30/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Il capo di stato ha indetto una commissione per indagare sulla morte del ministro della Difesa
Guadalupe Larriva, ministro della Difesa morto in un incidente, e Rafael Correa, presidente dell'Ecuador “Pretendiamo un’indagine seria e indipendente su questo strano e sospetto incidente, che coinvolga anche una commissione popolare e i cui risultati siano resi pubblici”. Ad alzare la voce è la Confederazione nazionale degli indigeni ecuadoriani (Conaie), una fra le tante del coro degli sconvolti  per l’incidente accaduto al ministro della Difesa, Guadalupe Larriva, 50anni, morta mercoledì 24, in uno scontro fra due elicotteri militari nello spazio aereo ecuadoriano, nei pressi della base di Manta, area strategica gestita dagli Stati Uniti. Con lei la figlia Claudia, 17 anni, morta sul colpo come gli altri cinque militari a bordo dei velivoli.

Un fatto inaccettabile. Il presidente della Repubblica, Rafael Correa, sin da subito ha garantito chiarezza e verità sull’accaduto e ha istituito una commissione internazionale investigativa con esperti provenienti dal Cile e dalla Francia, dato che la società che ha costruito i velivoli è la francese Eurocop. “E’ un fatto inaccettabile per la ragione e il cuore – ha dichiarato Correa – Pensare che solo nove giorni fa abbiamo formato il governo, dove lei era il nostro primo ministro donna alla Difesa della storia del paese, provoca una ribellione. Perché nella morte di Guadalupe non c’è giustizia. Non c’è giustizia nella morte di Claudia e di cinque valenti soldati”.  
 
I funerali del ministro della Difesa Larriva e di sua figlia Claudia, 17 anniDai salari alla Costituente. Molte le congetture su possibili cause non accidentali. Larriva era una delle figure più carismatiche del nuovo governo: “Guadalupe era una delle menti più lucide, una delle mani più pulite e uno dei cuori più ardenti della patria”, per usare le parole dello stesso Correa. Era un ministro determinato a riformare l’esercito e ad appoggiare appieno la costituzione di un nuovo Ecuador, più giusto a cominciare dai salari da concedere ai soldati semplici per arrivare all’assemblea costituente. Violente le diatribe interne scaturite a questo proposito. La maggioranza congressuale in mano al Partito Rinnovatore Istituzionale, alla Società Patriottica, ai social-cristiani e ai democratici-cristiani, schieramenti rivali di Correa, è determinata a impedire al paese di allinearsi definitivamente con quel “socialismo del XXI secolo” che il venezuelano Hugo Chavez va proponendo agli stati latinoamericani.  
 
Rafael CorreaNo agli Usa. Solo alla luce di questi timori si possono comprendere le reazioni accese della Conaie, che ha alzato i toni in particolare quando gli Usa, sulla scia di altri paesi quali Colombia e Venezuela, hanno dato la loro disponibilità a partecipare alla commissione d’inchiesta. “Il governo di quel paese ha partecipato a decine di omicidi di leader popolari e militari nazionalisti dell’America Latina – ha accusato l’associazione indigena – non ha dunque nessuna autorità morale per investigare su questi fatti”. Poi riferendosi direttamente a Correa, hanno chiesto che venga revocato unilateralmente e immediatamente l’accordo che permette a Washington di usufruire della base militare di Manta, suo principale avamposto del Pacifico nella lotta alla droga, almeno fino al 2009, e che Correa ha già annunciato che non rinnoverà.   Intanto, per non fermare i lavori di un governo pieno di cose urgenti da risolvere, primo fra tutti il referendum costituzionale che apra le porte all’assemblea costituente prevista il 18 marzo prossimo, il presidente ha deciso di affidare ad interim la Difesa al ministro dell’Economia, Ricardo Patino, ma ha promesso che quanto prima nominerà nuovamente una donna: “Sappiamo che non troveremo mai qualcuno che colmi il vuoto lasciato da Guadalupe – ha detto il capo di stato – ma cercheremo una nuova figura femminile che ricopra questo incarico”. “Oggi siamo più fermi che mai – ha dichiarato ieri alla Tv nazionale – possono controllare il Congresso, il Tribunale elettorale, il Tribunale Costituzionale, ma noi abbiamo l’onestà, le mani pulite, i cuori ardenti e insieme a voi – ha precisato riferendosi alla gente semplice, la più povera, la più bistrattata, che da sempre lo sostiene – siamo invincibili”.
 

Stella Spinelli

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