06/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



In Australia arrivano i primi bagnini arabi. Tra essi anche una donna con il nuovo "burqini"
Biondi, muscolosi e dallo spirito libero: i bagnini australiani sono da decenni un’icona nazionale, perché rappresentano in un’immagine un popolo che ama l’avventura e l’aria aperta. La Surf Life Saving Australia (Slsa) conta oltre 300 club lungo le coste del Paese, con più di 112.000 volontari iscritti. Ma lo stereotipo del superman salvatore di surfisti in difficoltà tra i flutti dovrà ora cambiare per forza, perché nel gruppo sono appena stati promossi i primi bagnini di origine araba. Tra cui una ragazza musulmana, che starà all’erta in riva al mare con addosso il “burqini”: un rivoluzionario costume concepito per dare alle musulmane un’opportunità di coniugare sole e precetti religiosi, che in Australia sta già spopolando.
 
Mecca Laalaa, la prima bagnina musulmana in AustraliaBagnini arabi in territorio bianco. Sabato scorso, il Slsa ha promosso tra i suoi ranghi 18 ragazzi e ragazze australiani ma di origine araba, con una cerimonia tenuta sulla spiaggia di Cronulla, paradiso del surf alla periferia di Sydney. Un luogo scelto non a caso: qui, nel dicembre 2005, si verificarono i più gravi scontri mai visti in Australia tra bianchi e “leb”, l’etichetta con cui i nazionalisti australiani chiamano gli abitanti di origine araba, una comunità in forte crescita. Addestrato nell’àmbito del piano “Sulla stessa onda”, finanziato dal governo di John Howard con 600.000 dollari australiani (360.000 euro) per promuovere la conoscenza delle varie comunità, il gruppo porterà un’iniezione di multiculturalità in un ambiente che fino al 1980 era riservato solo agli uomini.
 
Il nuovo ''burqini'', già venduto in oltre 10.000 pezziIl nuovo “burqini”. Tra i nuovi life savers c’è anche Mecca Laalaa, una studentessa ventenne di origine libanese già diventata il testimonial del nuovo “burqini”. Il nuovo costume in lycra, composto di due pezzi, lascia scoperti solo volto, mani e piedi. “Il punto è dare la possibilità alle donne musulmane di nuotare e partecipare ad altre attività sportive, lasciandole libere di godersi la spiaggia e allo stesso stempo seguire i loro obblighi religiosi”, ha detto la ragazza alla cerimonia di sabato scorso. Nonostante il prezzo non proprio popolare (200 dollari australiani, circa 120 euro), in Australia sono già stati venduti 10.000 burqini, anche perché l’Australian Islamic Council e il muftì del Paese hanno dato la loro approvazione al suo uso. Con l’arrivo della prima bagnina musulmana è previsto un ulteriore boom delle vendite. E chissà che pubblicità se la giovane Mecca salvasse dalle onde un surfista che partecipò ai raid di Cronulla.

Alessandro Ursic

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