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arrivati dei soccorsi, ma i problemi sono enormi. Sono riuscito a raggiungerla
lunedì 6 dicembre: tutti piangevano. Era un lamento continuo, le persone ripetevano
senza sosta ‘aiuto’. All’improvviso questa cittadina ha perso ogni speranza.
I suoi abitanti non hanno più nulla, quasi tutte le case sono andate distrutte.
Il fango ha coperto ogni cosa. Non trovo le parole per spiegare il dolore che
stiamo provando, siamo terrorizzati per il futuro”. A parlare, con voce colma
di tristezza, è Manny Maniebo, un medico di 34 anni che aiuta i poveri di Manila,
capitale delle Filippine. Ad Infanta il giovane pediatra è tornato per soccorrere
i parenti e per vedere ciò che era rimasto della sua casa e di una clinica che
aveva da poco inaugurato.
La clinica non c'è più. “Ad Infanta – continua Manny - avevo fondato una clinica pediatrica, ma ora
non c’è più. Adesso non so cosa fare, di certo continuerò a lavorare come medico.
Voglio aiutare i miei cari e gli sfollati di qui, ma anche tornare a San Pablo,
nella periferia di Manila, dove molte persone hanno bisogno di me”. Questo quartiere
della capitale, infatti, ospita migliaia di squatters (senza casa) e negli ultimi anni si è trasformato in un’immensa discarica. Tra
le montagne di rifiuti, le cosiddette smokey mountains, bambini e adulti raccolgono carta, ferro e altri materiali per poi rivenderli.
Guadagnano meno di un euro al giorno. “Sono passato da un inferno a un altro”,
commenta Manny. “Le condizioni di vita a Infanta sono diventate più terribili
di quelle nelle smokey mountain. Ogni giorno molti bambini si ammalano, soprattutto di diarrea. Sono aumentati
anche i casi di tetano tra i feriti. Per fortuna diverse ong sono venute ad aiutarci”.
Le ricerche dei corpi continuano incessantemente, ma ormai ci sono po
chissime speranze di trovare persone in vita. L’ultimo miracolo si è compiuto
venerdì 10 dicembre, quando una squadra di minatori ha salvato dalle macerie quattro
persone, tra cui una bimba di tre anni. La voce del medico si fa sottile: “Stiamo
ancora cercando. Sono molto triste e stanchissimo. Non dormo da giorni e ho dolori
in tutto il corpo”.
“Intorno a Infanta c’erano colline coperte di giungla. Il disboscamento però
è andato avanti per anni e adesso sono spoglie”. Manny è incredulo davanti a tanta
distruzione: “Infanta era una cittadina tranquilla che viveva di pesca e agricoltura.
Le attività commerciali stavano crescendo. Si trascorreva gran parte del tempo
per le strade affollate di venditori ambulanti e mercati. Adesso si sono trasformate
in fiumi di fango. Mille persone sono morte. Gli sfollati hanno trovato riparo
nel liceo. Le linee di comunicazione sono interrotte. Non ci sono acqua potabile
ed elettricità. Sono solo le sette di sera e già le persone stanno dormendo. In
questa città senza luce, cerchiamo di vivere giorno per giorno. Ci aspetta un
Natale molto triste”.Francesca Lancini