07/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Un pensionato ceceno percorre 12mila chilometri in bici. Per andare alla Mecca
Quasi dodicimila chilometri in bicicletta, attraversando la Cecenia, il Daghestan, l'Iraq, l'Iran e Israele, per andare in pellegrinaggio alla Mecca. E' l'incredibile storia di un pensionato ceceno.

Dzhanar-Aliev Magomed-AliVerso la Mecca. Il Corano annovera tra i pilastri della fede il pellegrinaggio alla Mecca, obbligatorio – almeno una volta nella vita – per i musulmani che ne abbiano le possibilità, fisiche ed economiche. Dzhanar-Aliev Magomed-Ali, ceceno di sessantatré anni, non ne aveva mai avuto l'occasione, a causa della guerra che insanguina il suo Paese dal 1994, e a causa dei soldi che, come per la maggior parte dei suoi concittadini, bastano a malapena per sopravvivere. Dzhanar-Aliev Magomed-Ali aveva ormai rinunciato, quando un sogno ha cambiato la sua vita. “Mi è apparsa mia madre, e mi ha detto di andare in pellegrinaggio”, ha raccontato Dzhanar. “Io nel sogno le ho spiegato che non potevo, che non avevo i mezzi per farlo. Ma lei mi ha risposto 'Hai una bicicletta, no? Usa quella'. E ho deciso di partire”.

la Mecca invasa dai pellegriniPellegrino su due ruote. Così è iniziato il suo viaggio. Su una vecchia bicicletta viola, Dzhanar è partito dal suo villaggio, Urus Martan, a pochi chilometri dalla capitale cecena Grozny. E ha pedalato per quasi dodicimila chilometri, in dieci settimane, facendo un giro tortuoso e ripensando l'itinerario ogni volta che veniva respinto a un confine perché gli mancavano i visti necessari. “In Iraq ho discusso con le truppe statunitensi, non volevano farmi passare e mi hanno buttato la bici per terra”. Poteva andargli peggio, se si pensa che per andare alla Mecca ha attraversato alcuni dei luoghi più pericolosi al mondo. Sulla bici ha attaccato un cartello verde, colore dell'Islam, con le tappe del suo viaggio: “Urus Matan - Grozny - Khasavyurt - Makhachkala - Baku - Teheran - Baghdad - Damasco - Mecca - Medina - Gerusalemme – Urus Matan”. E ha coronato il suo sogno.

Haji Dzhanar. Una folla di parenti ha salutato il ritorno a Urus Martan del coraggioso ciclista. Ora può aggiungere al suo nome “haji”, appellativo di cui possono fregiarsi solo coloro che hanno compiuto il pellegrinaggio alla Mecca. E' felice ed esausto. “E' stato un viaggio davvero duro. Non permetterei a nessuno di rifarlo”, ha detto agli amici, appoggiando in giardino la bicicletta impolverata.

Cecilia Strada

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