Un quotidiano inglese denuncia: l'Ltte estorce soldi agli immigrati Tamil per finanziare la guerriglia
Scritto per noi da
Antonella Sinopoli
Tra le 1.000 e le 50.000 sterline. E’ questa la cifra che esponenti
delle Tigri Tamil in Inghilterra richiederebbero ai loro connazionali
anch’essi emigrati.
La denuncia. I soldi della “donazione” andrebbero a supportare
proprio le azioni del Liberation Tigers of Tamil Eelam (Ltte) che da
anni combattono il governo centrale di Colombo per l’indipendenza di
una parte del Paese. La notizia, ora al vaglio della polizia
britannica, è stata diffusa nei giorni scorsi dal quotidiano londinese
The Times. La voce che i soldi spediti dagli immigrati tamil alle
famiglie potessero servire anche a sovvenzionare le “tigri” era già
nota a molti. Ora dal contributo volontario si sarebbe passati
all’estorsione vera e propria, ma l’ipotesi che il gruppo stia agendo
come una sorta di organizzazione mafiosa viene respinta fortemente da
molti esponenti della comunità che ormai da tempo vive a Londra.
La reazione. “Come
membro della comunità tamil e conoscendo molte famiglie che ormai da
tempo vivono qui, posso sicuramente sostenere che queste notizie sono
false ed esempi di una campagna diffamatoria portata avanti nei
confronti del nostro popolo” scrive un lettore del quotidiano a difesa
della minoranza tamil. In Gran Bretagna i tamil, di religione hindu,
sono circa 150.000, concentrati soprattutto a Londra nord, e fino ad
ora non si erano lamentati particolari problemi di integrazione o
sicurezza. Ma alcuni di loro avrebbero confermato agli inquirenti di
aver subito intimidazioni da rappresentanti dell’Ltte, minacce di
ritorsione contro i parenti rimasti nello Sri Lanka seguite ai rifiuti
di versare denaro per la causa. “Sono deluso che il Times non riconosca
anche il perché ci sono 150.000 tamil che hanno lasciato il loro luogo
di nascita, in cerca di rifugio contro le repressioni in atto nel
Paese. Perché non si parla a sufficienza degli abusi del Governo
cingalese sui diritti umani e sui rapimenti e le sparizioni? Da tutto
questo i tamil, che oggi vivono in Inghilterra, sono scappati” scrive
ancora il lettore che si rifiuta di credere ad un tale imbarbarimento
delle regole di un conflitto a tratti dimenticato dalla comunità
internazionale. E poi, fanno notare ancora dall’interno della comunità,
sarebbe assai difficile per un immigrato - tamil o di altra nazionalità
- riuscire a mettere insieme una cifra così alta. “Solo questo dovrebbe
far capire che non può trattarsi una notizia vera” dice Dambulle che da
otto anni vive nella periferia della capitale britannica e gestisce una
bottega nel centro di Londra. Alla notizia ha dato grande risalto
l’esercito regolare dello Sri Lanka che l’ha anche riportata sul suo
sito web.
Una guerra sconosciuta. Dichiarazioni raccolte dal “Times” lasciano trapelare la paura delle
persone avvicinate dai rappresentanti tamil di rivolgersi alla polizia,
da cui non si sentirebbero sufficientemente protetti. Intanto il
presidente dello Sri Lanka, Mahinda Rajapaksa, pochi giorni fa si è
appellato alla comunità internazionale affinché convinca l’LTTE a
tornare al tavolo delle trattative e affinché supporti le azioni del
Governo nel trovare una soluzione politica al conflitto. Ma finora non
sembra che ci siano stati contatti. Il conflitto, la cui intensità era
calata solo per breve tempo dopo il cessate il fuoco firmato nel 2002,
è riesploso con forza nel 2006 e, da gennaio a oggi, si sono già
contate più di seicento vittime.