30/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



L'esercito birmano lancia un'offensiva contro i campi guerriglieri
Su richiesta del governo di Nuova Delhi, l’esercito birmano ha scatenato una violenta offensiva contro le basi dei guerriglieri indiani Naga. Da sabato, il distretto settentrionale di Sagaing, al confine con l’India, è teatro di violenti scontri armati tra oltre 3.500 soldati birmani e un numero imprecisato di combattenti del Consiglio Nazionale Socialista del Nagaland, fazione Khaplang (Nscn-K). Il quartier generale e almeno due accampamenti dei ribelli sono stati bombardati con razzi e granate, poi attaccati e dati alle fiamme. Un primo bilancio dei combattimenti – che sono tutt’ora in corso – parla di almeno una dozzina di soldati birmani e di tre guerriglieri Naga uccisi.
 
MappaForse il vero obiettivo sono i campi Ulfa. Questa azione militare è stata decisa dalla giunta militare al potere in Myanmar su pressione del governo indiano – che pare abbia anche fornito al governo birmano gli armamenti necessari. La settimana scorsa, infatti, il ministro degli Esteri di Nuova Delhi, Pranab Mukherjee, si era recato in visita a Yangon proprio per sollecitare il regime militare birmano ad agire contro le basi di tutti i gruppi armati indiani che si rifugiano nel suo territorio: quelli del Nscn-K, certo, ma soprattutto quelli del Fronte Unito Rivoluzionario dell’Assam (Ulfa), che all’inizio di gennaio hanno sferrato in India una violenta serie di attacchi, in seguito ai quali il governo indiano ha inviato in Assam 20 mila soldati. Nuova Delhi teme che, per sfuggire alla sua offensiva, i ribelli dell’Ulfa si siano rifugiati oltre confine, in Myanmar. Da qui la richiesta indiana d’intervento al regime birmano nel distretto di Sagaing. E quindi probabile che il vero obiettivo dell’esercito di Yangon non siano le basi dell’Nscn-K, ma quelle dell’Ulfa. Anche se, per ora, si ha notizia di attacchi contro i campi dei ribelli Naga.
 
Guerriglieri del Nscn-KChi sono i ribelli del Nagaland? Secondo il governo indiano, la fazione Khaplang del Consiglio Nazionale Socialista del Nagaland ha in Myanmar una cinquantina di campi e tra i cinque e i settemila uomini.
Questo gruppo è nato nel 1988 dalla scissione dell’Nscn (fondato nel 1980), che in quell’anno si spaccò in due per le rivalità interne sorte tra i due principali clan della tribù dei Naga, i Konyak e i Tangkhul. Le due fazioni, rispettivamente Khaplang e la Isak/Muivah (dai nomi dei diversi capi), hanno iniziato a farsi la guerra anche tra loro, e da allora non hanno mai più smesso. Nel 1997 la fazione Isak-Muivah ha firmato un cessate il fuoco con il governo indiano. Nel 2001 lo ha fatto anche la fazione Khaplang. Ma nessuno dei due lo ha rispettato, né con il governo, né tra di loro.
Entrambi i gruppi, a parte le divisioni di clan, accusano il governo indiano di sfruttare le risorse locali (minerali, tè, legname e petrolio) senza dare nulla in cambio alla popolazione e combattono per l’indipendenza da Nuova Delhi e per la creazione di una Repubblica Popolare del Nagaland, ispirata ai principi del maoismo e dello spiritualismo cristiano-animista che caratterizza il popolo Naga.
Dal 1980 il conflitto armato in Nagaland ha causato almeno 20 mila morti.
 
Soldati birmani in parataPressing Usa contro il regime birmano. L’offensiva birmana giunge in un momento di forti tensioni tra il regime militare di Yangon e l’Occidente, Usa in particolare. Dall’inizio dell’anno, Washington ha infatti iniziato un pressing diplomatico senza precedenti contro la giunta, chiedendo riforme democratiche e portando addirittura, per la prima volta nella storia, la questione birmana al Consiglio di Sicurezza dell’Onu: solo il veto di Cina e Russia ha bloccato una risoluzione che condanna le violazioni dei diritti umani delle minoranze e degli attivisti democratici. Yangon ha reagito accusando gli Usa di voler provocare, con la scusa della democrazia, un cambio di regime per forzare l’apertura del Myanmar agli investimenti occidentali.
 

Enrico Piovesana

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