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I dati. Una volta c’erano le faide tra gang afro-americane storiche come i Bloods e
i Crips. Oggi, la metropoli californiana è infestata da bande di neri, ispanici,
asiatici e anche bianchi, che si spartiscono l’immenso territorio della contea,
entrando spesso in conflitto tra loro: la polizia calcola che ce ne siano 400
con oltre 39.000 membri, ma le stime delle associazioni del settore si spingono
fino a un migliaio di gang esistenti, con quasi 90.000 affiliati. L’anno scorso,
su 478 omicidi avvenuti a Los Angeles, il 56 percento è stato attribuito alle
gang. Che oltre a uccidere rubano, spacciano, sfidano la polizia e diffondono
una cultura dell’illegalità entrata ormai a far parte dell’immaginario giovanile.
Dopo un incremento del 14 percento dei crimini commessi dalle gang nell’ultimo
anno, sindaco e polizia hanno deciso che c’era bisogno di una svolta.
Reclutamento costante. La povertà è infatti uno dei reclutatori più efficaci per le gang. Ma non è
l’unico. Secondo Alex Alonso, un esperto di bande di strada e curatore del sito
Streetgangs.com, la costante attrazione delle gang è dovuta a varie ragioni: “I
ragazzi che crescono con un solo genitore sono i più vulnerabili, perché le gang
ti danno un senso di appartenenza a un gruppo che una famiglia spezzata non può
darti. C’è poi da considerare anche la pressione dei coetanei nell’ambiente sociale
in cui cresci”, spiega a PeaceReporter. Per quanto Alonso non condivida tutte le preoccupazioni della polizia (“Los
Angeles ha avuto anni peggiori”), riconosce che il timore per il futuro è la sfida
tra gang in base alla razza: nelle carceri californiane la questione è già conosciuta,
con frequenti scontri tra detenuti bianchi, afro-americani e ispanici. “Al momento
il problema è marginale nel contesto delle gang, ma la progressiva ispanizzazione
della California potrebbe farlo crescere”, dice Alonso.Alessandro Ursic
Parole chiave: gang, villaraigosa, razza, ispanici, afro-americani, omicidi, alonso