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Acqua complice. La febbre di Rift Valley è una malattia virale rara e
non molto conosciuta, principalmente causa di aborti spontanei e morte
per emorragia fra gli animali domestici, con perdite gravi per
l’economia di un paese, ma che può essere trasmessa anche all’uomo.
L’ultima epidemia in Kenya risale al 1997, quando sempre nel mese di
dicembre, dopo le abbondanti piogge di ottobre, si verificarono decessi
e aborti spontanei negli animali e vittime anche fra gli uomini. Il
bilancio finale di quell’epidemia fu di 27.500 persone infettate e 170
morti. Ora, a dicembre del 2006, si sono ripresentate le medesime
condizioni climatiche e ambientali favorevoli alla diffusione del germe
responsabile della malattia, con piogge abbondanti e inondazioni.
Il ruolo delle uova di zanzara.
Il passaggio dell’infezione all’uomo
può infatti avvenire attraverso il contatto con sangue, altri fluidi od
organi
provenienti da animali infetti, e viene considerato a rischio il
consumo di latte crudo; inoltre, la trasmissione sembra avvenire anche
tramite la puntura di zanzara.
In particolare, in collegamento avviene tramite la zanzara aedes: le sue uova infette vengono deposte
lungo i corsi dei fiumi, dove possono sopravvivere a lungo, in un
ambiente asciutto. Quando abbondanti piogge e inondazioni fanno sì che
vengano sommerse dall’acqua, si schiudono dando origine a zanzare
infette che diffondono nuovamente il virus ad animali e uomini, a
distanza anche di anni da precedenti epidemie. Nella maggior parte dei
casi la malattia nell’uomo comporta sintomi lievi e si risolve in
genere nell’arco di una settimana, ma una piccola parte dei pazienti può avere
disturbi molto più gravi, fra cui la febbre
emorragica (meno dell’1 per cento dei casi), che causa la morte in un
paziente su due.
Numeri incerti. L’epidemia di febbre di Rift Valley nelle zone
nordorientali del Kenya è stata preceduta anche questa volta, come nel
passato, da inondazioni, con la nascita di zanzare portatrici del virus
da uova infette. Il centro
dell’epidemia è nei distretti di Garissa e Ijara, dove oltre agli uomini, la malattia
ha colpito duramente il
bestiame, uccidendo centinaia di animali domestici. Da lì, si è poi diffusa ad
altri distretti. E’ difficile avere un quadro
preciso della situazione: secondo quanto riportato dall’Organizzazione
non governativa (Ong) Medici senza frontiere (Msf), le persone a
rischio di infezione vivono disperse in una zona geografica ampia e
sono spesso difficili da raggiungere via terra proprio per le
inondazioni. I casi di infezione potrebbero quindi essere molti di più.
Inoltre, secondo Msf, un ulteriore ostacolo a una registrazione corretta
dei malati è rappresentato dalla paura della popolazione: il numero di morti nelle
forme gravi è tale da scoraggiarli
nell’affrontare un lungo viaggio per raggiungere i centri di salute.
Valeria Confalonieri