14/12/2004versione stampabilestampainvia paginainvia



Un soccorritore racconta la disperazione di una città cancellata dalle alluvioni
“La mia città d’origine, Infanta, è devastata. Le persone non sanno come affrontare questa tragedia. Sono sfollato, Infanta arrivati dei soccorsi, ma i problemi sono enormi. Sono riuscito a raggiungerla lunedì 6 dicembre: tutti piangevano. Era un lamento continuo, le persone ripetevano senza sosta ‘aiuto’.  All’improvviso questa cittadina ha perso ogni speranza. I suoi abitanti non hanno più nulla, quasi tutte le case sono andate distrutte. Il fango ha coperto ogni cosa. Non trovo le parole per spiegare il dolore che stiamo provando, siamo terrorizzati per il futuro”. A parlare, con voce colma di tristezza, è Manny Maniebo, un medico di 34 anni che aiuta i poveri di Manila, capitale delle Filippine. Ad Infanta il giovane pediatra è tornato per soccorrere i parenti e per vedere ciò che era rimasto della sua casa e di una clinica che aveva da poco inaugurato.
La cittadina è – insieme a Real -  una delle più colpite dai tifoni che dal 29 novembre al 5 dicembre scorsi si sono abbattuti sulla parte sud-orientale dell’isola di Quezon, causando 1600 vittime tra morti accertati e dispersi. “La vita della mia famiglia è cambiata in un’ora, il tempo di durata del tifone che è giunto di sera tra le 8 e le 9”, dice Manny raggiunto al telefono da PeaceReporter, senza riuscire a darsi pace. “Per fortuna i miei genitori e i miei tre fratelli si sono salvati. Al momento viviamo insieme con altri parenti nella mia casa, anche se è ricoperta dal fango. Tutti i sopravvissuti di Infanta sono ancora sotto shock. Alcuni stanno pensando di emigrare nella capitale e in altre città. Diverse famiglie hanno affidato i bambini ai missionari di Manila che sono stati subito pronti ad accoglierli”.
 
copyright OxfamLa clinica non c'è più. “Ad Infanta – continua Manny - avevo fondato una clinica pediatrica, ma ora non c’è più. Adesso non so cosa fare, di certo continuerò a lavorare come medico. Voglio aiutare i miei cari e gli sfollati di qui, ma anche tornare a San Pablo, nella periferia di Manila, dove molte persone hanno bisogno di me”. Questo quartiere della capitale, infatti, ospita migliaia di squatters (senza casa) e negli ultimi anni si è trasformato in un’immensa discarica. Tra le montagne di rifiuti, le cosiddette smokey mountains, bambini e adulti raccolgono carta, ferro e altri materiali per poi rivenderli. Guadagnano meno di un euro al giorno. “Sono passato da un inferno a un altro”, commenta Manny. “Le condizioni di vita a Infanta sono diventate più terribili di quelle nelle smokey mountain. Ogni giorno molti bambini si ammalano, soprattutto di diarrea. Sono aumentati anche i casi di tetano tra i feriti. Per fortuna diverse ong sono venute ad aiutarci”. Le ricerche dei corpi continuano incessantemente, ma ormai ci sono po bambina salvata dalle maceriechissime speranze di trovare persone in vita. L’ultimo miracolo si è compiuto venerdì 10 dicembre, quando una squadra di minatori ha salvato dalle macerie quattro persone, tra cui una bimba di tre anni. La voce del medico si fa sottile: “Stiamo ancora cercando. Sono molto triste e stanchissimo. Non dormo da giorni e ho dolori in tutto il corpo”.
 
Gli effetti del disboscamento. Quest’anno nelle Filippine i tifoni sono stati particolarmente violenti. Unendosi alle piogge di una stagione monsonica prolungata (di solito dura da giugno a novembre), hanno trascinato con sé valanghe di terra. Intere montagne sono franate, soprattutto a causa del disboscamento selvaggio. Ieri altre sette persone hanno perso la vita e due sono state date per disperse in seguito a uno smottamento nella zona di Camarines Sur, 270 chilometri a sud-est di Manila. Il centro meteo nazionale, inoltre, ha annunciato che un altro uragano dovrebbe colpire il Paese domani.
“Intorno a Infanta c’erano colline coperte di giungla. Il disboscamento però è andato avanti per anni e adesso sono spoglie”. Manny è incredulo davanti a tanta distruzione: “Infanta era una cittadina tranquilla che viveva di pesca e agricoltura. Le attività commerciali stavano crescendo. Si trascorreva gran parte del tempo per le strade affollate di venditori ambulanti e mercati. Adesso si sono trasformate in fiumi di fango. Mille persone sono morte. Gli sfollati hanno trovato riparo nel liceo. Le linee di comunicazione sono interrotte. Non ci sono acqua potabile ed elettricità. Sono solo le sette di sera e già le persone stanno dormendo. In questa città senza luce, cerchiamo di vivere giorno per giorno. Ci aspetta un Natale molto triste”.

Francesca Lancini

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