14/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



In missione in Venezuela, 45 medici cubani fuggono dall'isola caraibica, ma al momento nessuno li vuole
scritto per noi da
Rocco Vazzana
 
medici cubaniQuarantacinque cittadini cubani, tra medici e personale sanitario, approfittando di un permesso di lavoro in Venezuela, sono fuggiti da Cuba chiedendo lo status di rifugiati politici al governo colombiano.

La fuga. Trentotto medici e sette operatori del settore sanitario e sportivo, in Venezuela grazie a un permesso fornito dal governo cubano per prestatre servizio nelle missioni “Barrio Adentro” (programma che richiede le prestazioni di dentisti), “Barrio Adentro Deportivo” (allenatori e fisioterapisti) e “Milagro” (oculisti), sono fuggiti in Colombia chiedendo di essere considerati rifugiati politici. I medici, che lavoravano nelle zone rurali del Venezuela, in virtù di un accordo economico tra l’Avana e Caracas, hanno raggiunto la Colombia via terra o a bordo di aeroplani, provvisti di regolare passaporto. Il loro reale obiettivo è quello di poter ottenere asilo politico negli Stati Uniti, dove già è presente una forte comunità di esuli anticastristi.
 
Fidel Castro insieme al fratello RaulBrutte notizie. Al momento però, il governo di Washington ha negato l’assenso all’ingresso dei quarantacinque cubani nel suo territorio, sostenendo che prima di concedere asilo politico sia necessario seguire un iter burocratico molto lungo. Dal canto loro, le autorità di Bogotà, che ancora stanno valutando il caso, dicono che i medici fuggiti dal Venezuela potranno rimanere in Colombia per un periodo di sei mesi, visto che sono in possesso di documenti di identità validi. L’ambasciata cubana sembra essere stupita dalla notizia. “Nessuno di loro ha contattato la nostra ambasciata, né sappiamo nulla sulla questione”, ha riferito una fonte cubana presente nel paese. Anche un funzionario dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati Politici in Colombia (Acnur) dice di non essere a conoscenza delle notizie diramate dalla stampa locale sul conto dei cittadini cubani, e in ogni caso, esclude l’ipotesi che la sua delegazione possa occuparsi di casi in esame.
A quanto pare, sulla questione, le diverse autorità competenti non hanno intenzione di esporsi troppo. I fuggitivi erano certi di poter contare sull’appoggio statunitense. In agosto, infatti, all’indomani del passaggio di consegne da Fidel a Raul Castro, l’amministrazione Bush aveva approvato un piano per facilitare l’ingresso negli Stati Uniti a tutti i medici cubani che fuggivano dall’isola caraibica.
 
george bushL'indignazione. Gli esuli dissidenti presenti in Florida, che avevano accolto con entusiasmo il provvedimento del governo nordamericano, adesso si sentono beffati. Julio Cesar Alfonso, presidente dell’organizzazione cubana “Solidarietà senza frontiere”, con sede a Miami, assicura un sostegno economico e legale a favore del personale medico in fuga, ma denuncia la decisione statunitense di prender tempo sulla questione. “La legge approvata in agosto”, ha detto Alfonso, “per me è una legge fittizia. Non esistono giustificazioni per questo ritardo, le richieste d’asilo dovranno trovare risposta entro tre mesi. Queste persone vivono in un limbo migratorio, non hanno la possibilità di condurre una vita normale, non possono neanche lavorare senza il permesso del governo colombiano. E’ una situazione molto precaria”.
In attesa di conoscere il loro destino, i cubani che hanno abbandonato le missioni mediche venezuelane nella speranza di raggiungengere i loro connazionali a Miami, si arrangiano con gli aiuti economici provenienti da amici e familiari. Non sembra che in tempi brevi sia possibile risolvere la loro situazione. Se tutto rimanesse invariato, il governo colombiano potrebbe anche decidere di rimpatriarli a Cuba.
Parole chiave: cuba, medici, venezuela, rocco vazzana,
Categoria: Profughi
Luogo: Cuba
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