12/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Dopo 31 anni, la figlia di un desaparecido viene a sapere quel che è successo al padre
Augusto PinochetFinalmente ha saputo cos’è successo a suo padre, desaparecido 31 anni fa nelle fauci della dittatura. È la vicepresidente del Gruppo familiari dei detenuti scomparsi, Viviana Diaz, 56 anni, che cerca suo padre dal 1976, da quando gli agenti della Dina (la polizia segreta di Augusto Pinochet, capo di stato cileno salito al potere in seguito al golpe dell’11 settembre 1973) lo rintracciarono e arrestarono. Victor Diaz era uno dei dirigenti del Partito Comunista cileno, e visse in clandestinità per tre anni. Poi la prigione e la desaparicion.   A far cadere il muro di mistero sulla sua fine è stato un tenente dell’Esercito, responsabile di una serie sterminata di fucilazioni di contadini nel Paine, nei dintorni di Santiago. E non si è limitato a raccontare le ultime ore di Diaz, ma ha anche indicato il luogo dove tutti quei corpi sono stati sepolti.
 
Manifestazione in favore di LopezMeglio tardi che mai. A rendere possibile la violazione della Legge del Silenzio è stata la morte di Pinochet, nel dicembre scorso. Il patto sottaciuto che legava i colpevoli di omicidi e sparizioni è caduto con lui. E la speranza dei familiari dei desaparecidos è che sia solo il primo di una lunga serie di ammissioni e confessioni. 
“Ho sempre detto che volevamo sapere la verità, benché dolorosa”, ha commentato la figlia del leader comunista, ma quando l’ha saputa ha provato “una pena profonda… e ho pianto, a lungo. Ho cercato di immaginare quanto sia stato terribile per mio padre stare otto mesi alla mercé dei suoi aguzzini e ho pensato a mia madre che è morta senza sapere”.
 
Attenzione internazionale. Intanto il reato di desaparacion ha fatto il suo ingresso nella legislazione internazionale. A Parigi, infatti, è stata siglata una Convenzione da 59 paesi che si impegnano a inserirla fra i reati più gravi contro l’umanità e ha promuoverla anche in quegli Stati per adesso rimasti fuori dall’iniziativa. Primo fra tutti gli Stati Uniti. Dal 1981 ad oggi, nel mondo, sono stati denunciati 51mila casi di sparizione forzata, 41 mila dei quali mai risolti. Si tratta di un reato infatti che ha una percentuale di impunità altissima.
 
Madri di plaza de mayoNon solo dittatura. A spingere affinché la comunità internazionale intervenisse sono state principalmente le associazioni argentine Madri e Nonne di Piazza di Maggio. L’Argentina è, infatti, uno dei paesi più colpiti da questo tipo di crimine. Durante gli anni della dittatura militare, sono oltre trentamila le persone prese e sparite per mano dello Stato. L’ultimo desaparecido, però, risale a pochi mesi fa, in piena era democratica. Si tratta di Julio Lopez, un testimone chiave di un processo contro uno degli aguzzini della dittatura, sparito dopo aver deposto in aula, incastrando i colpevoli. Quello che si augurano i suoi promotori è che questa Convenzione venga presto trasformata in legge. Un segno importante che i tempi sono cambiati e che il silenzio non è più complice. “La Convenzione – ha dichiarato il presidente francese Jacques Chirac – esprime la volontà degli Stati di porre fine a una pratica spregevole, spalleggiata da bugie e oblio”.  
“Sto vivendo un sogno – ha commentato Marta Vazquez, madre di Plaza de Mayo – abbiamo lottato per molti anni e ancora il nostro lavoro non è terminato. Dobbiamo continuare affinché i nostri paesi ratifichino la Convenzione. Ma andiamo avanti, verso il rispetto della vita umana, verso la giustizia”.
 

Stella Spinelli

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