02/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il senatore democratico: via dall'Iraq entro il 2008, mentre nel Paese cresce l'opposizione alla guerra
Disimpegno definitivo dall'Iraq entro il marzo del 2008 e aumento degli sforzi diplomatici per raggiungere pace e stabilità nella regione. Barack Obama ha lanciato ieri il suo appello per il ritiro delle truppe, con una proposta di legge che fa leva su una soluzione esclusivamente politica al conflitto iracheno e che verrà discusso in Senato nei prossimi giorni, nell'ambito del voto per l'approvazione del piano Bush di consolidamento della missione con l'invio al fronte di altri 21.500 soldati.
 
Barack ObamaPazienza terminata. "Gli americani hanno aspettato, gli americani sono stati pazienzi", ha detto ieri Obama in una sferzante arringa al Senato. "Abbiamo concesso una chance dietro l'altra a questa amministrazione per una risoluzione che non è arrivata". Il pacchetto di proposte presentato da Obama è stato definito 'Iraq war de-escalation Act', in opposizione a ciò che il senatore democratico ha definito, riferendosi alla guerra voluta da Bush, una 'escalation pericolosa e partorita male'. Secondo la sua proposta, la diminuzione progressiva delle truppe dovrebbe cominciare non più tardi del maggio di quest'anno, e terminare il 21 marzo del 2008. "Il tempo dell'attesa è ormai finito - ha ribadito il parlamentare -, ed è sopraggiunta la necessità di concludere questa guerra".
 
Militare Usa in IraqCampagna all'inizio. Per Obama, in una guerra civile dove non esiste soluzione militare, il disimpegno rimane l'unica via che esorti il governo iracheno a raggiungere un equilibrio politico tra le fazioni in lotta, "ponendo termine al bagno di sangue e promuovendo la stabilità". Il senatore 'povero' comincia oggi da 'quota quasi zero' - come ha lui stesso dichiarato - la sua raccolta fondi per la campagna presidenziale. La corsa alla Casa Bianca lo opporrà come outsider al candidato più accreditato dei Democratici, Hillary Clinton. Mentre la moglie dell'ex-presidente Bill Clinton ha già messo insieme 10 milioni di dollari, Obama sta 'corteggiando' la miliardaria Penny Pritzker, proprietaria della catena di alberghi 'Hyatt', una delle corporazioni più ricche e potenti degli Stati Uniti. Lo scorso anno Obama, che è un formidabile fund-raiser, concluse l'anno con 'soli' 516 mila dollari, parte dei quali sono finiti, le settimane scorse, nello start-up della campagna.

Manifestante pacifistaContestazioni. Intanto, l'opposizione alla guerra in Iraq continua a crescere negli Stati Uniti. Secondo un sondaggio commissionato dal Los Angeles Times e pubblicato ieri, il 70 per cento degli statunitensi sono schierati contro la gestione della questione irachena da parte del presidente Bush. Sono il sette per cento in più rispetto a un analogo sondaggio diffuso ad agosto. Il 67 per cento ritiene che la guerra all'Iraq non abbia reso il Paese (gli Stati Uniti) più sicuro. L'insoddisfazione degli statunitensi si manifesta anche riguardo alla guerra in Afghanistan: un sondaggio della Cnn mostra che, per la prima volta, la maggioranza dei cittadini Usa è contraria: il 52 per cento, quattro punti in più rispetto a settembre dello scorso anno. Secondo un'altra inchiesta condotta da Washington Post e Abc, la percentuale di coloro che approvano la politica anti-terrorismo del presidente ha raggiunto il minimo storico, il 46 percento. La scorsa settimana altre manifestazioni si sono tenute a Washington e in numerose altre città degli Stati Uniti. A corollario di queste, anche alcuni cortei anti-pacifisti. I militaristi gridavano che bisognava dare supporto ai soldati, anziché contestarli. I pacifisti rispondevano che il miglior modo di dare loro supporto è di riportarli a casa.

Luca Galassi

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