
Alì Lamrabet, direttore del settimanale satirico marocchino
Demani, condannato nel luglio del 2003 a tre anni di reclusione per oltraggio alla
Corona, è stato amnistiato dal re Moahmmed VI il 9 gennaio scorso.
Il giornalista aveva cominciato uno sciopero della fame che rischiava di ucciderlo.
Da qualche giorno è tornato dalla sua famiglia.
Assieme a lui sono tornati in libertà altri 32 detenuti politici, ma questo è
stato solo il primo di una serie di atti di governo del monarca marocchino che
potrebbero far passare alla storia del Paese il 2004.
Il Marocco ha sempre rappresentato una realtà anomala nel panorama dei Paesi
islamici.
La scelta a favore di un Islam moderato e riformatore ha caratterizzato la monarchia
marocchina fin dall’indipendenza, ottenuta nel 1956. Basti pensare alla tolleranza,
sconosciuta in altri Paesi islamici, verso la comunità ebraica marocchina.
Mai come quest’anno però, la Corona ha dato un’impronta democratica alla sua
azione di governo.
Il 12 gennaio scorso, il re Moahmmed VI, ha inaugurato i lavori della Commissione
per l’Equità e la Riconciliazione. Un gruppo di lavoro formato da 16 membri del
Parlamento che, lavorando fino al 13 febbraio 2004, dovrà analizzare tutte le
richieste di risarcimento morale e materiale che le giungeranno da cittadini che
lamentano violazioni dei diritti umani subite da organi dello Stato.
Le denuncie sono state raccolte, dal gennaio del 2000, dall’Organismo di Arbitrato
Indipendente, a cui collaboravano tutte le organizzazioni marocchine che si battono
per il rispetto dei diritti umani.
I casi più frequenti sono le detenzioni arbitrarie e le sparizioni di oppositori
politici.
L’organismo d’indagine avrà anche il compito di formulare proposte e raccomandazioni
per la reintegrazione sociale, la riabilitazione e il supporto psicologico di
cui potrebbero necessitare le eventuali vittime accertate di abusi da parte dello
Stato.
“Questo è un passo storico per il Marocco. Saranno individuate le responsabilità
personali degli abusi e si farà in modo che non si verifichino mai più in futuro.
La società marocchina potrebbe essere finalmente immunizzata dal male delle violazioni
dei diritti umani”.
Questo il commento di Omar Azziman, presidente del Consiglio Consultivo per i
Diritti dell’Uomo (Ccdh), rilasciato all’emittente televisiva marocchina Tvm.
Il Consiglio si batte da sempre per la tutela dei diritti umani e ha fatto parte
dell’Organismo di Arbitrato da cui nasce la Commissione.
Il re ha approvato la Commissione nel novembre del 2003, quando ha inaugurato
la sessione autunnale dei lavori parlamentari. Nella stessa occasione, il monarca
ha ufficialmente annunciato la riforma del Mudawwana, diritto di famiglia marocchino che sarà votato dal Parlamento in questi giorni.
“Come può avanzare una società quando le donne, che rappresentano la metà della
popolazione, vedono limitati i loro diritti, sono esposte all’ingiustizia, alla
violenza e all’emarginazione, senza considerazione della dignità e della giustizia
che conferisce loro la nostra santa religione?”
Questo interrogativo di Moahmmed VI è ancora più importante, visto che in Marocco
il re è “comandante dei credenti”, cioè contemporaneamente leader religioso e
politico.
“Dall’inizio del suo regno, Moahmmed VI, si è distinto per l’interesse verso
il mondo femminile. Ha mostrato coraggio. Il Marocco potrebbe diventare un modello
per il mondo islamico”.
A parlare è Aicha Belqaid, docente universitaria di diritto ed esponente del
Ccdh.
La giurista è presidentessa del French Renè Cassin International Institute of
Human Rights e, in un’intervista al magazine francese Le Figaro Madame, ha sottolineato come questa riforma sia “una rivoluzione sociale”.
I diritti di famiglia dei Paesi islamici sono ambigui: da un lato sono influenzati
dalla legislazione positiva che introduce cambiamenti nel senso dell’uguaglianza
tra i sessi, ma dall’altro lato derivano dal diritto religioso islamico che ribadisce
la disuguaglianza tra uomo e donna.
La modifica del vecchio codice di famiglia, che risaliva al 1957, introdurrà
il concetto di base che la famiglia dipende da “entrambi gli sposi” e non più
solamente dal marito.
Inoltre rende la poligamia più equilibrata per la moglie, che sarà garantita
economicamente, e rende meno arbitrario l’istituto del ripudio. Una donna non
avrà più bisogno del consenso del padre o del fratello per sposarsi e l’età minima
per il matrimonio sarà elevata a 18 anni.
Il Marocco sembra voler rafforzare sempre più il suo legame con l’Occidente.
Questo processo, in atto dalla salita al trono di Moahmmed VI, ha subito una
notevole accelerazione dopo il drammatico attentato di Casablanca del 16 maggio
2003. I morti furono 45, compresi i 13 kamikaze, in tre attacchi diversi nello
stesso giorno.
Probabilmente punito per il suo “collaborazionismo” con l’Occidente, il Marocco
ha sempre tentato la via del dialogo con l’Islam più estremista, cercando di mantenere
le formazioni fondamentaliste nell’arco costituzionale per evitare la deriva terroristica
della vicina Algeria, ma la repressione è stata durissima.
La monarchia ha capito che il terrorismo si nutre del disagio sociale ed economico
dei quartieri poveri delle grandi città e il governo ha cominciato una politica
di riforma dell’economia.
Il turismo è troppo importante. Il Marocco deve garantire sicurezza alle migliaia
di visitatori che ogni anno riempiono le casse dello Stato.
Moahmmed VI ha scelto l’Occidente per sconfiggere il terrorismo. In questa direzione
va l’accordo commerciale stretto nell’aprile del 2002 con gli Usa e tutti i trattati
commerciali con l’Unione Europea che mirano addirittura a un’adesione del Marocco
al marcato comune.
Gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a coltivare buoni rapporti con un Paese
islamico e l’Europa ha interesse a rallentare i flussi di migrazione clandestina
che creano tensione politica.
Questo avvicinamento necessita però di una serie di riforme nell’ambito della
tutela dei diritti umani da cui, soprattutto i Paesi europei, non possono prescindere.
Quindi, diritti delle donne e punizione degli abusi di Stato, ma anche e soprattutto,
libere elezioni, come sono state considerate quelle del settembre del 2002 da
molti osservatori internazionali.
Resta da risolvere il trentennale conflitto con il popolo Saharawi, ma la nomina
di James Baker, uomo di fiducia della famiglia Bush, quale mediatore Onu per il
conflitto, sembra un segnale d’attenzione della politica internazionale verso
la questione.
Il rispetto dei diritti umani è il miglior passaporto per il Marocco “occidentale”
del futuro e il re Moahmmed VI sembra aver fatto la sua scelta. Il Paese vuole
diventare un esempio riuscito di Paese islamico democratico e sviluppato, senza
traumatiche cesure con la sua tradizione.