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Indipendenza de facto. Ahtisaari ha presentato il
piano al premier serbo Boris Tadic a Belgrado e, prima di volare a Pristina per
parlare con le autorità dell’autonomia kosovara, ha incontrato i giornalisti,
chiarendo subito che il piano è “un compromesso”, ma il senso della bozza è
molto chiaro. Il Kosovo avrà una sua bandiera, un suo inno e potrà chiedere
l’adesione alle organizzazioni internazionali. Un trionfo per gli albanesi,
comunità dominante della provincia serba. Per compensazione, Ahtisaari ha
sottolineato come il vero nucleo della sua proposta é la protezione delle
minoranze etniche kosovare, in primis quella serba. A loro sarà garantita la
protezione fisica e dei luoghi di culto, e la comunità internazionale s’impegna
a tutelare i serbi con "un alto grado di controllo sui propri affari con la
concessione di sei nuove municipalità governate da serbi e una maggiore
partecipazione nell'istruzione superiore e nella sanità", come ha specificato
l’inviato delle Nazioni Unite, sottolineando che a guardia dell’accordo l’Onu
sancirà “un mandato per una futura presenza internazionale, militare e civile,
per controllare l'applicazione dell'accordo e per assistere le competenti
autorità locali nel salvaguardare la pace e la stabilità in tutto il
Kosovo". La prima reazione ufficiale al piano Onu però è di Oliver
Ivanovic, leader dei serbi in Kosovo, che dichiara: “E’ una dichiarazione di
guerra”.
Tutto come previsto. Il 29 gennaio scorso Ahtisaari ha esposto il suo piano alle
Nazioni Unite e le prime indiscrezioni hanno cominciato a trapelare. Ma il
senso della proposta di Ahtisaari era già chiaro all’inizio dell’anno, quando
l’Onu ha deciso di rinviare la presentazione del suo piano a dopo le elezioni
in Serbia, tenutesi il 20 e 21 gennaio scorso. Il 2006 doveva essere l’anno del
piano definitivo per il Kosovo, ma la situazione era paralizzata e alla fine le
Nazioni Unite, che dalla guerra del 1999 lo governano, hanno preso
tempo. Ma la sensazione è che si è voluto solo dilazionare l’inevitabile,
nonostante la modifica della costituzione serba che, nell’autunno dello scorso
anno, sanciva l’inalienabilità del Kosovo dalla Serbia. Il risultato era
scontato e solo un intervento di Mosca all’ultimo momento in Consiglio di
Sicurezza avrebbe potuto cambiare le carte in tavola. Visto il piano di
Ahtisaari questo intervento non è arrivato.Christian Elia