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Test a confronto.
La ricerca è stata fatta a Kampala da un gruppo di ricercatori
statunitensi
della John Hopkins University. Sono stati presi in esame 78 pazienti
sieropositivi
e, per quanto il campione fosse piccolo, è stato considerato
rappresentativo della
popolazione infettata dal virus dell’Aids in Uganda. Sono stati anche valutati
nello studio 100 soggetti
negativi
per l’Hiv, con lo scopo di valutare i parametri di normalità dei test
neuropsicologici
nella popolazione ugandese, e ottenere così un confronto attendibile
con i risultati
riferiti al gruppo dei pazienti con Hiv. I ricercatori hanno
riscontrato quadri
di demenza di diversa gravità nel 31 percento dei pazienti
sieropositivi (24 su
78). Saranno necessari ulteriori studi; in ogni caso, vista la diffusione del
virus
dell’Aids nel continente africano, il numero
di pazienti con necessità di cure per tale condizione potrebbe essere
assai alto. Dice in proposito Ned Sacktor, neurologo della John Hopkins University,
a capo
della ricerca: “Se la percentuale vista nel nostro studio viene
trasferita a tutta
l’Africa Subsahariana, noi dovremmo avere oltre 8 milioni di persone in
questa
regione con demenza da Hiv”.
Poche possibilità di cura. I risultati ottenuti in questo seppur piccolo gruppo di pazienti sono concordi
con quanto si vedeva anche nel mondo ricco prima delle possibilità offerte dalla
terapia antioretrovirale. Quest’ultima può infatti bloccare il decadimento cerebrale
e anche far recuperare capacità perdute. Ma la situazione si presenta più difficile
in Paesi in cui i farmaci non sono garantiti per tutti i malati che ne hanno bisogno.
A tutto questo si aggiunge la mancanza di cure adeguate per malattie
mentali e quindi della possibilità di seguire al meglio questi malati. Il sito
Science and Development Network riporta come, in Uganda, l’unico ospedale psichiatrico sia il Butabika, a Kampala.
Questo nonostante, Hiv/Aids a parte, vi sia un notevole numero di persone con
necessità di cure, per esempio per abuso di sostanze, incluso l’alcol, secondo
quanto riferito da Fred Kigozi, direttore di questo ospedale. Infatti, strutture
più periferiche come il Gulu Mental Unit, nel Nord nel Paese, non sono preparate
per seguire questi pazienti: Thomas Pyok, psichiatra che vi lavora, racconta che
il Gulu Mental Unit si appoggia al Butabika di Kampala per avere i farmaci e non
è attrezzato per gestire un aumento del numero di pazienti.Valeria Confalonieri