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La notizia è di portata storica: Washington che accusa Israele di 'possibili violazioni' degli accordi sulla
vendita di bombe a grappolo. Pensando alla sintonia - e all'acquiescenza - degli
Usa riguardo la politica di Tel Aviv, vien da sgranare gli occhi a leggerla. Tale
stupore deve tuttavia venir trattenuto: esiste un precedente, e risale al 1981,
quando l'amministrazione Reagan sospese la vendita di bombe a grappolo a Israele
per sei anni, dopo un'indagine del Congresso che evidenziò la violazione degli
accordi relativi all'utilizzo di tali armi durante l'invasione del Libano.
La storia si ripete, non troppo dissimile, oggi. A seguito di insistenti segnalazioni da parte di organizzazioni umanitarie,
Human Rights Watch in primis, il Dipartimento di Stato Usa ha aperto un fascicolo per indagare sulle denunce rivolte
a Tel Aviv: durante i bombardamenti in Libano - sostengono le organizzazioni -
l'esercito israeliano avrebbe utilizzato le bombe a grappolo contro i civili.
Le armi in questione sono bombe che, esplodendo, si frammentano in decine di altre
piccole bombe, per 'massimizzare' il numero di vittime. Nel luglio 2006, l'aviazione
di Tel Aviv alla ricerca dei rifugi di Hezbollah colpì con una pioggia di fuoco
la città di Cana, uccidendo 57 civili. Le leggi internazionali non vietano la
vendita di 'cluster bombs' e il loro utilizzo contro combattenti nemici, ma ne
proibisce l'uso contro civili e in zone prossime ad abitazioni civili. Gli Stati
Uniti hanno utilizzato bombe a grappolo, anche dette 'a frammentazione', in Iraq
e Afghanistan, ma, secondo il direttore di Human Rights Watch, Steve Goose, nessun
utilizzo è stato così 'esteso e pericoloso per i civili' come quello avvenuto
durante i 34 giorni della guerra israeliana in Libano. Le bombe utilizzate dall'aviazione
israeliana sono state prodotte proprio da industrie belliche statunitensi. Il
portavoce del Dipartimento di Stato, Sean McCormack, ha riferito che durante
la guerra "possono esserci state violazioni degli accordi", e che un rapporto
preliminare è stato inviato al Congresso. Spetterà adesso all'assemblea parlamentare
Usa decidere se aprire un'inchiesta e adottare provvedimenti contro Israele. Luca Galassi