03/07/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Il parere di tre giornalisti arabi che vivono in Italia
logo di al-jazeera“Al-Jazeera ha rappresentato una novità assoluta, una vera e propria rivoluzione per l’informazione nel mondo arabo. Dove aveva sempre predominato un’informazione assoggettata ai governi, questa televisione ha dato voce a tutti, senza censure, contribuendo in modo determinante alla nascita di un’opinione pubblica nei Paesi arabi”.
 
Rula Jebreal, giornalista palestinese, volto del telegiornale di La7 e collaboratrice del Messaggero, sottolinea il ruolo di rottura con la tradizione dell’informazione tradizionale del mando arabo. La sua convinzione trova d’accordo anche i suoi colleghi, come Chawki Senauci, giornalista algerino di Radio Popolare di Milano, che sottolinea come “il messaggio di al-Jazeera è tutto nello spot pubblicitario: l’opinione e l’altra opinione. Noi arabi abbiamo conosciuto le opposizioni politiche dei nostri Paesi grazie a questa televisione e penso a quella saudita a Londra, solo per fare un esempio. Tutti i problemi che ha nascono proprio da questo. L’eredità lasciata dalla BBC è fondamentale, solo che prima alle spalle dell’emittente c’era un Paese potente come la Gran Bretagna, oggi c’è solo un piccolo emirato come il Qatar e questo comporta chiusura delle sedi, arresti di giornalisti e quant’altro. Questo è il suo limite”.
 
Anche per Farid Adly, giornalista libico e direttore dell’agenzia stampa ANBAMED, il segreto di al-Jazeera sta nel suo legame con l’emittente di Stato inglese. “L’equipe giornalistica ha ricevuto una formazione avanzata, di stampo anglosassone, abituata a sfidare il potere anche in casa propria”, spiega Adly, “l’informazione nel mondo arabo è soffocata: i giornali sono di proprietà dello Stato o dei partiti di governo. Gli altri non vengono letti da nessuno, quando non vengono chiusi o resi impotenti con il taglio dei mezzi finanziari. Identico discorso per la televisione. Non esiste l’antenna libera nel mondo arabo, eccezion fatta per il Libano, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti. Al-Jazeera è stato il primo organo d’informazione dell’area a introdurre il concetto delle due opinioni, elemento indispensabile per un giornalismo critico, moderno”.
 
Anche la televisione di Doha appartiene però all’emiro Hamad bin Khalifa al-Thani, sovrano del Qatar, ma questo non sembra influire sulle sue scelte. “La proprietà è dell’emiro, ma la televisione è controllata da una società editoriale indipendente”, spiega Adly, “la sua indipendenza è comprovata dalle pressioni che l’emiro stesso ha ricevuto da Colin Powell, segretario di Stato statunitense in occasione del suo viaggio a Washington. L’amministrazione Bush chiedeva un’informazione meno anti-americana e contava sugli ottimi rapporti che legano Qatar e Usa. Basti pensare che il comando alleato nel Golfo Persico ha sede a Doha. La linea editoriale di al-Jazeera, fino ad ora, non è cambiata di una virgola”.
 
Una televisione dunque che piace alla gente, ma non ai governi, occidentali e arabi. “Sanno bene a quale pubblico si rivolgono e uniformano il loro stile alle esigenze dei suoi spettatori”, dice la Jebreal, “in questo momento storico è innegabile che il mondo arabo  sia attraversato da sentimenti anti-occidentali e loro lo dicono. Spesso utilizzano toni accesi, con un linguaggio popolare, diretto e accessibile a tutti. Non censurano niente però e danno spazio tanto a Moqtada al-Sadr quanto al generale statunitense Kimmit, portavoce delle forze armate Usa in Iraq”.
 
Quindi un’informazione completa, ma non priva di anima.
“L’abitudine a dare voce a tutti non significa non avere una propria ben distinta linea editoriale”, aggiunge Senauci, “ma al-Jazeera ha il grande merito di non presentarsi come una voce obiettiva e questo le è valso il rispetto degli spettatori…un po’ come Le Monde diplomatique: tutti sanno come la pensano i suoi redattori, ma lascia che siano i fatti, riportati fedelmente, a fare opinione”.
 
Una ventata di novità quindi, come al-Arabya, la televisione satellitare in lingua araba degli Emirati Arabi Uniti che ha cercato di ripercorrere le tracce della sorella maggiore qatariota, anche se “ha uno stile diverso. Al-Arabya è molto più moderata”, spiega Rula Jebreal, “al-Jazeera invece usa un linguaggio di rottura, più aggressivo, anche nel montaggio delle immagini che sono sempre veloci, travolgenti. Inoltre al-Jazeera cura molto di più gli approfondimenti”.
 
La televisione di Doha sembra infatti specializzata nel rompere gli schemi. Oltre alla totale indipendenza dal potere politico e all’immunità dalla censura, al-Jazeera si distingue anche per la capacità critica di rimettere in discussione luoghi comuni della tradizione araba.
“Un esempio di rottura degli schemi è la trasmissione ‘Testimone di un’era’”, dice Senauci, “dove persone che gli avvenimenti storici li hanno vissuti in prima persona, danno una lettura degli eventi assolutamente fuori dagli schemi tradizionali. Allora può capitare che un algerino come me scopra che, molti personaggi della guerra di liberazione, a cui sono dedicate importanti piazze, fossero in realtà dei collaborazionisti francesi”.
 
Il vero e proprio segno distintivo dello stile di al-Jazeera è però il suo essere costantemente in prima linea. “Ricordo una trasmissione eccezionale, una diretta da Najaf, in Iraq”, racconta Rula Jebreal, “mentre in studio c’era un’intervista al generale statunitense Sanchez che sosteneva che nella città santa per gli sciiti era in atto una tregua, da un edifico a Najaf, il giornalista di al.-Jazeera, mostrava le bombe che cadevano sulle case”.
 
Tutto questo senza perdere di vista il suo merito principale: l’ottimo lavoro giornalistico.
“E’prima di tutto un’eccellente strumento di lavoro”, sottolinea Senauci, “penso ad esempio alla redazione economica che da una visione degli avvenimenti finanziari assolutamente originale”.

Parere positivo condiviso anche da Rula Jebreal, che sottolinea come apprezzi molto il loro lavoro, perché “danno tutte le notizie in una zona del mondo dove la libertà di stampa è ancora un miraggio”.

Christian Elia

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