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Scontri. Ad aprire le ostilità è stato
l’arresto, avvenuto lo scorso venerdì nella capitale Dakar, di sei membri dell’opposizione (tra i quali
l’ex-premier Moustapha Niasse), responsabili di aver organizzato una
manifestazione non autorizzata per protestare contro la decisione del presidente
Wade di
spostare al prossimo giugno le elezioni parlamentari, inizialmente previste per
febbraio in concomitanza con le presidenziali. Le forze dell’ordine hanno sciolto
la manifestazione, di poche
centinaia di persone, a colpi di gas lacrimogeni, rilasciando i sei arrestati
dopo poche ore. “Il governo si è giustificato sostenendo che la manifestazione
non era stata autorizzata, ma è ovvio che si è trattato di un modo per
intimidire gli oppositori in vista del 25 febbraio”, riferisce il giornalista
Serigne
Saliou Samb, direttore della sezione attualità del quotidiano locale L’Observateur. “Un provvedimento che ha
scioccato la popolazione, visto che il Senegal (uno dei pochi Paesi africani a
non aver vissuto colpi di stato dall’indipendenza ad oggi, ndr) è considerato
nella
regione una vera democrazia”.
Outsiders. Senza Seck, la strada di Wade per
la riconferma sarebbe pressoché spianata. “Nonostante la sua impopolarità nelle
grandi città, il presidente può contare sull’appoggio dei marabutti, le guide
spirituali islamiche che hanno un grosso séguito nelle campagne”, continua
Okoko. Dopo sette anni di governo, il bilancio di Wade è deficitario: se la
qualità dei trasporti è cresciuta grazie all’apertura di nuovi cantieri, non si
registrano miglioramenti sensibili nell’economia, con un tasso di disoccupazione
che rimane alto e spazi democratici ristrettisi dal 2000 ad oggi. Il
presidente, insomma, ha più possibilità di essere rieletto per mancanza di
oppositori piuttosto che per il proprio lavoro, anche se, come ammonisce Samb,
“la partita non è del tutto chiusa. Ci sono molti candidati provenienti dalla
società civile che potrebbero giocare un ruolo da outsider. La gente è stanca
della classe politica, la corruzione è rampante”. Forse i tempi sono maturi per
un cambio di rotta vero.Matteo Fagotto