La persecuzione contro gli omosessuali in Iraq è sempre più dura. Si mobilitano le associazioni all'estero
scritto per noi da
Cecilia Anesi
Saddam era un sanguinario dittatore, ma a differenza di quanto avviene nell’attuale
“democratico” Iraq, l’omosessualità era tollerata. Dalla sua deposizione e capitolazione,
le esecuzioni di gay, lesbiche e transessuali sono all’ordine del giorno.
Bersagli indifesi. Il numero di uccisioni di gay da parte di fanatici religiosi è in continua escalation,
segnando con un’ulteriore profonda piaga quella terra sofferente. E’ una vera
e propria “pulizia sessuale”, organizzata dagli squadroni della morte della polizia
irachena, che durante il giorno si veste da ufficiale e di notte da esecutore.
Una crociata morale per la purificazione che non è riservata solo ai gay, ma a
tutti gli “infedeli” che infettano la società con la loro ‘depravazione e perversione’.
Grazie a un’interpretazione gratuita ed estrema delle regole della Sharia, vengono
aggiunti alla lista dei colpevoli tutti coloro che commettono “crimini contro
l’Islam”. Tra questi, ascoltare musica occidentale, portare pantaloni corti o
jeans, bere alcolici, vendere film, lavorare come barbiere, la danzare, avere
un nome sunnita, commettere adulterio e, nel caso delle donne, anche non coprirsi
abbastanza o camminare non accompagnate da un uomo.
Alcune volte commessi da poliziotti-miliziani sciiti, altre da ecclesiastici
fanatici, questi omicidi sono segno di un livello di barbarie inaudito.
Questo governo e questa polizia corrotta non proteggono le giovani vittime del
traffico di film porno gay, che vengono ricattate con la pubblicazione di video
e foto nel caso in cui si rifiutino di collaborare. Purtroppo questo materiale,
se pubblicato, porterebbe all’esecuzione di queste vittime da parte delle milizie
sciiti.
La mobilitazione internazionale. L’organizzazione britannica per i diritti umani
Lgbt OutRage! sta lavorando con un gruppo associato sul territorio per salvare questi perseguitati,
seguendo un lavoro clandestino di attivisti gay a Baghdad, Najaf, Karbala, Hilla
and Bassora.
Lo scorso novembre in un distretto di Baghdad sono stati assassinati cinque ragazzi
gay che lavoravano per questo network della salvezza: Amjad 27 anni, Rafid 29
anni, Hassan 24 anni, Ayman 19 anni e Ali 21 anni.
A giugno scorso, due ragazze di trent’anni sono state mutilate e uccise nella
loro casa d’aiuto a Najaf insieme a un bambino che avevano salvato dal traffico
della pedofilia.
Il quattordicenne Ahmed Khalil era stato accusato di crimine di corruzione della
società a causa della sua omosessualità. In aprile del 2006 quattro poliziotti
che portavano le maschere di Badr lo hanno ripetutamente crivellato di colpi a
freddo. Wathiq, 29 anni, era un architetto omosessuale, rapito a Baghdad lo scorso
marzo. I suoi genitori hanno pagato la somma richiesta di 11mila dollari Usa alle
milizie del Badr, sperando di salvarlo. Invano, poiché pochi giorni dopo il corpo
mutilato e privo di testa di Wathiq e’ stato ritrovato.
Wissam Auda era un membro della squadra irachena olimpica di tennis. Il suo sogno
era quello di giocare a Wimbledon quest’anno. Era stato minacciato per la sua
omosessualità. Il 25 maggio 2006 gli hanno teso un agguato, lo hanno fatto uscire
dal veicolo su cui viaggiava per giustiziarlo senza pietà. Colpevole di cosa?
Portava pantaloni corti. E tutto questo sotto gli occhi di un posto di blocco
militare nazionale.
Uno studente d’arte di 23 anni, Karzan, ha una storia simile a quella dell’attore
Bashar, 34 anni. Entrambe le loro famiglie sono stata giustiziate perché non volevano
consegnare i figli alla giustizia.
E ancora, Nyaz, una dentista di Baghdad di 28 anni, è stata costretta a rinunciare
alla sua relazione con un’altra donna e a sposare un vecchio mullah amico di Moqtada
al-Sadr. Pena la vita di tutti i suoi famigliari. E’ questa la democrazia che
il Medio Oriente dovrebbe felicemente accettare?