11/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



La municipalità sgombera con la forza decine di senzatetto dal parco cittadino. In nome di un evento sportivo
Scritto per noi da
Fabio Ghelli
 
Cordone di poliziotti (foto di Fabio Ghelli)Nojukusha. I joggers che sfidano il freddo per una breve corsa mattutina nel circuito del Nagai Koen di Osaka hanno rallentato il passo lunedì mattina, per osservare da vicino le troupes di cronisti che si affollavano intorno ad un crocchio di tende annidato in un angolo del parco. Telecamere, pedane mobili e giraffe creavano uno stridente contrasto con gli alloggi di tela cerata, gli striscioni e il palco improvvisato cui facevano ala un centinaio di persone, tra giovani e meno giovani, membri di vari "shakai undou" (movimenti sociali) sensibili al problema dei senzatetto. In quell'angolo di Nagai Koen (un ampio parco nella zona Sud della città, ad un passo dal fantascientifico Osaka Dome) risiedevano circa 24 "clochards", barboni, o - come dicono qui - "nojukusha" (senza fissa dimora); da novembre del 2006, tuttavia, gli abitanti della piccola tendopoli si sono progressivamente "trasferiti" in altri angoli della città. L'amministrazione cittadina ha infatti deciso di dare una "ripulita" al parco in vista d'una kermesse sportiva prevista per il mese di giugno; pur non rientrando nelle aree destinate alle nuove infrastrutture, il terreno della tendopoli è stato definito "incompatibile" con il progetto dell'iniziativa.
 
Giornalisti e operai (foto di Fabio Ghelli)Comincia lo sfratto. Alla fine di novembre è dunque giunta la notifica di sgombero con cui venivano dati ai nojukusha due mesi di tempo per ultimare i preparativi necessari. Molti di loro, pur di non incorrere in uno spiacevole confronto con la polizia, hanno deciso di abbandonare l'area; alcuni hanno trovato riparo in uno dei fatiscenti e sovraffollati ospizi allestiti dalla città, altri si sono uniti ad una delle molte comunità che costituiscono il tessuto micro-sociale dei senzatetto. Sei, i più anziani, non se la sono sentita di trasferire altrove i loro averi e hanno deciso di restare. Poco a poco intorno alle tende è sorto un movimento di volontari che ha mobilitato l'opinione pubblica intorno al problema. Allo scadere dell'ultimatum, il movimento nato in questi mesi ha deciso di tentare la carta del presidio permanente. Come già avvenuto in altre occasioni, l'amministrazione ha affidato l'incarico dello sgombero ad un gruppo di operai comunali organizzati come una piccola squadra di pronto intervento: auricolari e telecamere alla mano, l'esercito di agenti-operai ha marciato sul parco, cingendo l'intero perimetro dell'accampamento con inferriate.
 
 
Via! (foto di Fabio Ghelli)Dorobo! Mentre il sole invernale iniziava a lampeggiare sulla cupola dell'Osaka Dome, i "caschi bianchi" hanno iniziato il loro lavoro. Cronisti e giornalisti televisivi assiepati su un lato del piccolo spiazzo filmavano le mosse del piccolo squadrone in tenuta da lavoro, mentre i volontari, raccolti intorno ad palco improvvisato, osservavano quattro giovani attori inscenare la sequenza dello sgombero. Gli slogan cadevano a intervalli regolari, appena una rauca salva di voci provate dalle ore di presidio. Gli agenti, immobili, studiavano la scena. Ad un cenno del caposquadra, gli uomini con l'elmetto hanno cinto l'area delle tende, iniziando ad abbattere le fragili strutture, un lavoro metodico, svolto senza particolare enfasi. Uno dei sei "irriducibili" - un uomo di oltre settant'anni in una lacera giacca a vento - si è lanciato verso la propria casupola gridando "dorobo" (ladri); un agente lo ha bloccato e portato di peso fuori dalla cancellata. Alcuni volontari hanno tentato di frapporsi, venendo immeditamanete intercettati dalle "squadre" ed in breve rovesciati fuori dal perimetro.
 
La resistenza (foto di Fabio Ghelli)Signori, si chiude. Ancora lo spettacolo degli attori fungeva da specchio a quello che accadeva intorno al palco. Le tende si sono afflosciate una dopo l'altra, raccolte in un mucchio e poi caricate su un camion che faceva la spola tra i due lati della cancellata, mentre un altro anziano inquilino del parco piangeva, abbracciato ad un volontario. Finito il lavoro di "ripulitura", la squadra si è disposta attorno alla catena umana che cingeva il palco; gli attori, muti, sono scesi tra la folla. Dopo un'attesa di qualche minuto è arrivata la carica. I volontari sono stati presi di peso: giovani, anziani, studenti, persino un giornalista in giacca e cravatta che aveva deciso di unirsi alla protesta. Trascinati per terra, spinti contro le inferriate, colpiti e caricati di peso sulle spalle degli agenti: uno ad uno i volontari sono stati spinti fuori dai cancelli, finendo immobili ad osservare la demolizione del palco. Dentro, un solo barbone, dimenticato da tutti, raccoglieva da terra alcuni dei suoi preziosi libri, scampati miracolosamente alla razzia.
Parole chiave: osaka, giappone, senzatetto, ghelli, sfratto
Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Giappone