05/02/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel Texas l'esame del Dna scagiona un innocente dopo 23 anni. E' il caso numero 192 negli Usa
Dopo aver passato metà della sua esistenza con addosso l’etichetta di maniaco sessuale, James Douglas Waller può ora ricominciare a vivere. Nel 1983 fu condannato a trenta anni di reclusione per aver violentato un ragazzino, scontò dieci anni in carcere e poi uscì con la condizionale. Il 17 gennaio, questo afro-americano cinquantenne di Dallas è stato scagionato definitivamente dal test del Dna. “Mi spiace che ciò sia capitato a lei”, gli ha detto il giudice che lo ha dichiarato innocente. Ma quello di Waller è solo l’ultimo caso di errore giudiziario scoperto negli Stati Uniti negli ultimi anni. E in un momento in cui l’applicazione della pena di morte negli Usa è ai minimi storici, ogni storia del genere contribuisce ad intaccare la fiducia che la maggioranza degli americani ha nella pena capitale.
 
James Waller al momento della sentenza che ha sancito la sua innocenzaI dati. Dal 1989, pochi anni dopo che la tecnologia lo rese possibile, negli Usa il test del Dna ha portato allo scagionamento di 192 innocenti. Con 12 casi negli ultimi cinque anni, la contea di Dallas detiene il record di errori giudiziari portati alla luce dal test. La spiegazione di questa insolita concentrazione non è univoca. C’è chi fa notare come la maggiorparte di questi casi riguarda sentenze emesse da un ex procuratore generale piuttosto duro con i sospettati, altri guardano al lato positivo dicendo: significa che a Dallas, almeno, i test del Dna li fanno davvero. “Una risposta certa non ci può essere”, dice al telefono a PeaceReporter Eric Ferrero di Innocence Project, una clinica legale che assiste i condannati nel test del Dna, “più che altro serve farsi delle domande”. Al momento, il gruppo sta lavorando su circa altri 250 casi come quelli di Waller.
 
Il caso di Waller. Il materiale non manca mai. Negli anni si sono accumulati centinaia di casi di omicidi e stupratori condannati in base a prove traballanti, con un peso decisivo attribuito alle testimonianze. Che però, come dimostra la storia di Waller, non sono immuni da errori. Il dodicenne violentato che lo inchiodò giurò di averlo riconosciuto dalla voce poche ore dopo la violenza, mentre si trovava in un negozio. Non l’aveva visto in faccia perché l’uomo che lo aveva sodomizzato, facendo irruzione nel suo appartamento, si era coperto il volto con un cappello da cowboy e un passamontagna. Era anche di altezza media, sul metro e settanta, disse inizialmente il bambino al giudice. Ciononostante quel pezzo d’uomo di James Waller, un metro e novantacinque di altezza, con alibi provato da alcuni testimoni, fu condannato a trenta anni di reclusione. Di certo non l’aiutò il fatto di essere l’unico nero ad abitare nel condominio del ragazzino stuprato.
 
Il sollievo di Evan Zimmerman, un ex poliziotto scagionato dal Dna due anni faLa tendenza. Waller ha pagato la sua innocenza con dieci anni di prigione e l’etichetta di “sex offender” una volta libero, che gli vietava di avvicinarsi ai bambini e gli è valsa il disprezzo della gente. E se qualcuno avesse pagato con la vita? Prove provate di innocenti giustiziati non sono mai state riconosciute da un giudice, anche se quelli di Innocence Project sono convinti che l’irreparabile sia già accaduto. “E’ solo difficile da dimostrarlo, ci sono indizi molto pesanti in diversi casi”, dice Ferrero. Comunque sia, i 192 scagionamenti dettati dal test del Dna – e i 123 detenuti scagionati quando erano già nel braccio della morte – stanno convincendo un crescente numero di americani che la possibilità di uccidere un innocente esiste. Nel 1994, quattro su cinque dichiaravano di essere favorevoli alla pena di morte, oggi lo sono in due su tre. E di fronte all’ipotesi di scegliere tra pena di morte ed ergastolo senza libertà anticipata, le percentuali si dividono equamente. Intanto, nel 2006 le esecuzioni si sono fermate a 53, il minimo degli ultimi trenta anni.

Alessandro Ursic

creditschi siamoscrivicicollaborasostienicipubblicità