19/01/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Tra mille perplessità, la monarchia annuncia una serie di riforme
veduta di rabatAlì Lamrabet, direttore del settimanale satirico marocchino Demani, condannato nel luglio del 2003 a tre anni di reclusione per oltraggio alla Corona, è stato amnistiato dal re Moahmmed VI il 9 gennaio scorso.
Il giornalista aveva cominciato uno sciopero della fame che rischiava di ucciderlo. Da qualche giorno è tornato dalla sua famiglia.
 
Assieme a lui sono tornati in libertà altri 32 detenuti politici, ma questo è stato solo il primo di una serie di atti di governo del monarca marocchino che potrebbero far passare alla storia del Paese il 2004.
 
Il Marocco ha sempre rappresentato una realtà anomala nel panorama dei Paesi islamici.
La scelta a favore di un Islam moderato e riformatore ha caratterizzato la monarchia marocchina fin dall’indipendenza, ottenuta nel 1956. Basti pensare alla tolleranza, sconosciuta in altri Paesi islamici, verso la comunità ebraica marocchina.
 
Mai come quest’anno però, la Corona ha dato un’impronta democratica alla sua azione di governo.
Il 12 gennaio scorso, il re Moahmmed VI, ha inaugurato i lavori della Commissione per l’Equità e la Riconciliazione. Un gruppo di lavoro formato da 16 membri del Parlamento che, lavorando fino al 13 febbraio 2004, dovrà analizzare tutte le richieste di risarcimento morale e materiale che le giungeranno da cittadini che lamentano violazioni dei diritti umani subite da organi dello Stato.
 
Le denuncie sono state raccolte, dal gennaio del 2000, dall’Organismo di Arbitrato Indipendente, a cui collaboravano tutte le organizzazioni marocchine che si battono per il rispetto dei diritti umani.
I casi più frequenti sono le detenzioni arbitrarie e le sparizioni di oppositori politici.
L’organismo d’indagine avrà anche il compito di formulare proposte e raccomandazioni per la reintegrazione sociale, la riabilitazione e il supporto psicologico di cui potrebbero necessitare le eventuali vittime accertate di abusi da parte dello Stato.
 
“Questo è un passo storico per il Marocco. Saranno individuate le responsabilità personali degli abusi e si farà in modo che non si verifichino mai più in futuro. La società marocchina potrebbe essere finalmente immunizzata dal male delle violazioni dei diritti umani”.
Questo il commento di Omar Azziman, presidente del Consiglio Consultivo per i Diritti dell’Uomo (Ccdh), rilasciato all’emittente televisiva marocchina Tvm.
 
Il Consiglio si batte da sempre per la tutela dei diritti umani e ha fatto parte dell’Organismo di Arbitrato da cui nasce la Commissione.
Il re ha approvato la Commissione nel novembre del 2003, quando ha inaugurato la sessione autunnale dei lavori parlamentari. Nella stessa occasione, il monarca ha ufficialmente annunciato la riforma del Mudawwana, diritto di famiglia marocchino che sarà votato dal Parlamento in questi giorni.
 
“Come può avanzare una società quando le donne, che rappresentano la metà della popolazione, vedono limitati i loro diritti, sono esposte all’ingiustizia, alla violenza e all’emarginazione, senza considerazione della dignità e della giustizia che conferisce loro la nostra santa religione?”
Questo interrogativo di Moahmmed VI è ancora più importante, visto che in Marocco il re è “comandante dei credenti”, cioè contemporaneamente leader religioso e politico.
 
“Dall’inizio del suo regno, Moahmmed VI, si è distinto per l’interesse verso il mondo femminile. Ha mostrato coraggio. Il Marocco potrebbe diventare un modello per il mondo islamico”.
A parlare è Aicha Belqaid, docente universitaria di diritto ed esponente del Ccdh.
La giurista è presidentessa del French Renè Cassin International Institute of Human Rights e, in un’intervista al magazine francese Le Figaro Madame, ha sottolineato come questa riforma siauna rivoluzione sociale”.
 
I diritti di famiglia dei Paesi islamici sono ambigui: da un lato sono influenzati dalla legislazione positiva che introduce cambiamenti nel senso dell’uguaglianza tra i sessi, ma dall’altro lato derivano dal diritto religioso islamico che ribadisce la disuguaglianza tra uomo e donna.
La modifica del vecchio codice di famiglia, che risaliva al 1957, introdurrà il concetto di base che la famiglia dipende da “entrambi gli sposi” e non più solamente dal marito.
 
Inoltre rende la poligamia più equilibrata per la moglie, che sarà garantita economicamente, e rende meno arbitrario l’istituto del ripudio. Una donna non avrà più bisogno del consenso del padre o del fratello per sposarsi e l’età minima per il matrimonio sarà elevata a 18 anni.
Il Marocco sembra voler rafforzare sempre più il suo legame con l’Occidente.
 
Questo processo, in atto dalla salita al trono di Moahmmed VI, ha subito una notevole accelerazione dopo il drammatico attentato di Casablanca del 16 maggio 2003. I morti furono 45, compresi i 13 kamikaze, in tre attacchi diversi nello stesso giorno.
Probabilmente punito per il suo “collaborazionismo” con l’Occidente, il Marocco ha sempre tentato la via del dialogo con l’Islam più estremista, cercando di mantenere le formazioni fondamentaliste nell’arco costituzionale per evitare la deriva terroristica della vicina Algeria, ma la repressione è stata durissima.
La monarchia ha capito che il terrorismo si nutre del disagio sociale ed economico dei quartieri poveri delle grandi città e il governo ha cominciato una politica di riforma dell’economia.
Il turismo è troppo importante. Il Marocco deve garantire sicurezza alle migliaia di visitatori che ogni anno riempiono le casse dello Stato.
 
Moahmmed VI ha scelto l’Occidente per sconfiggere il terrorismo. In questa direzione va l’accordo commerciale stretto nell’aprile del 2002 con gli Usa e tutti i trattati commerciali con l’Unione Europea che mirano addirittura a un’adesione del Marocco al marcato comune.
Gli Stati Uniti hanno tutto l’interesse a coltivare buoni rapporti con un Paese islamico e l’Europa ha interesse a rallentare i flussi di migrazione clandestina che creano tensione politica.
Questo avvicinamento necessita però di una serie di riforme nell’ambito della tutela dei diritti umani da cui, soprattutto i Paesi europei, non possono prescindere.
 
Quindi, diritti delle donne e punizione degli abusi di Stato, ma anche e soprattutto, libere elezioni, come sono state considerate quelle del settembre del 2002 da molti osservatori internazionali.
Resta da risolvere il trentennale conflitto con il popolo Saharawi, ma la nomina di James Baker, uomo di fiducia della famiglia Bush, quale mediatore Onu per il conflitto, sembra un segnale d’attenzione della politica internazionale verso la questione.
Il rispetto dei  diritti umani è il miglior passaporto per il Marocco “occidentale” del futuro e il re Moahmmed VI sembra aver fatto la sua scelta. Il Paese vuole diventare un esempio riuscito di Paese islamico democratico e sviluppato, senza traumatiche cesure con la sua tradizione.

Christian Elia

Articoli correlati: Conflitto in quest'area: La scheda paese: Gli argomenti più discussi: Le parole chiave più ricorrenti:
creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità