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Il livello del conflitto armato in corso nelle repubbliche russe del Caucaso
sta salendo come non accadeva da tempo. In Cecenia, dove la guerra è scesa dalle
montagne ai villaggi di pianura, in Inguscezia, dove le forze russe hanno iniziato
a bombardare con artiglieria e aviazione le postazioni dei ribelli, e in Daghestan,
dove gli attacchi dei mujaheddin si fanno sempre più violenti.
Inguscezia. Sabato sera nella città di Malgobek, nel nord dell’Inguscezia, i blindati dell’esercito
russo hanno circondato una palazzina di cinque piani in cui era stata segnalata
la presenza di guerriglieri ingusci coinvolti negli attacchi del giugno 2004. Le forze federali hanno scatenato un inferno di fuoco contro l’edificio, colpito
con granate e mitragliatrici di grosso calibro. Dalle finestre, qualcuno rispondeva
al fuoco. Al temine del blitz, è stata data la notizia che quattro o cinque guerriglieri
erano stati “eliminati”.
Daghestan. Un’enorme voragine si è aperta nel centro di Makhachkala, capitale del Daghestan
affacciata sul Mar Caspio. E’ il cratere aperto dall’esplosione di una potente
bomba, scoppiata sabato scorso al passaggio del convoglio di auto del ministro
degli Interni, Adilgerei Magomedtagirov. Tre poliziotti sono morti e molti sono
rimasti feriti, ma lui, il ministro, è rimasto illeso perché viaggiava su un’auto
fuori dal convoglio. E’ la seconda volta che Magomedtagirov sopravvive a un attentato.
Era già successo lo scorso agosto. Shamil Gasanov, leader dei guerriglieri daghestani
della Jamiat Shariat, in un video-messaggio dello scorso 26 ottobre aveva giurato che per il ministro non ci sarebbe stato
scampo: “Tu, asino bifolco e depravato, sappi che sei passato indenne su una nostra
bomba una volta, ma la prossima volta non ci scapperai”. Invece, Magomedtagirov se l’è cavata di nuovo. Non così i suoi uomini, che continuano
a venire uccisi in un crescente stillicidio di attacchi dei mujaheddin daghestani.Enrico Piovesana