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Terrorista o falegname? La
storia che ha portato all'esplosione dello scandalo comincia nel
dicembre 2006, quando Abdul Rehman Padaroo, musulmano, falegname di
35 anni e padre cinque figli, scompare nel nulla nel Kashmir indiano.
La polizia più tardi dichiara di avere ucciso in uno scontro a
fuoco un pericoloso terrorista, militante del gruppo separatista
Lashkar e Toiba. Nei due mesi successivi, però, la battaglia
della famiglia per far luce sulla sorte di Padoor e le pressioni
della stampa hanno portato all'apertura di un'inchiesta, che ha
svelato quello che la gente gridava già da anni: Padoor era un
civile che non aveva nulla a che fare con il Lashkar e Toiba, è
stato ucciso a sangue freddo e lo scontro a fuoco è stato solo
una messinscena. Durante le indagini è emerso che quello del
falegname non è un episodio isolato: dal banco degli imputati
gli agenti hanno ammesso di essere a conoscenza di almeno “due
dozzine” di casi simili. La polizia ha esumato nell'ultima
settimana i corpi di cinque persone, ormai “presunti” militanti
uccisi in “presunti” scontri a fuoco, per procedere alle analisi
del Dna e alle autopsie. E ogni volta le esumazioni si sono
trasformate in manifestazioni di protesta, con centinaia di persone
che gridavano slogan contro la polizia insieme ad “Allah è
grande”.
Caccia alla taglia. Ma perché
le forze di sicurezza indiane si sono macchiate di questi crimini? La
risposta è desolante. Secondo Gopal Sharma, capo della polizia
del Kashmir indiano, gli agenti hanno ucciso civili e inscenato
scontri a fuoco per ottenere “facile pubblicità, promozioni
e ricompense”. Perché, nell'ambito della lotta ai gruppi
separatisti che operano in Kashmir, le forze di sicurezza vengono
premiate per ogni “terrorista” ucciso. Un sistema che trasforma i
falegnami in pericolosi miliziani. Secondo Khuram Pervez,
rappresentante della Kashmir's Coalition of Civil Society, solo nel
2006 sono scomparse nel Kashmir indiano 44 persone, per la maggior
parte svanite nel nulla dopo essere stati arrestate dalle forze di
sicurezza. Dal 1989 a oggi, le fonti ufficiali governative parlano di
una cifra tra i mille e i 4mila “desaparecidos” in questa
travagliata regione. Ma le organizzazioni indiane per i diritti umani
danno un'altra stima: sarebbero 8.000 i kahmiri musulmani scomparsi
negli ultimi diciott'anni. Il territorio del Kashmir, conteso fra
India e Pakistan del 1947, è teatro dal 1989 di quello che
viene definito “conflitto a bassa intensità”. Diversi
gruppi combattono nel Kashmir indiano contro le forze di sicurezza di
Nuova Delhi, alcuni chiedono l'indipendenza della regione, mentre
altri – sostenuti dai servizi segreti pachistani, l'Isi – lottano
per l'annessione al Pakistan. Il governo indiano calcola circa 33mila
morti negli ultimi vent'anni, mentre le organizzazioni kashmire
stimano un numero compreso fra le 80mila e le 100mila vittime. Cecilia Strada
Parole chiave: Kashmir, India, Jammu and Kashmir, Srinagar, Lashkar e Toiba, Jammu and Kashmir liberation front