01/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Fra le rovine di una civiltà millenaria e la realtà di una guerra quotidiana
Scritto per noi da
Antonella Sinopoli

le trafficate strade della capitale ColomboSangi ha trent’anni, è nata in un villaggio della zona collinare dello Sri Lanka e nella sua casa non c’era né luce né acqua. Da sei vive in Italia, a Napoli, dove riesce a racimolare più o meno 800 euro al mese lavorando come domestica, ma più della metà di questi soldi se ne va per pagare l’affitto, le bollette, la spesa. Ogni mese “affida” 150 euro a un connazionale perché li faccia arrivare ai genitori che nel suo Paese accudiscono suo figlio, tre anni, con cui avrà passato si e no cinque mesi della sua vita da quando lo ha messo al mondo. Il servizio le costa ogni volta 10 euro. E’ lei, Sangi, occhi neri dolcissimi e tono della voce sempre sereno, a farci da guida in un viaggio che in molti ci avevano sconsigliato di fare e che lo stesso ministero degli Esteri definisce tra quelli a rischio, indicando al cocciuto turista i luoghi da evitare, vale a dire la penisola di Jaffna, la zona a est di Polonnaruwa, le aree lungo la costa orientale del Paese, la regione del Vanni e, naturalmente, le zone con divieti di accesso da parte delle Autorità militari e civili o controllate dall'LTTE, i separatisti del Movimento di Liberazione Tigri del Tamil Eelam.
 
La vecchia Ceylon. L’impatto con l’ex isola di Ceylon ci prende alla gola, l’aeroporto di Katunayake e la capitale Colombo, che dobbiamo purtroppo attraversare, sono un grande caos dei caratteristici mezzi a tre ruote, auto, autobus pubblici e privati vecchissimi dai cui tubi di scappamento esce un grigio-nero impressionante. Muoversi nel Paese è un’impresa, a parte la reale pericolosità di chi guida (incontreremo ogni giorno incidenti sui nostri tragitti, la segnaletica è inesistente tranne a Colombo e in rari centri urbani, del resto temiamo che nessuno la rispetterebbe) e ce ne accorgiamo presto. Chiediamo a Sangi di andare a Polonnaruwa, una delle meravigliose città antiche, all’interno della quale potremo ammirare il Gal Vihara, il gruppo delle statue del Buddha tra le più famose della scultura rupestre cingalese.
 
posto di blocco dell'esercito cingaleseL'esercito nelle strade. La strada in alcuni posti è impraticabile come sempre e i posti di blocco man mano che ci avviciniamo si moltiplicano. I militari fanno cenno di fermare, poi vedono noi, i turisti, e ci lasciano passare senza controllare. Comprendiamo lo scopo (tra l’altro indicazione di esponenti del Governo), non infastidire i pochi turisti che ancora si recano in questo paese nonostante lo tsunami e l’intensificarsi del conflitto tra esercito e guerriglieri Tamil, ma ci viene da pensare all’assurdità di tale sistema, all’approssimazione delle norme di sicurezza. Dal 2005 è in vigore nel Paese lo stato di emergenza a causa della recrudescenza degli scontri tra l'esercito e i separatisti.
 
"Attenzione ai bambini". La tregua seguita al cessate il fuoco sottoscritto tra il Governo e l’LTTE nel dicembre 2001 e i colloqui di pace avviati nel febbraio del 2002 avevano lasciato qualche speranza, ma dall’inizio dell’anno il Paese ha subito un’escalation della fase della guerra con azioni e attentati che coinvolgono sempre più la popolazione civile e…i bambini. “Dobbiamo fare attenzione ai nostri figli” ci confida Sangi, che quando porta Baba con noi non lo perde d’occhio un istante. Quando andiamo a Polonnaruwa (oppure a Sigiriya o a Dambulla) lo lascia con la nonna. “Le tigri rapiscono i bambini per farli combattere, è già accaduto”. Lo Sri Lanka è uno dei Paesi sotto l’attenzione delle Nazioni Unite sulla questione dei diritti umani legati all’infanzia e all’adolescenza. Non si sa con certezza quanti siano i bambini-soldato addestrati nelle fila dei Tamil, 1300, secondo l’Unicef, al momento del cessate il fuoco. Ci scopriamo a fissare le facce dei soldati dell’esercito, quelli che dovrebbero garantire la nostra sicurezza e soprattutto quella dei loro connazionali. Quanti anni avranno: 18, 19, 20? Quanti di più dei piccoli soldati rapiti dalle loro case?
 
il tempio del Dente del BuddhaNel tempio del Buddha. A Kandy, dove è conservata la reliquia più importante del mondo buddista, il dente del Buddha, cerchiamo di respirare la spiritualità che pure questo Paese custodisce. Superiamo il disagio di dover pagare (qui come in qualunque altro museo, tempio, o centro storico-culturale) un biglietto d’ingresso che è dieci volte più alto di quello che pagano i locali (in alcuni altri luoghi per i Cingalesi l’ingresso è gratuito) ma non riusciamo a superare la scena a cui assisteremo pochi minuti dopo. Siamo testimoni, infatti, del furto del cellulare che il nostro autista aveva lasciato incustodito per qualche attimo sul cruscotto del pulmino. E così ci ritroviamo in una camionetta della polizia con il giovane ladro, sicuramente minorenne, verso la sede di polizia. Chi prende in custodia il ragazzo non si cura granché della presenza di un turista e comincia a dargli pugni nello stomaco dicendo, spiegherà Sangi, che non era stata una bella figura rubare davanti a turisti e che le scuse che chiedeva di fare al nostro autista per avergli rubato il cellulare non erano sufficienti. Ci avviciniamo e gli chiediamo di smettere. Lo fa, ma ci dice che se anche non denunceremo il ragazzo, lui deve trattenerlo. Non dimenticheremo questo posto. La nostra amica per un po’ rimane in silenzio, ma sembra volerci fare un regalo quando ci porta su una collina dove scorgiamo un tempio isolato. Non c’è altro che vento, arsura, silenzio e, dall’alto, campi infiniti di tè. Le statue del Buddha ci accolgono sorridenti. Finalmente un po’ di pace.
 
Pericolo scampato. I giorni successivi decidiamo di andare sulla costa a sud dove ci accorgeremo di quante tracce ha lasciato lo tsunami e di quanto il turismo abbia ormai dimenticato queste mete. Ma soprattutto scansiamo un grosso attentato. Sulla strada per Mirissa, Sangi chiede di fermarsi a salutare la sua vecchia insegnante che ora vive ad Hiwwaduwa. Mentre siamo lì, a un paio di chilometri un bus proveniente da Colombo verso Galle viene fatto saltare in aria: 17 morti, decine di feriti. Le strade vengono chiuse, la gente ha paura “Meno male che il bambino è a casa”, dice Sangi.
Categoria: Bambini, Guerra, Popoli
Luogo: Sri Lanka
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