31/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Minacce alla comunità ebraica yemenita, che lascia le case ma vuole restare nel paese
I componenti di una piccola comunità di ebrei residenti a Sa’ada, una provincia rurale nel nord dello Yemen, sono stati costretti a lasciare le proprie case per evitare di essere rapiti o rapinati.
 
Minacce. Il quotidiano arabo Al Wattan riporta la vicenda di 45 ebrei yemeniti che hanno subito minacce da una formazione di musulmani radicali e sono stati costretti a lasciare case e quartiere per trasferirsi provvisoriamente in un albergo della città. “Chiunque rimanga nelle case –si legge nel messaggio recapitato a un membro della comunità- sarà ucciso o i suoi figli saranno rapiti”. Dall’albergo di Sa’ada hanno inoltrato una protesta direttamente al presidente Abdullah Saleh. Le minacce sono partite da un gruppo di radicali sciiti che fa capo a Hossein Bader A-Din Al Khouty, secondo i quali gli ebrei avrebbero agito “per servire la causa del sionismo globale, che punta a disseminare la decadenza tra la gente, e allontanarla dai loro principi, dai loro valori e dalla religione”. Nel delirante messaggio le famiglie vengono avvertite che sono state messe sotto sorveglianza e la caccia agli ebrei viene giustificata nel nome dell’islam.
 
Protezione. La scorsa settimana un componente della comunità ebraica di Sa’ada è stato avvicinato da uomini mascherati, che gli hanno dato due giorni di tempo per lasciare la casa. “Siamo stati buttati fuori dalle nostre case –ha detto- abbiamo perso i nostri soldi e non sappiamo come provvedere ai nostri figli”. Secondo Masoud, un uomo che è entrato in contatto con una delle famiglie minacciate per conto di una radio israeliana, le famiglie non avrebbero nessuna intenzione di emigrare in Israele, e vorrebbero piuttosto continuare a vivere nello Yemen. “Sono spaventati e le loro condizioni di vita sono molto peggiorate da quando devono vivere in un albergo” dice. Nonostante le minacce del gruppo islamico fossero esplicitamente dirette conto l’intera comunità, il governo ha rifiutato di fornire loro assistenza, come spetterebbe a qualunque cittadino yemenita. La comunità ebraica di Sa’ada ha vissuto in Yemen per generazioni, godendo della protezione dei tolleranti capi tribù locali, ai quali pagavano tasse in cambio della sicurezza. Gli ebrei in Yemen sono diverse centinaia e fino ad ora non avevano avuto i gravi problemi di integrazione che affrontano in altri paese del medio oriente. La maggior parte di loro è radicata nel Paese, dove può praticare la propria vita religiosa e mandare i bambini a studiare nelle scuole ebraiche. Israele per loro è solo un Paese dell’area, non un luogo dove andare per sfuggire all’intolleranza. Almeno fin’ora.
 

Naoki Tomasini

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