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Guerra e danni collaterali. I titoli degli articoli medici cui fanno
riferimento come esempi parlano chiaro: “La nuova strategia nella
guerra al cancro renale: colpire obiettivi multipli con danni
collaterali limitati”, per il cancro renale, e “La ricerca sul
trattamento del trauma e la guerra all’incertezza” per i traumi. Anche
“danni collaterali” è un’espressione appartenente al gergo militare, ma
usata sempre di più nelle comunicazioni di tipo biomedico. “E’
diventata sinonimo di ogni tipo di conseguenze indesiderate, inclusi
gli effetti collaterali delle nuove terapie contro il cancro” citano i
due ricercatori. L’elenco non si esaurisce e i modi di dire presi da
una parte e utilizzati dall’altra sono diversi, come l’utilizzo nel
linguaggio militare dei termini “surgical strikes”, operazioni
chirurgiche, che non vengono certo fatte con “i bisturi ma con bombe ad
alta tecnologia”. I contributi sono insomma da entrambe le parti (per
non dire da entrambi i fronti, con evocazione di contesti bellici).
Un segno da cancellare. Se qualunque operatore sanitario si fermasse un
momento a riflettere, sarebbero tanti gli esempi da riportare, che
magari non sono mai stati visti e vissuti sotto questa luce. Che dire
per esempio delle ‘cellule killer’? “Inevitabilmente, lo stretto
rapporto fra medicina ed esercito nella storia ha lasciato un segno nel
linguaggio” sottolineano von Elm e Diener, chiedendo però di
interrompere questo collegamento : “L’utilizzo responsabile del
linguaggio dovrebbe far parte dell’integrità, sia degli scienziati, sia
dei giornalisti”.
Evitare la logica della guerra. E’ dalle piccole cose che può nascere
la pace, è da ciò che può sembrare insignificante che partono, e
arrivano, messaggi forti. I due autori della lettera non usano mezzi
termini: dicono che medici e ricercatori dovrebbero evitare la logica
cinica della guerra quando scrivono sulla cura dei pazienti. “D’altra
parte, resoconti concisi sulle conseguenze che le guerre reali hanno
sulla salute si meritano una maggiore attenzione nelle pubblicazioni
scientifiche. E non hanno bisogno di parole di fantasia per suscitare
interesse”. Una cosa è la guerra, i suoi “danni collaterali”, le sue
“operazioni chirurgiche” che distruggono vite umane; da tutt’altra
parte stanno le ricerche mediche volte a portare la salute, la
guarigione, il miglioramento della quantità o almeno della qualità di
vita di un malato.
Valeria Confalonieri