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Insicurezza. “L’instabilità è generale, ogni giorno in città
muoiono almeno 5 persone per colpa delle milizie – dichiara un giornalista
raggiunto telefonicamente -. La gente ha paura di uscire per strada, ci sono
continue notizie di mazzette da pagare, rapine, uccisioni, regolamenti di
conti, stupri. Il governo non sta facendo nulla per garantire la sicurezza,
neanche gli etiopi riescono a stabilizzare la situazione”. In compenso,
continuano gli attentati contro i militari somali ed etiopi, organizzati
presumibilmente dagli ex-membri delle Corti islamiche che si sono dati alla
guerriglia. Ieri sera, alcuni colpi di mortaio sono esplosi nei pressi di una
caserma dell’esercito. “Se questa situazione dovesse durare, gli islamisti
avrebbero un’altra occasione per influenzare la popolazione. Più gli etiopi
rimangono a Mogadiscio, e più la gente sospetta di loro”. Anche per questo il
governo etiope avrebbe avviato il ritiro, previsto in tre fasi, dei suoi
uomini. “Sono dichiarazioni di facciata per fare pressioni sugli altri stati
africani – commenta scettica la nostra fonte – visto che a Mogadiscio e nelle
altre città non c’è traccia di ritiro”.
Peacekeepers. Al momento
la tattica etiope non sta pagando, visto che l’Ua stenta a trovare truppe da
spedire in Somalia. “Ma anche se trovassero 8 mila soldati, cosa sperano di
fare? – osserva una nostra fonte a Baidoa – Le truppe etiopi attualmente in
Somalia sono circa 30 mila, e stanno mantenendo un minimo di ordine perché
hanno fama di gente che spara. Ottomila peacekeepers
non bastano neanche per Mogadiscio e poi, con le regole di ingaggio che
avranno, dubito che potranno fare molto”. Il nuovo presidente della Commissione
Ua, il ghanese John Kufuor, ha concluso il summit augurandosi che nelle
trattative dei prossimi giorni vengano assegnati i 3.600 soldati che ancora
servono per dare il via alla missione. Nei giorni scorsi, gli Usa hanno
dichiarato che metteranno la loro forza aerea a disposizione della missione di
pace. “Una decisione che suona un po’ ironica, visti i bombardamenti condotti
dagli statunitensi nelle settimane scorse – commenta il giornalista –
oltretutto la gente non si fida di loro. Così come per il governo di
transizione e i suoi alleati etiopi, non c’è un disegno chiaro di
stabilizzazione. La gente non capisce se siano qui per aiutare veramente la
Somalia o semplicemente per occuparla”.Matteo Fagotto