12/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Altre 18 vittime negli scontri di lunedì, il presidente dichiara lo stato d'emergenza
Stato d'emergenza, più poteri all'esercito, coprifuoco di 20 ore al giorno e divieto di assembramenti in pubblico. Queste le misure decise ieri dal presidente guineano Lansana Conte per far fronte alle violenze del weekend e di lunedì, quando nuovi scontri tra manifestanti e polizia hanno provocato almeno 18 morti, portanto a 104 il numero delle vittime dall'inizio della crisi. Lo sciopero generale proclamato dai sindacati, che chiedono le dimissioni del capo di stato, continua. La nomina del nuovo premier, Eugene Camara, non è infatti stata gradita dall’opposizione, che lo ritiene troppo vicino al capo di stato e non l'uomo dall'ampio consenso che l'opposizione chiedeva per porre fine alla crisi politica del Paese. In questo modo, Conte avrebbe violato il patto raggiunto due settimane fa con i sindacati per interrompere il precedente sciopero. Stavolta, sindacati e opposizione sembrano decisi a porre fine all’attuale regime.
 
Negozi chiusi stamane nella capitale ConakryGuerriglia. Almeno 23 morti, decine di negozi saccheggiati, cacce all’uomo e scontri di piazza tra manifestanti e polizia. Il bilancio dell’ultimo weekend nella capitale Conakry non potrebbe essere peggiore. Dopo la nomina di Camara, resa nota sabato, opposizione e sindacati hanno preso tempo per studiare la situazione. Ieri, la decisione di riprendere lo sciopero per protestare contro la scelta di un primo ministro troppo vicino al presidente, di cui ora i manifestanti chiedono apertamente le dimissioni. Per ora dal palazzo presidenziale tutto tace. Conte, 72 enne e gravemente malato, non si è pronunciato sulle nuove violenze, ma lo schieramento discreto dell’esercito nei punti nevralgici della capitale mostra come il vecchio leader sia pronto a vendere cara la poltrona presidenziale.
 
Conakry. Al momento la situazione nella capitale è calma, dopo gli scontri del weekend. La città vive in una calma surreale queste ore che potrebbero essere decisive. I negozi sono chiusi, così come le banche, mentre per questioni di sicurezza l'Air France e l'Air Senegal hanno preferito annullare i voli in provenienza da Parigi e Dakar, aumentando ancora di più l'isolamento del Paese. Anche nel resto della Guinea lo sciopero sembra riuscire: i cittadini di Sangarédi, nel nord-ovest, sono addirittura riusciti a bloccare l'accesso degli operai ai giacimenti di bauxite, principale risorsa economica, costringendo la Compagnie des bauxites de Guinée a chiudere i battenti. 
 
Un carro armato per le strade della capitaleCrisi. Al potere dal 1984 tramite un colpo di stato, il presidente Conte è nell’occhio del ciclone ormai da anni: sindacati e opposizione lo accusano di sfacciati favoritismi nei confronti del proprio clan, oltre che di essere il responsabile della pesantissima crisi economica che investe il Paese nonostante le sue risorse naturali. Anche a livello di libertà democratiche il Paese non se la passa bene: secondo l'opposizione, il presidente ha sistematicamente truccato le elezioni tenutesi dal 1993, anno della prima consultazione presidenziale multipartitica, in poi. Senza contare i precedenti scioperi generali, tutti repressi nel sangue. L’ultimo, quello dello scorso gennaio, durato 18 giorni, costò la vita ad almeno 90 persone, secondo le cifre fornite da alcune associazioni locali per la difesa dei diritti umani. C'è il fondato timore che lo scoppio di una guerra civile nel Paese, ipotesi tutt'altro che remota secondo gli analisti locali, possa avere conseguenze pesanti sulle vicine Liberia e Sierra Leone, entrambe alle prese con una difficile transizione post-bellica. 

Matteo Fagotto

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