02/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'Onu presenta il piano per il Kosovo: tutela per la minoranza serba, ma nasce un nuovo stato
Nessuno si è voluto prendere la responsabilità di pronunciare la parola indipendenza, ma il senso del piano per il Kosovo presentato poche ore fa dall’inviato speciale dell'Onu Martti Ahtisaari va in quella direzione: alla comunità internazionale si aggiunge un nuovo, bollente, pezzo dei Balcani e della ex-Jugoslavia, il Kosovo.
 
''no ai negoziati per l'autodeterminazione'' - foto di michele luppiIndipendenza de facto. Ahtisaari ha presentato il piano al premier serbo Boris Tadic a Belgrado e, prima di volare a Pristina per parlare con le autorità dell’autonomia kosovara, ha incontrato i giornalisti, chiarendo subito che il piano è “un compromesso”, ma il senso della bozza è molto chiaro. Il Kosovo avrà una sua bandiera, un suo inno e potrà chiedere l’adesione alle organizzazioni internazionali. Un trionfo per gli albanesi, comunità dominante della provincia serba. Per compensazione, Ahtisaari ha sottolineato come il vero nucleo della sua proposta é la protezione delle minoranze etniche kosovare, in primis quella serba. A loro sarà garantita la protezione fisica e dei luoghi di culto, e la comunità internazionale s’impegna a tutelare i serbi con "un alto grado di controllo sui propri affari con la concessione di sei nuove municipalità governate da serbi e una maggiore partecipazione nell'istruzione superiore e nella sanità", come ha specificato l’inviato delle Nazioni Unite, sottolineando che a guardia dell’accordo l’Onu sancirà “un mandato per una futura presenza internazionale, militare e civile, per controllare l'applicazione dell'accordo e per assistere le competenti autorità locali nel salvaguardare la pace e la stabilità in tutto il Kosovo". La prima reazione ufficiale al piano Onu però è di Oliver Ivanovic, leader dei serbi in Kosovo, che dichiara: “E’ una dichiarazione di guerra”.
 
Monumento dedicato ai morti dell’UCK nel centro di Klina/Kline - foto di Michele LuppiTutto come previsto.  Il 29 gennaio scorso Ahtisaari ha esposto il suo piano alle Nazioni Unite e le prime indiscrezioni hanno cominciato a trapelare. Ma il senso della proposta di Ahtisaari era già chiaro all’inizio dell’anno, quando l’Onu ha deciso di rinviare la presentazione del suo piano a dopo le elezioni in Serbia, tenutesi il 20 e 21 gennaio scorso. Il 2006 doveva essere l’anno del piano definitivo per il Kosovo, ma la situazione era paralizzata e alla fine le Nazioni Unite, che dalla guerra del 1999 lo governano, hanno preso tempo. Ma la sensazione è che si è voluto solo dilazionare l’inevitabile, nonostante la modifica della costituzione serba che, nell’autunno dello scorso anno, sanciva l’inalienabilità del Kosovo dalla Serbia. Il risultato era scontato e solo un intervento di Mosca all’ultimo momento in Consiglio di Sicurezza avrebbe potuto cambiare le carte in tavola. Visto il piano di Ahtisaari questo intervento non è arrivato.
Resta da capire cosa possa accadere adesso, ma il clima non è dei migliori. Le elezioni in Serbia, dove ancora non si è formato il nuovo governo, le ha vinte la destra nazionalista, e l’indipendenza del Kosovo non pare il modo migliore per sconfiggere i rigurgiti nazionalisti dei serbi. Boris Tadic, l’uomo politico più europeista della Serbia, rischia di essere travolto dalla propaganda della destra ultranazionalista che lo farà passare come il principale responsabile della perdita del Kosovo, che segue quella dell’indipendenza ottenuta dal Montenegro con un referendum a primavera dello scorso anno. Ma il Kosovo è differente, per la presenza deii luoghi di culto che rappresentano l’identità stessa dei serbi. L’unica soluzione sembra essere quella di un progressivo coinvolgimento serbo nell’Unione europea, che cancellerebbe i tanti, troppi confini che segnano come cicatrici la carcassa della ex-Jugoslavia. Carla Del Ponte però, la grande cacciatrice di criminali di guerra, al tramonto del suo mandato di procuratore generale del Tribunale Penale Internazionale, ha ribadito che fino a quando Belgrado non collaborerà alla consegna dei criminali Ratko Mladic e Radovan Karadzic, la Serbia non potrà entrare nell’Ue.

il testo integrale del piano Onu per il Kosovo

Christian Elia

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