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Ramon. L’ex ministro della Giustizia è accusato da un tribunale di Tel Aviv per aver
baciato una soldatessa israeliana nel luglio 2006, durante una festa alla vigilia
della guerra con il Libano. La vittima, che viene identificata con H, per la legge
israeliana che tutela la privacy delle vittime di crimini sessuali, è una giovane
20enne che ha accusato il 56enne, divorziato, Ramon, di averla baciata contro
la sua volontà. “Ci sono linee che non possono essere superate -ha spiegato il
giudice Kochanm- non si trattava di un bacio affettuoso, ma ha tutti gli elementi
di un crimine sessuale”. Ora il portafogli del suo ministero è stato affidato
alla ministra degli Esteri Livni, ma ogni decisione sul futuro di Ramon è rimandata
al verdetto della Corte, previsto per il 21 di febbraio. L’ex ministro rischia
tre anni di carcere, ma in caso di assoluzione Olmert ha già promesso che verrà
reintegrato senza conseguenze. Il caso di Ramon ha evocato un dibattito più ampio,
che riguarda in generale il problema del machismo in seno alle forze armate israeliane,
dove la presenza femminile è cospicua e i casi di abusi di potere a scopo sessuale
non sono una rarità. Già nel 2001 l’ex ministro della Difesa Yitzhak Mordechai
venne accusato per due casi di aggressione sessuale. Il processo a Ramon e l’inchiesta
sulle accuse di stupro a carico del presidente Katsav hanno diffuso la sensazione
che il clima stia cambiando: “è l’inizio di un nuovo corso –ha scritto un editorialista
del quotidiano israeliano Maariv- questo è un processo di profonda comprensione
del valore basilare della libertà, quella della donna, del suo corpo e del suo
spirito”. Altri commentatori si sono schierati sul fronte opposto, sostenendo
che Ramon “ha solo tentato di baciarla” e ipotizzando che le accuse siano un pretesto
per rovinare la carriera dell’ex ministro. La decisione ora è in mano alla Corte
competente ma, dall’interesse che queste vicende hanno risvegliato nell’opinione
pubblica israeliana, si direbbe che il governo israeliano non potrà fare a meno
di affrontare la questione dal punto di vista etico, oltre che da quello strettamente
legale.
Katsav. La scorsa settimana il presidente israeliano, Moshe Katsav, si è recato nella
dimora del capo dello stato a Gerusalemme, ha fatto le valige, ha salutato e si
è ritirato nella sua abitazione privata a Kiryat Malakhi, dove resterà fino al
pronunciamento del procuratore generale Mazuz, che deve decidere se processarlo
per abusi sessuali. Katsav, che si è autosopeso dalle sue funzione sotto la pressione
della Knesset, è accusato dello stupro di una sua dipendente e di molestie ai
danni di altre tre. L’abbandono della residenza presidenziale ha una ragione pratica:
una delle donne molestate lavora ancora lì, come anche alcuni testimoni dell’accusa.
La sua rimozione è stata chiesta la scorsa settimana da trenta deputati, tra cui
l’influente ministra Tzipi Livni e il ministro dell’Interno Avi Dichter. “Sono
terribili bugie” ha dichiarato Katsav in un discorso alla televisione israeliana,
in cui si è discolpato accusando i media di averlo linciato ingiustamente. Il
62enne presidente, sposato con cinque figli, ha comunque rinunciato all’immunità
e si è detto disposto a lasciare la carica se il procuratore confermerà le accuse.
Il suo mandato presidenziale scadrà comunque tra cinque mesi. Naoki Tomasini
Parole chiave: Haim Ramon, Moshe Katsav, Ehud Olmert, Amir Peretz, Dan Halutz, scandali, molestie sessuali, stupro