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Licenza di uccidere. C’è voluta la sortita della scorsa settimana di Bush ('i nostri militari hanno
licenza di uccidere gli 007 iraniani') affinché il diplomatico rompesse gli indugi,
rilasciando finalmente quell'intervista che tutti i giornalisti a Baghdad attendevano.
La risposta di Teheran era nell'aria, da quando gli Stati Uniti hanno messo in
pratica la loro nuova politica, arrestando dapprima due uomini d'affari iraniani
a Baghdad, il 21 dicembre scorso, poi cinque diplomatici a Erbil la scorsa settimana,
con l'accusa di 'interferenza con gli interessi statunitensi in Iraq'. La facoltà
di utilizzare 'qualsiasi mezzo' per fermare ogni agente segreto, diplomatico,
uomo d'affari, operatore umanitario, pellegrino di nazionalità iraniana che interferisca
o nuoccia agli interessi statunitensi in Iraq, facoltà sancità da Bush sabato
scorso, ha trovato nelle dichiarazioni di Kazemi Qumi nuovo propellente per alimentare
il fuoco del confronto tra i due Paesi. Il diplomatico sciita ha così colto l'occasione
per ribattere alle accuse degli Usa ("abbiamo le prove della complicità iraniana
negli attacchi contro forze irachene e statunitensi"), lanciando un piano per
estendere, nel Paese travagliato da quasi quattro anni di conflitto, la presenza
iraniana.
Anche una banca. "Forniremo addestramento militare agli iracheni - ha affermato Kazemi Qumi -
e ci assumeremo maggiori responsabilità nella ricostruzione del Paese". All'approccio
aggressivo utilizzato da Bush, il diplomatico risponde dapprima ridicolizzando
le 'prove' dei mlitari Usa: "Le mappe di Baghdad che evidenziano i quartieri sciiti,
sunniti, o quelli misti - ha detto Qumi -, e che, secondo i militari statunitensi,
verrebbero utilizzate dalle milizie per compiere massacri etnici, sono reperibili
ovunque". Nell'elenco delle attività che vedranno impegnati gli iraniani in Iraq,
figurano, oltre al supporto militare e alle attività di ricostruzione, anche la
creazione di un istituto di credito nel centro di Baghdad. A sorpresa, Qumi ha
detto che Teheran aprirà presto una filiale della banca nazionale in Iraq. Secondo
quanto riporta il New York Times, un alto funzionario bancario iracheno ha confermato
che la repubblica iraniana ha ricevuto la licenza per aprire quella che sarà la
prima filiale di banca straniera nel Paese. Ulteriori elementi di partnership
tra i due Paesi includerebbero forniture di kerosene ed energia elettrica all'Iraq
e un progetto di cooperazione nel settore dell'agricoltura. Secondo gli analisti
internazionali, la politica statunitense verso l'Iran avrebbe l'obiettivo dichiarato
di rafforzare i legami tra Washington e i Paesi arabi sunniti (Giordania, Egitto,
Arabia Saudita e i piccoli Stati del Golfo Persico). Questi ultimi non vedono
affatto di buon occhio l'affermazione dell'Iran come potenza regionale sciita,
leader di un asse che va da Hezbollah in Libano passando per l'Iraq, dove il 60
per cento della popolazione è sciita. Contemporaneamente, oltre a inasprire il
conflitto civile in Iraq, tale atteggiamento potrebbe restringere sempre di più
la spirale che conduce a un confronto militare tra i due Paesi.Luca Galassi