06/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Rio de Janeiro, è guerriglia urbana: 60 morti ammazzati in cinque giorni
Trafficanti di droga, miliziani e agenti di polizia l’uno contro l’altro armati: nelle favelas di Rio ormai è guerra. Sessanta morti e trentatre feriti in cinque giorni. Questo il bilancio, in un megalopoli che si sta preparando ad affrontare uno dei periodi più difficili dell’anno: il carnevale.
 
Esponente di una gang di Rio de JaneiroUltim'ora. Dal primo febbraio, giorno del riacutizzarsi della guerriglia per il controllo del territorio, nelle più calde aree della periferia della capitale carioca non passa ora senza che ci siano morti, feriti, o cadaveri ritrovati negli angoli più remoti delle distese di case dai cantieri perenni.
Le ultime ore contano tre vittime. Anderson Lima aveva 24 anni: è stato assassinato nella notte tra domenica e lunedì a colpi di pistola a Nova Iguaçu, quartiere periferico di Rio. Gli altri due, giovanissimi, non hanno ancora un nome: i loro corpi sono stati ritrovati questa mattina dalla polizia miliare. Uno era riverso sul volante di un’auto a Riachuelo, l’altro in mezzo a via Sete, a Piratininga. Entrambi i cadaveri erano crivellati di colpi.  
 
Il conteggiatore dei cadaveri. A riferirlo è il sito Riobodycount, inaugurato il primo febbraio per dire basta all’indifferenza, all’assuefazione alla morte che caratterizza i brasiliani di Rio, ormai fin troppo avvezzi alla violenza. Ispirandosi al sito statunitense che tiene il conteggio delle vittime della guerra in Iraq, due brasiliani, Vinicius Costa, 25 anni, e Andre Dahmer, 32, hanno deciso di scuotere l’opinione pubblica con un altrettanto sconvolgente conteggio: i morti della guerra urbana che quotidianamente scuote Rio de Janeiro. “La violenza qui è diventata una cosa banale – ha spiegato il 25enne Costa - Nessuno si rende conto delle dimensioni della tragedia che viviamo ogni giorno”. La città è ostaggio di bande criminali di narcotrafficanti, che scorazzano in una realtà emersa da decenni di diseguaglianza, povertà e corruzione.  
 
Polizia militare in azione nelle favelas di RioAlla luce del sole. Un complesso intreccio nel quale si inseriscono le milizie private. Guardie del corpo, ex agenti e perfino poliziotti in servizio si improvvisano in una sorta di esercito paramilitare anti-narcotrafficanti e si muovono illegalmente come tutori dell’ordine nelle favelas più pericolose. Il tutto dietro il pagamento di una tassa che ogni famiglia del circondario è costretta a sborsare. Con gli anni, queste milizie sono riuscite ad accaparrarsi grandi fette di territorio strappandole a suon di pallottole alla criminalità organizzata. Tira tira, però, la corda si è spezzata, e se prima i regolamenti di conti avvenivano in maniera più sporadica, in una sorta di guerra a bassa intensità, adesso il conflitto è scoppiato in tutta la sua tragicità.  
 
Verso il carnevale. Intanto ci si prepara a trascorrere il periodo più atteso dell’anno, il carnevale. Il Paese è in subbuglio: da nord a sud, da est ad ovest, in grande o in piccolo, la gioia carnevalesca esploderà in mille colori e in mille manifestazioni. Spesso teatro però, fra belle donne e carri allegorici, di tragedie della malavita e regolamenti di conti. Questa la paura degli ideatori di Riobodycount. Che stanno comunque ricevendo attestati di stima e solidarietà da ogni parte del mondo.
 
Conteggio dei morti su Body CountI volontari di Riobodycount. “E’ molto di più di quanto immaginassimo – ha commentato candidamente André Dahmer – abbiamo ricevuto centinaia di messaggi di incoraggiamento, proposte di patrocinio, tutte però respinte gentilmente al mittente. Non diventeremo mai un gruppo che lucra sul mercato della paura e della violenza di Rio. Abbiamo già visto alcuni mass media servirsi del nostro sito per comprovare la necessità di uno stato di polizia, ma già lo avevamo messo in conto. Qui, una volta ancora, la stampa e l’opinione pubblica si appella a leggi più rigorose, a rieducare la gente attraverso la pena. C’è chi torna a chiedere la pena di morte. Eccoli gli altri sintomi della guerra. Noi non crediamo una pace armata fatta da celle di massima sicurezza, armi e carro armati. Vogliamo sì un intervento di Brasilia, ma a livello sociale. Vogliamo gente capace di individuare le sacche di miseria di Rio”.
 
 

Stella Spinelli

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