07/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Una manifestazione per il rientro di Aristide e contro la presenza militare della Minustah. Anche questa è Haiti.
 
Missione di pace, di guerra, missione umanitaria o chissà cos’altro: la Minustah è una cosa diversa per ogni persona ad Haiti. C’è chi la ama e ne esalta le azioni, e chi la odia, chiedendone l’immediato ritiro. Fatto sta che questo tira e molla non giova alla nazione, che vive una crisi senza precedenti e dalla quale cerca di uscire con molte difficoltà.
Fino a oggi abbiamo raccontato le difficoltà incontrate dai peacekeepers giunti nell’isola dopo la cacciata di Aristide: minacce, attacchi, proteste da parte della popolazione che vive nelle bidonville legata alla vecchia politica fatta di corruzione, servilismo, cortigianeria.
Oggi però raccontiamo l’altra faccia di questa medaglia chiamata Haiti.
 
Manifestnti vicini al movimento politico Lavalas, quello dell'ex presidente Jean Bertrande AristideI fatti. Accade, infatti, che alcune associazioni, in testa la Fondasion Trant Septanm (un’associazione che sostiene le vittime dei colpi di stato nata 11 anni fa), che lavorano nell’isola abbiano organizzato una mobilitazione per oggi, 7 febbraio, come forma di protesta per la presenza delle truppe dell’Onu e per ribadire la sovranità dell’isola, ma anche richiamare l’attenzione sulla crescente violenza, causata. a loro dire, dalla presenza della missione di stabilizzazione.
L’obiettivo della mobilitazione, che dovrebbe riguardare sia a Haiti che altre città e che ancora non è chiaro se sarà una manifestazione, un sit-in di protesta, una riunione in uno spazio pubblico o un atto di disobbedienza civile, è l’opposizione alle intenzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, che intende rinnovare il mandato alla Minustah (che scadrà il prossimo 15 febbraio) fino al 2008. E le adesioni alla mobilitazione sembrano già essere molte. Il Comitato di difesa dei diritti del popolo haitiano, la Confederazione dei lavoratori haitiani, il Collettivo degli amici e parenti dei prigionieri politici, hanno detto che ci saranno. Insomma, pare proprio che una larga fetta della popolazione haitiana voglia protestare contro la Minustah. Al suo fianco anche i sostenitori del movimento popolare Lavalas (quello dell’ex presidente Jean Bertrande Aristide) che secondo gli organizzatori della mobilitazione è al centro degli attacchi dei caschi blu.
 
I paramilitari La mobilitazione. “Rispetto per la sovranità nazionale”, e ancora  “Stop alla guerra contro il popolo haitiano”, ma anche “Basta all’occupazione straniera”: sono solo alcuni degli slogan che identificano la campagna contro l’occupazione militare dell’isola. “Vogliamo dare solidarietà a tutti i nostri fratelli haitiani – si legge nel comunicato diramato dall’Haiti Action Comitè – che con spirito indomabile stanno resistendo alla repressione e non si sono fatti vincere”.
La data della manifestazione non è casuale. Il 7 febbraio 1986 cadeva il regime di “Baby Doc” Duvalier, feroce dittatore che governò l’isola con il pugno di ferro.
Secondo i promotori della manifestazione, oggi la repressione dei caschi blu dell’Onu continua indiscriminatamente. A dar loro man forte ci sarebbe anche un gruppo paramilitare, il “Machete Pequeño”, nato grazie all’impegno di alcuni ex agenti della polizia nazionale e i danni relativi alle loro azioni (unitamente a quelle dei caschi blu) sarebbero moltissimi: abusi sessuali sommari, incendi, arresti arbitrari e omicidi. E c’è chi sostiene che molte delle persone arrestate finora non abbiamo mai ricevuto nessun tipo di accusa certa.
 
Un sostenitore di AristideAristide. Comunque non è difficile immaginare che dietro a questa mobilitazione ci possano essere gli uomini fedeli all’ex presidente Aristide. E lo si può intuire anche dal comunicato dell’Haiti Action Comitè, nel quale si legge: “Il presidente Aristide deve essere libero di rientrare in patria e ci deve essere un’indagine approfondita sulle cause che lo portarono in esilio il 29 febbraio del 2004. Inoltre chi organizzò il colpo di stato e i massacri della popolazione deve essere portato davanti alla giustizia e le vittime dovranno essere indennizzate”.
Non è la prima volta che si prepara una manifestazione di questo tipo e dall’isola arriva già il laconico commento di un personaggio influente che non vuole far conoscere il suo nome per motivi di sicurezza: “Dietro tutto questo ci sono quattro gatti, fedeli ai cartelli della droga che speculano sull’isola e fedeli all’ex Aridtide che vuole rientrare nel paese e riprendere il posto che ha dovuto lasciare. Per me sarà una manifestazione senza alcun successo”.

Alessandro Grandi

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