10/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Cade Hussein Radjabu, il guru della politica burundese
L’incubo è finito. Il Burundi, precipitato nell’ultimo anno in una crisi politica che l’ha portato sull’orlo del colpo di stato, è teatro di una vera resa dei conti: Hussein Radjabu, leader del  Conseil national pour la défense de la démocratie - Forces de défense de la démocratie, l’ex-gruppo ribelle Hutu trasformatosi in partito politico con la fine della guerra civile, è stato rimosso dalla guida del partito. Considerato il vero burattinaio della vita politica del Paese, Radjabu è accusato di tutte le piaghe che hanno colpito il Burundi: dal processo contro l’ex-presidente Domitien Ndayizeye all’incarcerazione dei giornalisti, passando per gli scandali di corruzione.
 
Hussein RadjabuResa dei conti. Il congresso straordinario del Cndd-Fdd, apertosi mercoledì nella provincia settentrionale di Ngozi, segna l’inizio di una nuova era per il partito: all’ordine del giorno la modifica dello statuto e la sostituzione del presidente, voluta dallo stesso capo di stato, Pierre Nkurunziza, per troppo tempo rimasto succube delle decisioni di Radjabu. “Nkurunziza è stato letteralmente spogliato del potere presidenziale – conferma a PeaceReporter il giornalista Jean Claude Kavumbagu – mentre Radjabu è apparso in tutti gli scandali recenti, a cominciare dallo storno dei fondi pubblici guadagnati dalla vendita di un aereo presidenziale nel 2006 e di quelli destinati alla costruzione di un’autostrada nel sud. Il capo del partito è anche accusato di aver ucciso 32 membri del Cndd-Fdd che non condividevano la sua linea politica”. Radjabu sarebbe anche responsabile della svolta anti-democratica dell’ultimo anno, che ha portato all’incarcerazione - o alla fuga all’estero - di molti giornalisti ed è culminata con il processo per tentato golpe contro l’ex-presidente Domitien Ndayizeye, assolto lo scorso mese. A pagare le conseguenze della politica di Radjabu è stata anche la vice-presidente del Burundi, Marina Barampama, sua convinta sostenitrice.
 
Strategie. Sarebbero proprio questi ultimi “errori” ad aver sancito la caduta in disgrazia di Radjabu, che però non si arrende: dopo aver dichiarato illegittimo il congresso, il presidente ha deciso di non parteciparvi e promette battaglia per il futuro. La scorsa settimana, i ritrovamenti di un deposito di armi in una casa privata e di un ingente quantitativo di dinamite in un battello proveniente dalla Tanzania hanno fatto scattare l’allarme tra le autorità. “Anche se la polizia sta proseguendo le indagini, sembra che Radjabu sia dietro anche a questa vicenda – rivela a PeaceReporter il giornalista Emmanuel Nsamibana – visto che mirava a ritardare il congresso fino al 24 febbraio per guadagnare tempo e portare dalla sua parte i membri più influenti del partito. Le armi potevano servire a destabilizzare il Paese e a far saltare il congresso”.
 
Il presidente Pierre NkurunzizaFuturo. Ora che il guru della politica burundese è stato scalzato, la popolazione si augura un deciso cambio di rotta. “Tra arresti e omicidi, l’ultimo è stato un anno nero per la democrazia – conferma Nsambimana – il presidente Nkurunziza è sempre stato succube di Radjabu, autoimpostosi come l’ideologo del partito anche per la sua lunga militanza nel Cndd-Fdd durante la guerra civile (scoppiata nel 1993 e che ha fatto 300 mila morti, ndr). Certo, anche Nkurunziza ha le sue responsabilità nella crisi. Ma tutti qui in Burundi sanno che le fila della politica le ha sempre tenute Radjabu”, poco amato anche per essere uno dei pochi musulmani in un Paese al 90 percento cattolico. Da oggi, il Burundi può voltare pagina e assumersi in toto le sue responsabilità. Senza guru ed eventuali capri espiatori che tengano. 

Matteo Fagotto

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