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Forse il vero
obiettivo sono i campi Ulfa. Questa azione militare è stata decisa dalla
giunta militare al potere in Myanmar su pressione del governo indiano – che pare
abbia anche fornito al governo birmano gli armamenti necessari. La settimana
scorsa, infatti, il ministro degli Esteri di Nuova Delhi, Pranab Mukherjee, si
era recato in visita a Yangon proprio per sollecitare il regime militare
birmano ad agire contro le basi di tutti i gruppi armati indiani che si
rifugiano nel suo territorio: quelli del Nscn-K, certo, ma soprattutto quelli
del
Fronte Unito Rivoluzionario dell’Assam (Ulfa), che all’inizio di gennaio hanno
sferrato in India una violenta
serie di attacchi, in seguito ai quali il governo indiano ha inviato in
Assam 20 mila soldati. Nuova Delhi teme che, per sfuggire alla sua offensiva,
i
ribelli dell’Ulfa si siano rifugiati oltre confine, in Myanmar. Da qui la
richiesta indiana d’intervento al regime birmano nel distretto di Sagaing. E
quindi probabile che il vero obiettivo dell’esercito di Yangon non siano le
basi dell’Nscn-K, ma quelle dell’Ulfa. Anche se, per ora, si ha notizia di
attacchi contro i campi dei ribelli Naga.
Chi sono i ribelli
del Nagaland? Secondo il governo indiano, la fazione Khaplang del Consiglio
Nazionale Socialista del Nagaland ha in Myanmar una cinquantina di campi e tra
i cinque e i settemila uomini.
Pressing Usa contro
il regime birmano. L’offensiva birmana giunge in un momento di forti
tensioni tra il regime militare di Yangon e l’Occidente, Usa in particolare. Dall’inizio
dell’anno, Washington ha infatti iniziato un pressing diplomatico senza
precedenti contro la giunta, chiedendo riforme democratiche e portando
addirittura, per la prima volta nella storia, la questione birmana al Consiglio
di Sicurezza dell’Onu: solo il veto di Cina e Russia ha bloccato una
risoluzione che condanna le violazioni dei diritti umani delle minoranze e
degli attivisti democratici. Yangon ha reagito accusando gli Usa di voler
provocare, con la scusa della democrazia, un cambio di regime per forzare
l’apertura del Myanmar agli investimenti occidentali.Enrico Piovesana