31/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Attacco dei salafiti contro l'esercito: 15 morti. Subito dopo la presunta affiliazione ad al-Qaeda
Sono 15 le vittime, secondo i giornali algerini, dello scontro a fuoco avvenuto nella notte tra domenica e lunedì presso una base dell'esercito nella zona di Bousselem, nella zona di Batna, circa 400 chilometri a est di Algeri. I militari hanno reagito a un attacco di un commando di 20 uomini del Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento (Gspc). Le vittime sono 4 militari, 10 guerriglieri e una guardia comunale.
 
abdul-wadud in un videoRelazioni pericolose. La sigla Gspc dovrebbe però essere consegnata alla storia. Il 26 gennaio scorso, con un comunicato su un sito internet ritenuto vicino al Gspc, Abu Musab Abdul-Wadud, il capo dei salafiti algerini, ha annunciato che il gruppo cambia ufficialmente nome, diventando l’Organizzazione di al-Qaeda nel Maghreb islamico, sancendo definitivamente quanto gli analisti occidentali sostenevano da tempo, e cioè che l’unico gruppo ancora attivo in Algeria è legato ad Osama bin Laden. Già in un video dell’11 settembre scorso, il braccio destro di Osama, l’egiziano al-Zawahiri, aveva salutato l’ingresso del Gspc in al-Qaeda e, il 10 dicembre successivo, il gruppo algerino aveva rivendicato un attacco contro un pulmino che trasportava lavoratori di un’azienda statunitense, uccidendo l’autista algerino e un libanese. Il tutto era stato ripreso con una telecamera e messo in rete, come anche i video messaggi di Abdul-Wadud, sempre più simili nel linguaggio e nella simbologia ai messaggi di al-Qaeda. Tutto sembra chiaro e lineare, quindi: l’ultimo gruppo armato della guerra civile algerina, che negli anni Novanta ha insanguinato il Paese, si allea all’internazionale del terrore.
 
abdul-wadud sul sito dei salafitiSoluzione finale. Quello che lascia perplessi però è la pubblicità data a tutta la vicenda, in uno stile che se risponde alle strategie comunicative di Osama e soci, non ha però mai rappresentato un gruppo che ha sempre fatto della sua invisibilità la sua forza. Un gruppo che dovrebbe essere formato da un massimo di 1500 uomini e che, dal 1998, tiene in scacco l’esercito algerino con uno stillicidio di attacchi a obiettivi militari e mai civili. E anche questa differente linea strategica, in sintonia con chi si presume abbia fatto schiantare tre aerei in due città statunitensi, stride molto.
L’opinione dell’opposizione algerina è infatti di senso diametralmente opposto: il Gspc con al-Qaeda non c’entra nulla, ma far passare il messaggio che sia così permetterebbe al governo del premier Bouteflika e del suo temuto ministro degli Interni, Noureddine Yazid Zerhouni, di avere mano libera nel reprimere con la forza l’ultimo focolaio di integralismo armato nel Paese, dopo aver battuto il Gruppo Islamico Armato durante la guerra civile e aver scambiato la pace con una serie di amnistie per tutti coloro che avessero lasciato le armi. Nonostante tutti questi sforzi però, i salafiti hanno continuato a rappresentare una spina nel fianco del governo di Algeri. L’alleanza tra i salafiti e al-Qaeda permetterebbe di fare piazza pulita ricorrendo alle maniere forti e con l’appoggio dell’opinione pubblica. Non a caso nessuno parla, almeno nei giornali algerini che godono di una limitata libertà, della guerra intestina all’interno del Gspc, scatenatasi quando il vecchio emiro Hassan Hattab aveva preso posizione per un ‘cessate il fuoco’ con il governo di Algeri, all’inizio di quest’anno. Forse ha vinto la linea dura di Abdul-Wadud, forse no, ma da oggi la ‘guerra al terrorismo’ ha un nuovo fronte. 

Christian Elia

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