Una manifestazione per il rientro di Aristide e contro la presenza militare della Minustah. Anche questa è Haiti.
Missione di pace, di guerra, missione umanitaria o chissà cos’altro: la Minustah
è una cosa diversa per ogni persona ad Haiti. C’è chi la ama e ne esalta le azioni,
e chi la odia, chiedendone l’immediato ritiro. Fatto sta che questo tira e molla
non giova alla nazione, che vive una crisi senza precedenti e dalla quale cerca
di uscire con molte difficoltà.
Fino a oggi abbiamo raccontato le difficoltà incontrate dai peacekeepers giunti
nell’isola dopo la cacciata di Aristide: minacce, attacchi, proteste da parte
della popolazione che vive nelle bidonville legata alla vecchia politica fatta
di corruzione, servilismo, cortigianeria.
Oggi però raccontiamo l’altra faccia di questa medaglia chiamata Haiti.
I fatti. Accade, infatti, che alcune associazioni, in testa la Fondasion Trant Septanm (un’associazione che sostiene le vittime dei colpi di stato nata 11 anni fa),
che lavorano nell’isola abbiano organizzato una mobilitazione per oggi, 7 febbraio,
come forma di protesta per la presenza delle truppe dell’Onu e per ribadire la
sovranità dell’isola, ma anche richiamare l’attenzione sulla crescente violenza,
causata. a loro dire, dalla presenza della missione di stabilizzazione.
L’obiettivo della mobilitazione, che dovrebbe riguardare sia a Haiti che altre
città e che ancora non è chiaro se sarà una manifestazione, un sit-in di protesta,
una riunione in uno spazio pubblico o un atto di disobbedienza civile, è l’opposizione
alle intenzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che intende rinnovare
il mandato alla Minustah (che scadrà il prossimo 15 febbraio) fino al 2008. E
le adesioni alla mobilitazione sembrano già essere molte. Il Comitato di difesa
dei diritti del popolo haitiano, la Confederazione dei lavoratori haitiani, il
Collettivo degli amici e parenti dei prigionieri politici, hanno detto che ci
saranno. Insomma, pare proprio che una larga fetta della popolazione haitiana
voglia protestare contro la Minustah. Al suo fianco anche i sostenitori del movimento
popolare Lavalas (quello dell’ex presidente Jean Bertrande Aristide) che secondo
gli organizzatori della mobilitazione è al centro degli attacchi dei caschi blu.
La mobilitazione. “Rispetto per la sovranità nazionale”, e ancora “Stop alla guerra contro il
popolo haitiano”, ma anche “Basta all’occupazione straniera”: sono solo alcuni
degli slogan che identificano la campagna contro l’occupazione militare dell’isola.
“Vogliamo dare solidarietà a tutti i nostri fratelli haitiani – si legge nel comunicato
diramato dall’Haiti Action Comitè – che con spirito indomabile stanno resistendo
alla repressione e non si sono fatti vincere”.
La data della manifestazione non è casuale. Il 7 febbraio 1986 cadeva il regime
di “Baby Doc” Duvalier, feroce dittatore che governò l’isola con il pugno di ferro.
Secondo i promotori della manifestazione, oggi la repressione dei caschi blu
dell’Onu continua indiscriminatamente. A dar loro man forte ci sarebbe anche un
gruppo paramilitare, il “Machete Pequeño”, nato grazie all’impegno di alcuni ex
agenti della polizia nazionale e i danni relativi alle loro azioni (unitamente
a quelle dei caschi blu) sarebbero moltissimi: abusi sessuali sommari, incendi,
arresti arbitrari e omicidi. E c’è chi sostiene che molte delle persone arrestate
finora non abbiamo mai ricevuto nessun tipo di accusa certa.
Aristide. Comunque non è difficile immaginare che dietro a questa mobilitazione ci possano
essere gli uomini fedeli all’ex presidente Aristide. E lo si può intuire anche
dal comunicato dell’Haiti Action Comitè, nel quale si legge: “Il presidente Aristide
deve essere libero di rientrare in patria e ci deve essere un’indagine approfondita
sulle cause che lo portarono in esilio il 29 febbraio del 2004. Inoltre chi organizzò
il colpo di stato e i massacri della popolazione deve essere portato davanti alla
giustizia e le vittime dovranno essere indennizzate”.
Non è la prima volta che si prepara una manifestazione di questo tipo e dall’isola
arriva già il laconico commento di un personaggio influente che non vuole far
conoscere il suo nome per motivi di sicurezza: “Dietro tutto questo ci sono quattro
gatti, fedeli ai cartelli della droga che speculano sull’isola e fedeli all’ex
Aridtide che vuole rientrare nel paese e riprendere il posto che ha dovuto lasciare.
Per me sarà una manifestazione senza alcun successo”.