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Guerriglia. Almeno 23 morti, decine di negozi saccheggiati, cacce all’uomo e scontri di piazza
tra manifestanti e polizia. Il bilancio dell’ultimo weekend nella capitale Conakry
non potrebbe essere peggiore. Dopo la nomina di Camara, resa nota sabato, opposizione
e sindacati hanno preso tempo per studiare la situazione. Ieri, la decisione di
riprendere lo sciopero per protestare contro la scelta di un primo ministro troppo
vicino al presidente, di cui ora i manifestanti chiedono apertamente le dimissioni.
Per ora dal palazzo presidenziale tutto tace. Conte, 72 enne e gravemente malato,
non si è pronunciato sulle nuove violenze, ma lo schieramento discreto dell’esercito
nei
punti nevralgici della capitale mostra come il vecchio leader sia pronto a vendere
cara la poltrona presidenziale.
Crisi. Al potere dal 1984 tramite un colpo di stato, il
presidente Conte è nell’occhio del ciclone ormai da anni: sindacati e
opposizione lo accusano di sfacciati favoritismi nei confronti del
proprio clan, oltre che di essere il responsabile della pesantissima
crisi economica che investe il Paese nonostante le sue risorse naturali. Anche
a livello
di libertà democratiche il Paese non se la passa bene: secondo
l'opposizione, il presidente ha sistematicamente truccato le elezioni
tenutesi dal 1993, anno della prima consultazione presidenziale
multipartitica, in poi. Senza contare i precedenti scioperi generali,
tutti repressi nel sangue. L’ultimo, quello dello scorso gennaio,
durato 18 giorni, costò la vita ad almeno 90 persone, secondo le cifre
fornite da alcune associazioni locali per la difesa dei diritti umani.
C'è il fondato timore che lo scoppio di una guerra civile nel Paese,
ipotesi tutt'altro che remota secondo gli analisti locali, possa avere
conseguenze pesanti sulle vicine Liberia e Sierra Leone, entrambe alle
prese con una difficile transizione post-bellica. Matteo Fagotto