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Speranza per gli adolescenti. La lieta novella per i ragazzi della riserva indiana di Eagle Butt, nel South
Dakota, ha il beneaugurale nome di Cokata Wikoni. In Lakota, la lingua dei nativi,
significa centro della vita. Così è stata chiamata la struttura ricreativa ultimata
nei giorni scorsi nel piccolo villaggio all'interno della Cheyenne River Reservation,
terra degli ultimi Cheyenne. E mai come adesso il nome (Cokata Wikoni) è destino
(la vita). Lo è perché i piccoli indiani in America non hanno vita facile. E a
volte il loro destino è stata la morte. Come quando hanno scelto insieme il suicidio
rituale, una via di fuga che tra il 2002 e il 2003 ha mietuto le vite di 17 ragazzi.
Depressione, solitudine, abuso di alcool, disoccupazione, perdita di riferimenti
e di identità hanno sinora portato i giovani cheyenne a compiere scelte scellerate
per la propria vita. "Per questo - spiega Julie Garreau, direttrice dello Youth
Project, che ha costruito il centro - Cokata Wikoni rappresenta la speranza per
il futuro. Vogliamo che questo posto diventi un luogo sicuro dove i nostri figli
possano apprendere, divertirsi e costruire i loro sogni. Insieme, dobbiamo assumerci
la responsabilità delle scelte e delle direzioni che la nostra comunità prenderà.
Imparare dal passato. L'entusiasmo di Julie Garreau non è mai venuto meno nel tempo. Intervistata
da PeaceReporter due anni fa, spiegava quale avrebbe potuto essere l'alternativa
alla catena di suicidi (cinque tentativi in una settimana, secondo le statistiche
del 2005): "I ragazzi volevano un posto dove poter giocare a basket, studiare,
collegarsi a internet, e imparare la lingua della comunità Lakota, cui appartengono".
Il centro, sempre nelle parole di Julie Garreau, rappresenta il passato, il presente
e il futuro della gente Lakota. Attraverso di esso, la comunità potrà intraprendere
passi importanti e auto-sostenersi onorando le proprie tradizioni. Si tratta di
una grande struttura di metallo, cemento e plastica che occupa uno spazio di 4
mila metri quadri, circondato da novemila metri quadrati di giardino. Il corridoio
centrale è piastrellato di blu e fiancheggiato da toni caldi rossi e verdi, a
rappresentare il fiume Cheyenne e l'erba che ammantava un tempo le praterie del
Dakota. Tra i progetti della Garreau anche quello di costruire un 'muro della
storia', ovvero un viaggio pittorico attraverso le generazioni dei Lakota.
Un faro per il futuro. "I ragazzi che visiteranno il centro - conclude la Garreau - riceveranno ispirazione
e forza attraverso le storie dei loro antenati, e sicuramente miglioreranno la
qualità della loro vita e delle generazioni venture". All'inaugurazione del centro
era presente anche Billy Mills, indiano Oglala Sioux, residente a pochi chilometri
da Eagle Butt e vincitore della medaglia d'oro nei 10 mila metri alle Olimpiadi
di Tokyo del 1964. Ciò che i giovani indiani d'America troveranno nel centro è
prima di tutto l'opportunità di decidere cosa fare del loro tempo libero. E nella
nuova struttura non si ha che l'imbarazzo della scelta: internet cafè, laboratorio
informatico, palestra con campo da basket regolamentare e attrezzistica, spazi
per l'arte e per la danza, consultorio, cucina e biblioteca. Tutti gli ambienti
sono stati ricavati dietro richiesta dei teen-agers di Cheyenne River. I ragazzi
sono stati direttamente coinvolti nell'ideazione della struttura attraverso un
sondaggio che ha individuato necessità e interessi di bambini e adolescenti della
Riserva. Non solo gli spazi saranno disponibili per l'istruzione e l'allenamento,
ma anche per le attività organizzative di associazioni locali e gruppi giovanili.
Nella speranza dei volontari dello Cheyenne, il centro diventerà il faro di una
comunità giovanile il cui rischio di smarrirsi è stato finora sin troppo elevato.
Luca Galassi
Parole chiave: eagle butt, cheyenne, south dakota, lakota