08/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Arrestato dagli Usa il vice-ministro della Sanità, fedelissimo dell'ayatollah sciita
Il nuovo piano per la sicurezza voluto dal premier iracheno al-Maliki e dagli Stati Uniti, che ha l’ambizioso obiettivo di ‘riconquistare Baghdad’, non si sa ancora se darà i suoi frutti, ma sicuramente punta in alto. Fin nei gangli stessi nel nuovo potere in Iraq, visto che ieri è stato arrestato Hakem al Zameli, vice-ministro della Sanità e membro del movimento legato al leader religioso sciita Moqtada al Sadr.
 
una milizia sciita in iraqPugno di ferro. Lo ha comunicato il comando militare Usa in Iraq, dando alla notizia il maggior rilievo possibile, proprio per sottolineare che qualcosa si muove. “L’alto funzionario è sospettato di essere una figura centrale in presunti atti di corruzione e nell'infiltrazione nel ministero della Sanità dell'illegale Esercito del Mahdi', è implicato nella morte di numerosi funzionari del ministero della Sanità e ha apertamente intimidito funzionari del ministero che erano in disaccordo o che avevano riserve sulle sue azioni”. Questo il testo del comando statunitense che, come ha cominciato a fare da un po’ di tempo a questa parte, vuole colpire duro tra quegli sciiti che, pur alleati, a Washington  sono ritenuti responsabili della mattanza degli ‘squadroni della morte’. E quando si parla di sciiti che uccidono sunniti, tutti gli occhi sono puntati su Moqtada al-Sadr e i suoi fedelissimi, riuniti sotto le insegne dell’esercito del Mahdi. Il fatto che gli Usa abbiano deciso di giocare duro contro Moqtada, oltre all’arresto del suo portavoce e di un paio di stretti collaboratori nei giorni scorsi, è testimoniato anche da una conferenza stampa  tenuta dopo l’arresto, nella quale il ministro della Sanità si è detto indignato dell’arresto del suo vice, operazione della quale era all’oscuro anche lo stesso premier Nuri al-Maliki.
 
moqtada al-sadrSempre più pressioni. Una decisione unilaterale, quindi, che potrebbe essere stata motivata da due elementi principali. Da un lato l’opinione pubblica statunitense regge sempre meno le bugie di guerra dell’amministrazione Bush e, rispetto all’incremento del contingente Usa in Iraq, nessuno e più disposto a firmare cambiali in bianco al presidente, sia tra i suoi alleati repubblicani che tra l’opposizione democratica. In particolare, negli Usa ci si chiede se al-Maliki sia necessariamente l’uomo giusto per risolvere la strage quotidiana che rende ingestibile il Paese. Il secondo elemento è quello che, solo nell’ultima settimana, sono stati abbattuti 6 elicotteri Usa da combattimento. Un dato allarmante per i militari Usa, al quale va affiancata la cifra di 3100 militari morti dall’invasione del 2003. Un bilancio disastroso, che il New York Times ha prontamente sottolineato, ritenendo che la guerriglia irachena abbia cambiato strategia e, secondo alcuni, avrebbe ottenuto l’equipaggiamento adatto ad abbattere gli elicotteri Usa. Sempre peggio, insomma, e allora è giunto il momento di stringere il cappio attorno a tutti coloro che, per se stessi o per l’Iran, sono intenzionati a destabilizzare l’Iraq. Con buona pace di al-Maliki e dell’indipendenza del suo governo.

Christian Elia

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