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L’ennesima brutta storia. Le speranze però che questo
accada sono minime e basta raccogliere anche solo i dati recenti per tracciare
un quadro di costante violazione dei diritti umani e civili della popolazione
saharawi, gli abitanti del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola occupata
dalle truppe marocchine a metà degli anni Settanta. Sabbar e Sbai,
rispettivamente segretario generale e militante dell’Associazione Saharawi delle
Vittime delle Violazioni dei Diritti Umani
(Asvdh), vennero arrestati il 17 giugno 2006, a un posto di blocco della
polizia marocchina alle porte della cittadina L’Aaiun, mentre tornavano
dall’inaugurazione di una sede della loro associazione nella località di
Boujdour. Il rapporto di Amnesty sottolinea la coincidenza dell’arresto con la
pubblicazione, da parte dell’Asvdh, di una denuncia di 121 pagine nelle quali
venivano descritte detenzioni arbitrarie, torture e abusi da parte della
polizia marocchina ai danni di detenuti saharawi.
Un ingiusto processo. Nel caso di Sabbar, siamo già al secondo processo, in
quanto un primo procedimento, per aggressione a pubblico ufficiale fu celebrato
subito dopo il suo arresto. Sabbar, che si è sempre proclamato innocente, venne
condannato a due anni di carcere e, assieme a lui, furono condannati in prima
istanza anche Ahmed Sbai e altri due militanti dell’Asvdh che viaggiavano con
loro. Le condanne vennero confermate in appello il 20 luglio 2006. In nessuno
dei due procedimenti, secondo Amnesty, vennero ascoltati testimoni chiave della
difesa. Brahim Sabbar ed Ahmed Sbai, detenuti nel famigerato carcere di
L’Aaiun, chiamato ‘Carcel Negra’, il 4 settembre 2006 iniziarono uno sciopero
della fame, per protestare contro il rifiuto del governo marocchino di
rispondere alle loro richieste. Hanno sospeso lo sciopero a ottobre scorso, a
causa delle gravi condizioni di salute di entrambi. Ma i due attivisti, che già
in passato avevano conosciuto le prigioni marocchine, sempre con accuse
inerenti alla loro attività politica, hanno di nuovo cessato di nutrirsi il 30
gennaio 2007, per gli abusi che sostenevano di aver subito durante la
detenzione. Una missione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i
Diritti Umani, che aveva visitato i detenuti politici saharawi nel maggio del
2006, ha rivelato una serie di abusi commessi dalla polizia marocchina, ma
senza riuscire a ottenere nulla dal governo di Rabat. Christian Elia
Parole chiave: saharawi, sahara occidentale, marocco