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L’attentato. L’attentato di oggi è accaduto a Ein
Alaq, non lontano dalla città di Bikfaya, a mezz’ora di auto da Beirut. Sui bus
si trovavano lavoratori della cittadina a maggioranza cristiana, che si stavano
recando a lavorare nella capitale. Ma insieme a loro c’erano due bombe o,
forse, due attentatori suicidi. Un esplosione sul primo autobus e poi, mentre
accorrevano i soccorsi, l’arrivo del secondo bus e un’esplosione anche su
quello. Momenti di panico e il viavai delle ambulanze, mentre il bilancio delle
vittime cresceva rapidamente: tre morti, sette, nove e infine dodici, assieme
a
dieci feriti. La televisione libanese sta mandando in onda le immagini della
scena dell’attentato, alternate dalle reazioni dei politici, primo tra tutti
l’ex presidente Amin Gemayel, originario di Bikfaya e padre dell’ex ministro
Pierre Gemayel, ultima vittima della serie di omicidi –mai rivendicati-
iniziata il 14 febbraio 2005 con l’assassinio di Rafiq Hariri. Questo attentato
è opera di “mani straniere” ha dichiarato Gemayel alla radio libanese,
spiegando che “i libanesi non uccidono i libanesi”. “La maledizione sul Libano
non è finita –gli ha fatto eco Karim Pakradouni, uno dei capi del partito
falangista- Nel mondo i messaggi politici sono riferiti verbalmente o per
scritto. In Libano vengono scritti col sangue”.
Hariri. Dalla morte dell’ex premier Hariri sono 15 le
personalità politiche e del mondo dell’informazione rimaste vittime di
attentati, e quello di oggi è un sinistro presagio in vista del secondo
anniversario di quel 14 febbraio. Lo dicono esplicitamente i rappresentanti
anti-siriani della coalizione del 14 marzo al governo: “questo attentato
terrorista mira a rovinare il secondo anniversario dell’assassinio del martire
Hariri“ ha dichiarato Samir Franjieh, “questo attacco vuole terrorizzare la
gente che si prepara a commemorare l’assassinio di Hariri” concorda il druso
Walid Jumblatt, che ha aggiunto “non ho prove tangibili, ma stanno mandando un
messaggio”. Come dopo ogni attacco terrorista negli ultimi due anni, gli indici
dei membri del governo libanese retto dal premier Seniora puntano tutti a est,
verso Damasco, che ha subito negato qualsiasi coinvolgimento.
Piazza dei martiri. La commemorazione per Hariri
resta programmata per domani. Le forze al governo, la cosiddetta coalizione
anti-siriana, vogliono portare migliaia di persone in piazza dei Martiri, il
luogo, nel centro barricato di Beirut, dove dal primo dicembre sono accampate
le opposizioni guidate da Hezbollah, Amal e Aoun. Più volte i rappresentanti
del governo hanno chiesto di liberare la piazza, ma le opposizioni hanno sempre
risposto di voler proseguire l’occupazione ad oltranza, fino alle dimissioni
del premier Seniora. Domani piazza dei martiri sarà invasa, ma non è detto che
l’incontro tra opposizioni e maggioranza debba per forza essere esplosivo.
Hariri era un politico benvoluto e rispettato anche da Hezbollah: a pochi metri
dalla tendopoli delle forze dell’8 marzo, infatti, si trova il tendone dove il
suo feretro viene custodito, di fronte alla “corniche” di Beirut, il lungomare
dove venne Hariri assassinato. Il mese scorso le forze dell’opposizione guidata
da Hezbollah organizzarono proteste e scioperi in tutto il paese, provocando la
reazione dei partiti al governo che mobilitarono le proprie milizie per
contrastarli. La situazione non degenerò anche grazie all’intervento
dell’esercito libanese, ma nove persone persero la vita. Naoki Tomasini