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Finalmente ha saputo cos’è successo a suo padre, desaparecido
31 anni fa nelle fauci della dittatura. È la vicepresidente del Gruppo
familiari dei detenuti scomparsi, Viviana Diaz, 56 anni, che cerca suo padre
dal 1976, da quando gli agenti della Dina (la polizia segreta di Augusto
Pinochet, capo di stato cileno salito al potere in seguito al golpe dell’11
settembre 1973) lo rintracciarono e arrestarono. Victor Diaz era uno dei
dirigenti del Partito Comunista cileno, e visse in clandestinità per tre anni.
Poi la prigione e la desaparicion.
Meglio tardi che mai. A rendere possibile la violazione della Legge del Silenzio è
stata la morte di Pinochet, nel dicembre scorso. Il patto sottaciuto che legava
i colpevoli di omicidi e sparizioni è caduto con lui. E la speranza dei
familiari dei desaparecidos è che sia solo il primo di una lunga serie
di ammissioni e confessioni.
Non solo dittatura. A spingere affinché la comunità internazionale intervenisse
sono state principalmente le associazioni argentine Madri e Nonne di Piazza di
Maggio. L’Argentina è, infatti, uno dei paesi più colpiti da questo tipo di
crimine. Durante gli anni della dittatura militare, sono oltre trentamila le
persone prese e sparite per mano dello Stato. L’ultimo desaparecido, però,
risale a pochi mesi fa, in piena era democratica. Si tratta di Julio Lopez, un
testimone chiave di un processo contro uno degli aguzzini della dittatura,
sparito dopo aver deposto in aula, incastrando i colpevoli.
Stella Spinelli