stampa
invia
Bagnini arabi in territorio bianco. Sabato scorso, il Slsa ha promosso tra i suoi ranghi 18 ragazzi e ragazze australiani
ma di origine araba, con una cerimonia tenuta sulla spiaggia di Cronulla, paradiso
del surf alla periferia di Sydney. Un luogo scelto non a caso: qui, nel dicembre
2005, si verificarono i più gravi scontri mai visti in Australia tra bianchi e
“leb”, l’etichetta con cui i nazionalisti australiani chiamano gli abitanti di
origine araba, una comunità in forte crescita. Addestrato nell’àmbito del piano
“Sulla stessa onda”, finanziato dal governo di John Howard con 600.000 dollari
australiani (360.000 euro) per promuovere la conoscenza delle varie comunità,
il gruppo porterà un’iniezione di multiculturalità in un ambiente che fino al
1980 era riservato solo agli uomini.
Il nuovo “burqini”. Tra i nuovi life savers c’è anche Mecca Laalaa, una studentessa ventenne di origine libanese già diventata
il testimonial del nuovo “burqini”. Il nuovo costume in lycra, composto di due pezzi, lascia scoperti solo volto,
mani e piedi. “Il punto è dare la possibilità alle donne musulmane di nuotare
e partecipare ad altre attività sportive, lasciandole libere di godersi la spiaggia
e allo stesso stempo seguire i loro obblighi religiosi”, ha detto la ragazza alla
cerimonia di sabato scorso. Nonostante il prezzo non proprio popolare (200 dollari
australiani, circa 120 euro), in Australia sono già stati venduti 10.000 burqini, anche perché l’Australian Islamic Council e il muftì del Paese hanno dato la loro approvazione al suo uso. Con l’arrivo
della prima bagnina musulmana è previsto un ulteriore boom delle vendite. E chissà
che pubblicità se la giovane Mecca salvasse dalle onde un surfista che partecipò
ai raid di Cronulla.Alessandro Ursic