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Verità contrapposte. Andiamo con ordine: il 29 gennaio scorso, i
militari iracheni fanno sapere che all’alba della notte tra il 27 e il
28 gennaio, per 15 ore, si è combattuta una feroce battaglia nel
villaggio di Zarqa, a pochi chilometri dalla città di Najaf, uno dei
massimi luoghi di culto per gli sciiti. Inoltre, proprio in quei
giorni, per celebrare la ricorrenza dell’ashurà, la più importante
festività sciita, nella città irachena erano accorsi milioni di fedeli.
Tra loro, secondo il governo di Baghdad, si nascondeva un gruppo armato
molto pericoloso, guidato da Ahmed al-Hassani, conosciuto anche come
Abu Kamar (che si faceva chiamare il Mahdi, come il messia che
attendono gli sciiti), forte di circa 600 uomini, ben armati e
addestrati, sia sunniti che sciiti. Il gruppo, chiamato i ‘soldati del
Paradiso’, si preparava, nascosto in un frutteto appena fuori città, ad
assassinare una serie di eminenti personalità sciite accorse a Najaf
per la festività. Ma l’esercito iracheno, con il supporto aereo Usa, ha
attaccato il gruppo e il bilancio alla fine della battaglia è molto
pesante: circa 300 guerriglieri uccisi, altrettanti feriti o arrestati,
25 militari iracheni morti in combattimento e un elicottero Usa
abbattuto con i due piloti a bordo. Una mattanza, salutata come una
grande operazione anti-terrorismo e celebrata come una grande prova di
efficienza dell’esercito iracheno, per il cui addestramento
l’amministrazione Bush ha stanziato miliardi di dollari dei
contribuenti statunitensi (e anche di quelli italiani, almeno fino a
quando l’Italia era in Iraq). Le immagini dei militari di Baghdad che
esultano dopo la vittoria sono già in rete. Fin qui, la versione
ufficiale, ma a Cockburn raccontano una versione differente.
Dalla faida alla strage. Per i giornali locali iracheni infatti, la
storia è andata diversamente. In primo luogo, la setta di al-Hassani
non era affatto un gruppo d’insorti, ma anzi sarebbe un gruppo pacifico
che, composto da sunniti e sciiti, si opponeva alla violenza
interconfessionale che sta insanguinando l’Iraq. E proprio per questo
atteggiamento non era amata dal Consiglio Supremo per la Rivoluzione
islamica in Iraq (Sciri), la principale fazione sciita irachena, vicina
all’Iran. Lo Sciri controlla Najaf e non avrebbe gradito il fatto che
al-Hassani stesse arrivando, con un codazzo di centinaia di fedeli, in
quanto il predicatore apparteneva alla tribù degli Hawatim che, con la
tribù dei Khaza'il, si oppone allo strapotere dello Sciri sulla città
santa sciita. Il corteo, sempre secondo le ricostruzioni della stampa
irachena, è arrivato all’altezza del villaggio di Zarqa, dove si è
imbattuto in un checkpoint. Tutti i fedeli viaggiavano a piedi, tranne
al-Hassani, sua moglie e l’autista, che viaggiavano su una Toyota. I
militari al posto di blocco, probabilmente per un ordine ricevuto in
precedenza, hanno aperto il fuoco uccidendo il leader religioso. Una
vera e propria imboscata, alla quale i fedeli di al-Hassani hanno
reagito aggredendo i militari iracheni. Non è dato sapere se l’attacco
fosse preventivato o meno, ma secondo una ricostruzione che non collima
con quella dei militari iracheni, i soldati hanno chiesto il supporto
aereo Usa dicendo di essere attaccati da un gruppo di al-Qaeda. Gli
elicotteri Apache statunitensi sono arrivati, uno è stato anche
abbattuto, ed è stata una strage.
Parlano i membri della tribù. La versione dei fatti raccolta da
Cockburn è confermata anche da Dahr Jamail, corrispondente dell’Inter
Press Service in Iraq. “Andavamo a celebrare le nostre festività, come
ogni anno, quando siamo stati attaccati”, racconta al giornalista
Jabbar al-Hatami, membro della tribù di al-Hassani. “la versione dei
militari iracheni è l’ennesima bugia di questa guerra”, continua
al-Hatami, “noi abbiamo provato a spiegare che stavano sparando su
degli innocenti, ma è scoppiato il finimondo”. “Il problema è che noi
rappresentiamo due tribù alleate, con sunniti e sciiti, e non siamo
servi dell’Iran come loro. Questo ci porta a essere indipendenti e a
opporci all’occupazione straniera. Le nostre tribù erano un obiettivo,
che adesso è stato colpito”, racconta Ahmed, un membro della tribù
Khaza’il. “Gli elicotteri Usa hanno partecipato all’azione”, racconta
l’iracheno, “hanno massacrato dei pellegrini indifesi senza farsi
nessun problema”. Il fatto che la fonte principale della versione
ufficiale sia il governatore di Najaf, Assan Abu Khalil, membro dello
Sciri, non permette di avere una ricostruzione indipendente della
vicenda. Quello di Najaf, fra sospetti e accuse reciproche, resterà uno
dei tanti misteri della guerra in Iraq. Christian Elia
Parole chiave: iraq, najaf, soldati del paradiso, sciri, al-sistani, ashura