La Dichiarazione di Cochabamba sancisce un ulteriore passo verso l'integrazione della regione
scritto da
Noam Chomsky*
Il mese scorso
una coincidenza di vita e morte ha segnato un momento di passaggio per l’America
Latina – e, in realtà, per il mondo intero.
L’ex dittatore cileno Augusto Pinochet è morto proprio mentre
i capi di Stato sudamericani stavano concludendo un summit di due giorni a
Cochabamba, in Bolivia, organizzato dal presidente Evo Morales. I temi trattati
nel corso dell’incontro hanno rappresentato la perfetta antitesi di
Pinochet e del suo regime.
La vita. Nella Dichiarazione di Cochabamba, Morales e i rappresentanti di altri dodici
paesi hanno espresso l’intenzione di costituire una comunità
continentale sul modello dell’Unione Europea.
Cinquecento anni dopo le conquiste europee, la Dichiarazione sancisce un ulteriore
passo verso l’integrazione della regione sudamericana che, dal Venezuela
all’Argentina, potrebbe mostrare al mondo come sia possibile un futuro
libero dagli strascichi del terrore.
L'orto di casa. Gli Stati Uniti hanno esercitato a lungo il loro dominio sulla regione principalmente
in due modi: violenza e pressione economica. In linea generale, gli affari
internazionali vanno di pari passo con la mafia: il padrino non lascia passare
uno sgarro, neanche quello del piccolo commerciante.
I precedenti tentativi di conquistare l’indipendenza sono falliti anche
per mancanza di cooperazione regionale. Senza quest’ultima, ogni iniziativa
in merito può essere sistematicamente repressa (l’America Centrale,
purtroppo, deve ancora scrollarsi di dosso paura e distruzione, un’eredità
di decenni di terrore che durante gli anni ottanta Washington ha sostenuto).
Il nemico storico degli Stati Uniti è il nazionalismo indipendente,
soprattutto nella sua forma di “esempio contagioso”, per citare
le parole di Henry Kissinger in relazione al socialismo democratico cileno.
Il golpe. L’11 settembre 1973 i militari di Pinochet presero d’assalto
il palazzo presidenziale cileno, dove il presidente Salvador Allende –
democraticamente eletto – morì, a quanto sembra di propria mano,
per non cedere all’assalto che distrusse la più antica e virtuosa
democrazia latino-americana e che stabilì un regime di torture e repressioni.
Secondo le stime ufficiali, le vittime del colpo di Stato cileno sarebbero
3200; oggi si sa che sono il doppio. Un altro studio ufficiale, trent’anni
dopo il golpe, ha recuperato le prove di 30.000 casi di tortura avvenuti durante
il regime di Pinochet. Fra i leader di Cochabamba ha figurato l’attuale
presidentessa cilena Michelle Bachelet, che, come Allende, è socialista
e scienziata, nonché ex esiliata e prigioniera politica; suo padre,
generale, morì in prigione dopo essere stato torturato.
Non solo Medio Oriente. A Cochabamba, Morales e il Presidente venezuelano Hugo Chávez hanno
festeggiato la costituzione di una nuova joint venture; si tratta della definizione
di un progetto per un gasdotto in Bolivia, che sancisce il rafforzamento del
ruolo della regione nella gestione dell’energia a livello mondiale.
II Venezuela è l’unico paese dell’America Latina membro
Opec, e di quest’ultima quello che ha maggiori riserve Medio Oriente
eslcuso. Chávez prevede in futuro una “Petroamerica”, un
sistema energetico integrato simile a quello cui la Cina sta cercando di dar
vita in Asia.
L'Ecuador. Il nuovo Presidente ecuadoriano Rafael Correa ha proposto un collegamento
per i commerci terra-acqua dalla foresta amazzonica fino alla costa sul Pacifico
dell’Ecuador, sulla falsariga del Canale di Panama. Tra le altre ambiziose
iniziative figura lo sviluppo della già consolidata Telesur,
il nuovo canale televisivo venezuelano, e altre azioni volte a controbilanciare
il monopolio mediatico occidentale.
Il Brasile. Il Presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, ha auspicato un’intesa
tra tutti i capi di Stato presenti nel tentativo di appianare le divergenze
storiche e, nonostante le difficoltà, compattare politicamente il continente.
L’integrazione, infatti, è il primo requisito per una vera indipendenza.
La storia coloniale – quella che ha visto come protagonisti Spagna,
Gran Bretagna, altre potenze europee e gli Stati Uniti – ha lasciato
in eredità, oltre ad alcune divisioni tra paese e paese, una profonda
lacerazione trasversale ai singoli Stati, quella fra la piccola élite
benestante e le masse povere.
Neocolonialismo. Negli ultimi anni la vigilanza economica sul continente è stata esercitata
dal Fondo Monetario Internazionale – organismo come noto in stretta
relazione con il Ministero del Tesoro americano –, oggi messo in discussione
da Argentina, Brasile e, più recentemente Bolivia, per le sue costrizioni.
A seguito dei nuovi sviluppi della regione latina, gli Stati Uniti sono stati
costretti a ridefinire la loro linea politica. La storia ricorda che alcuni
dei governi che oggi beneficiano del sostegno americano, ad esempio quello
brasiliano, in passato hanno rischiato di essere rovesciati – come successe
al Presidente brasiliano Joao Goulart nel colpo di Stato del 1964 sostenuto
dagli Usa.
Vade retro satana. A tal proposito, andrebbero contestualizzati alcuni eventi. Per esempio,
ricordare che quando in ottobre Lula è stato riconfermato, fra le sue
prime mosse c’è stata quella di recarsi a Caracas per sostenere
la campagna elettorale di Chávez. Oppure, il fatto che lo stesso Presidente
brasiliano, oltre ad aver già avviato un importante progetto in Venezuela,
un ponte sul fiume Orinoco, stia discutendo l’istituzione di ulteriori
joint ventures.
Gli sviluppi, in ogni caso, si succedono a ritmo incalzante. Ancora il mese
scorso, in occasione del meeting semestrale brasiliano, Mercosur, l’organizzazione
per il commercio sudamericana, ha rilanciato il dialogo sull’unità
dell’area. Ed è stato lo stesso Lula ad aprire i lavori della
Commissione Mercosur. Obiettivo? Lanciare un altro importante segnale verso
la liberazione dai demoni del passato.