La municipalità sgombera con la forza decine di senzatetto dal parco cittadino. In nome di un evento sportivo
Scritto per noi da
Fabio Ghelli
Nojukusha. I joggers che sfidano il freddo per una breve corsa mattutina nel circuito del
Nagai Koen di Osaka hanno rallentato il passo lunedì mattina, per osservare da
vicino le troupes di cronisti che si affollavano intorno ad un crocchio di tende
annidato in un angolo del parco. Telecamere, pedane mobili e giraffe creavano
uno stridente contrasto con gli alloggi di tela cerata, gli striscioni e il palco
improvvisato cui facevano ala un centinaio di persone, tra giovani e meno giovani,
membri di vari "shakai undou" (movimenti sociali) sensibili al problema dei senzatetto.
In quell'angolo di Nagai Koen (un ampio parco nella zona Sud della città, ad un
passo dal fantascientifico Osaka Dome) risiedevano circa 24 "clochards", barboni,
o - come dicono qui - "nojukusha" (senza fissa dimora); da novembre del 2006,
tuttavia, gli abitanti della piccola tendopoli si sono progressivamente "trasferiti"
in altri angoli della città. L'amministrazione cittadina ha infatti deciso di
dare una "ripulita" al parco in vista d'una kermesse sportiva prevista per il
mese di giugno; pur non rientrando nelle aree destinate alle nuove infrastrutture,
il terreno della tendopoli è stato definito "incompatibile" con il progetto dell'iniziativa.
Comincia lo sfratto. Alla fine di novembre è dunque giunta la notifica di sgombero con cui venivano
dati ai nojukusha due mesi di tempo per ultimare i preparativi necessari. Molti
di loro, pur di non incorrere in uno spiacevole confronto con la polizia, hanno
deciso di abbandonare l'area; alcuni hanno trovato riparo in uno dei fatiscenti
e sovraffollati ospizi allestiti dalla città, altri si sono uniti ad una delle
molte comunità che costituiscono il tessuto micro-sociale dei senzatetto. Sei,
i più anziani, non se la sono sentita di trasferire altrove i loro averi e hanno
deciso di restare. Poco a poco intorno alle tende è sorto un movimento di volontari
che ha mobilitato l'opinione pubblica intorno al problema. Allo scadere dell'ultimatum,
il movimento nato in questi mesi ha deciso di tentare la carta del presidio permanente.
Come già avvenuto in altre occasioni, l'amministrazione ha affidato l'incarico
dello sgombero ad un gruppo di operai comunali organizzati come una piccola squadra
di pronto intervento: auricolari e telecamere alla mano, l'esercito di agenti-operai
ha marciato sul parco, cingendo l'intero perimetro dell'accampamento con inferriate.
Dorobo! Mentre il sole invernale iniziava a lampeggiare sulla cupola dell'Osaka Dome,
i "caschi bianchi" hanno iniziato il loro lavoro. Cronisti e giornalisti televisivi
assiepati su un lato del piccolo spiazzo filmavano le mosse del piccolo squadrone
in tenuta da lavoro, mentre i volontari, raccolti intorno ad palco improvvisato,
osservavano quattro giovani attori inscenare la sequenza dello sgombero. Gli slogan
cadevano a intervalli regolari, appena una rauca salva di voci provate dalle ore
di presidio. Gli agenti, immobili, studiavano la scena. Ad un cenno del caposquadra,
gli uomini con l'elmetto hanno cinto l'area delle tende, iniziando ad abbattere
le fragili strutture, un lavoro metodico, svolto senza particolare enfasi. Uno
dei sei "irriducibili" - un uomo di oltre settant'anni in una lacera giacca a
vento - si è lanciato verso la propria casupola gridando "dorobo" (ladri); un
agente lo ha bloccato e portato di peso fuori dalla cancellata. Alcuni volontari
hanno tentato di frapporsi, venendo immeditamanete intercettati dalle "squadre"
ed in breve rovesciati fuori dal perimetro.
Signori, si chiude. Ancora lo spettacolo degli attori fungeva da specchio a quello che accadeva intorno
al palco. Le tende si sono afflosciate una dopo l'altra, raccolte in un mucchio
e poi caricate su un camion che faceva la spola tra i due lati della cancellata,
mentre un altro anziano inquilino del parco piangeva, abbracciato ad un volontario.
Finito il lavoro di "ripulitura", la squadra si è disposta attorno alla catena
umana che cingeva il palco; gli attori, muti, sono scesi tra la folla. Dopo un'attesa
di qualche minuto è arrivata la carica. I volontari sono stati presi di peso:
giovani, anziani, studenti, persino un giornalista in giacca e cravatta che aveva
deciso di unirsi alla protesta. Trascinati per terra, spinti contro le inferriate,
colpiti e caricati di peso sulle spalle degli agenti: uno ad uno i volontari sono
stati spinti fuori dai cancelli, finendo immobili ad osservare la demolizione
del palco. Dentro, un solo barbone, dimenticato da tutti, raccoglieva da terra
alcuni dei suoi preziosi libri, scampati miracolosamente alla razzia.