibili. Una situazione che è stata emblematicamente immortalata dalla foto di Spencer Platt, vincitrice del World Press Photo 2006.
 
La foto di Spencer Platt, vincitrice del World Press Photo 2006Maritri. Due anni fa l’uccisione di Hariri segnò la nascita di una coalizione contraria all’influenza siriana sul Libano e la nascita del movimento del 14 marzo, che ottenne il ritiro delle forze armate siriane dal Paese. Un momento epocale che seguiva il ritiro di Israele avvenuto nel 2000. Da allora il Libano ha subito la pressione occulta del terrore. Omicidi e attentati hanno preso di mira esponenti cosiddetti antisiriani della vita pubblica libanese, dai giornalisti Tueni e Kassir, fino al politico cristiano Pierre Gemayel, ucciso alla fine del 2006. I mandanti e gli esecutori di tutti questi omicidi sono rimasti senza nome, da parte delle forze al governo si punta il dito verso la Siria, mentre l’opposizione incolpa Israele. Di certo c’è che il giorno di San Valentino è diventato per i libanesi il giorno particolare dedicato della commemorazione dei martiri più che all’amore. Il paese inoltre, sembra spaccato in due: da una parte la cosiddetta coalizione del 14 marzo (che comprende i cristiani Hariri, Geagea e Gemayel e il druso Jumblatt) dall’altra quella dell’8 marzo (composta dagli sciiti di Hezbollah e Amal, ma anche i cristiani di Aoun).
 
Distruzione nei quartieri sciiti a sud di Beirut. Foto di Naoki TomasiniLa guerra. Nel luglio del 2006, dopo le elezioni che hanno assegnato la maggiorana parlamentare alla coalizione guidata da Saad Hariri, figlio dell’ex premier, la cattura da parte di Hezbollah di due soldati israeliani segna l’inizio della guerra con Israele. Un conflitto che vedrà vittime da una parte e dall’altra, e terminerà con un cessate il fuoco provvidenziale per i civili, molti dei quali sono stati costretti fuggire in zone più sicure del paese o verso la Siria. Diverse zone del Libano sono distrutte, sia nel sud che a Beirut, mentre in Israele più dei danni pesa l’onta di non avere vinto in modo schiacciante, nonostante la palese superiorità bellica. Hezbollah festeggerà come se avesse vinto la guerra e, mesi più tardi, il capo dell’esercito israeliano, Halutz, darà le dimissioni. La ricostruzione del paese è un processo ancora aperto che richiederà l’aiuto della comunità internazionale, la cui presenza è segnata dalla rinnovata missione Unifil, che vede anche la partecipazione dell’esercito italiano.
 
Giovane "oppositore" in piazza dei Martiri. Foto di Naoki TomasiniPiazza dei Martiri. Il dopoguerra in Libano vede accentuarsi la crisi tra maggioranza e opposizione, in particolare dopo che la contesa politica sull’istituzione di un tribunale internazionale per processare gli assassini di Hariri provoca l’uscita dal parlamento di cinque deputati sciiti di Hezbollah. Dal primo di dicembre le opposizioni dell’8 marzo occupano la piazza dei Martiri a Beirut chiedendo le dimissioni di Seniora, a capo di un governo e ritenuto illegittimo perché orfano della componente sciita. Nonostante i tentativi di ricucire la situazione e l’uccisione di uno dei manifestanti l’occupazione della piazza prosegue e si amplifica. A fine gennaio le opposizioni, insieme con il sindacato libanese, organizzano uno sciopero generale che sfocia in violenze generalizzate che costano la vita a nove manifestanti. La situazione rimane esplosiva anche poco dopo la conferenza dei paesi donatori a Parigi, dove Seniora ottiene gli aiuti della comunità internazionale per la ricostruzione del Paese. La strada della pace in Libano è ancora ripida, come dimostra l’attentato della vigilia di questo secondo San Valentino di sangue.
 

Naoki Tomasini

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