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Verso la Mecca. Il Corano annovera tra i pilastri della fede il pellegrinaggio alla Mecca, obbligatorio
– almeno una volta nella vita – per i musulmani che ne abbiano le possibilità,
fisiche ed economiche. Dzhanar-Aliev Magomed-Ali, ceceno di sessantatré anni,
non ne aveva mai avuto l'occasione, a causa della guerra che insanguina il suo
Paese dal 1994, e a causa dei soldi che, come per la maggior parte dei suoi concittadini,
bastano a malapena per sopravvivere. Dzhanar-Aliev Magomed-Ali aveva ormai rinunciato,
quando un sogno ha cambiato la sua vita. “Mi è apparsa mia madre, e mi ha detto
di andare in pellegrinaggio”, ha raccontato Dzhanar. “Io nel sogno le ho spiegato
che non potevo, che non avevo i mezzi per farlo. Ma lei mi ha risposto 'Hai una
bicicletta, no? Usa quella'. E ho deciso di partire”.
Pellegrino su due ruote. Così è iniziato il suo viaggio. Su una vecchia bicicletta viola, Dzhanar è partito
dal suo villaggio, Urus Martan, a pochi chilometri dalla capitale cecena Grozny.
E ha pedalato per quasi dodicimila chilometri, in dieci settimane, facendo un
giro tortuoso e ripensando l'itinerario ogni volta che veniva respinto a un confine
perché gli mancavano i visti necessari. “In Iraq ho discusso con le truppe statunitensi,
non volevano farmi passare e mi hanno buttato la bici per terra”. Poteva andargli
peggio, se si pensa che per andare alla Mecca ha attraversato alcuni dei luoghi
più pericolosi al mondo. Sulla bici ha attaccato un cartello verde, colore dell'Islam,
con le tappe del suo viaggio: “Urus Matan - Grozny - Khasavyurt - Makhachkala
- Baku - Teheran - Baghdad - Damasco - Mecca - Medina - Gerusalemme – Urus Matan”.
E ha coronato il suo sogno.Cecilia Strada
Parole chiave: Cecenia, pellegrinaggio, Mecca, haji, bicicletta