08/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Colombia, Farc contro Eln: centinaia di morti in pochi mesi
Guerra fra guerriglieri. Da dieci mesi, l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) e le Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) se le stanno dando di santa ragione. La loro tacita alleanza vecchia di 40 anni, mai sigillata ufficialmente nonostante la causa comune – rovesciare il potere costituito in nome di una nuova Colombia – sta franando.  
 
Militare colombiano, Foto di Matt ShonfeldVerso il baratro. La situazione è peggiorata lentamente. Iniziata con qualche sporadico omicidio nelle più sperdute regioni della selva colombiana, la lotta intestina è culminata con l’omicidio di Ramírez, il comandante dell’ottavo fronte Farc “José Gonzalo Sánchez”, morto in un’imboscata tesa da unità dell’Eln comandate da Oscar, nella frazione Barranquilla, tra Palomas e La Calera nel Cauca. Un vero e proprio affronto, avvenuto il primo dicembre, ma reso pubblico settimane dopo. Cosa sia successo fra i due schieramenti dei guerriglieri in mimetica che da anni si spalleggiano contro paramilitari ed esercito, pur mantenendo ben distinta la propria identità, non si sa. Quel che è indubbio è che gli omicidi crescono e i proclami di distensione, che inizialmente venivano lanciati sia da una parte che dall’altra, diminuiscono.  
 
Le Farc. In un comunicato emesso sette mesi fa, le Farc invitavano l’Eln a ritrovarsi in un “cammino di unità” nel nome “della lunga strada fin qui percorsa, fatta di confronto, di condivisione”. Denunciando le “irregolarità” riscontrate tra le fila dei ‘fratelli’ rivoluzionari, chiedevano spiegazioni sulle aggressioni che andavano subendo da settimane, cercando “risposte che aiutassero a ricostruire relazioni fraterne”. Riaffermando il “rispetto delle masse popolari”, richiamavano infine l’attenzione su alcuni comandanti dell’Eln nella regione di Arauca “che ci trattano da nemici”. Quindi concludevano: “Invitiamo i combattenti e i comandanti dell’Eln che sono a conoscenza della gravità di tali aggressioni, a utilizzare le loro armi in beneficio della rivoluzione e non contro i fratelli nella lotta”. Ma la situazione è solo peggiorata.  
 
Guerrigliero delle Farc, Colombia, Foto di Matt ShonfeldL’Eln. “Hanno una concezione egemonica che fa loro credere di essere gli unici legittimati alla lotta rivoluzionaria in Colombia”. È invece il pensiero che accomuna l’Eln, il quale precisa che sono le Farc ad aver assassinato in cinque mesi trecento fra combattenti e simpatizzanti dell’Eln, nelle zone di Arauca, Cauca e Nariño. A farne le spese la gente comune, che si trova un’ulteriore fonte di paura e violenza: non bastavano gli scontri a fuoco fra guerriglia ed esercito spalleggiato dai paras, ora anche fra guerriglieri si sparano. E la gente è costretta a scappare. Per questo negli ultimi mesi la Chiesa Cattolica si è impegnata seriamente a promuovere un accordo. 

Quattro attori. Ovunque stia la verità, il risultato non cambia: la situazione in quell’area è gravissima. Di certo c’è comunque che si tratta di un territorio ricco e strategico, anche per il controllo del narcotraffico, e quindi controllarlo è un’importante ipoteca sul futuro. Per questo a confondere le già fosche acque ci sono anche gli altri due attori, esercito e paramilitari, che puntano il dito sulla guerriglia per coprire ogni loro traffico. Il fatto che i guerriglieri si eliminino a vicenda, poi, fa il loro gioco. Quanto alla tanto sbandierata smilitarizzazione dei paramilitari, nonostante i 30 mila che ufficialmente hanno riposto le armi, gli squadroni continuano imperterriti a mietere vittime e a seminare violenza. Come e quanto prima. In ogni parte del paese dove c’è un guerrigliero a cui sparare, un traffico di droga da gestire e una risorsa mineraria da sfruttare.
 
Cocalero colombiano, Foto di Matt ShonfeldIl governo. Da Bogotá, intanto, il presidente Alvaro Uribe rilancia l’offensiva militare accantonando ogni trattativa per un eventuale scambio umanitario degli ostaggi in mano alle Farc: “Li libereremo con la forza”, ha promesso. Una dichiarazione che ha causato il panico fra i familiari, in particolare fra i parenti di quei 61 sequestrati politici che da tempo sono in bilico fra accordo sì, accordo no.  “Mi provoca moltissima angoscia” ha detto, riferendosi al discorso di Uribe, Yolanda Pulecio, madre di Ingrid Betancourt, la franco-colombiana candidata alla presidenza rapita dalle Farc il 23 febbraio 2002.
Il pensiero corre a quanto accadde nel 2003, quando i militari fallirono un tentativo di liberazione di due prigionieri politici: il governatore di Antioquia, Guillermo Gaviria, e l’ex ministro della Difesa Gilberto Echeverrí, che rimasero uccisi assieme a otto militari. 
 
Ancora soldi. Intanto il Plan Colombia, programma con il quale gli Stati Uniti sostengono miliarmente il paese sudamericano è scaduto, e Geroge W. Bush ne ha già chiesto il rifinanziamento: 705 milioni di dollari all'anno, l'80 percento dei quali destinati all'area militare. Una cifra sulla linea del Plan precedente, ma con 10 milioni tolti dalla voce guerra e passati alla voce sviluppo, diritti umani, rafforzamento della giustizia.
La tragedia umana della Colombia, infatti, non si può più negare. I suoi oltre tre milioni di sfollati e la sua quarantennale guerra è ormai ufficiale: Cartagena de Indias ha appena ospitato un summit di denuncia a cui ha partecipato anche l'Onu. 

Stella Spinelli

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