29/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Più di 30 morti negli scontri tra miliziani di Hamas e del Fatah
Una vera e propria battaglia è scoppiata, dopo un periodo di calma relativa, nella Striscia di Gaza dove, da 3 giorni, i miliziani di Fatah e di Hamas si combattono casa per casa. Il bilancio, dopo una notte in cui gli scontri non si sono fermati, è arrivato ad oltre trenta morti secondo il quotidiano Haaretz. Tra le vittime anche un bimbo di 2 anni e 7 civili, a dimostrare come la battaglia non sia circoscritta ai soli miliziani ma coinvolga tutta la popolazione della Striscia.
 
miliziani di hamas in armiSospetti e violenze. Questa situazione appare differente da quella che, a metà dicembre, ha causato la morte di almeno 30 persone negli scontri tra i sostenitori dei due principali schieramenti politici palestinesi. In quell’occasione il casus belli era stato l’attacco, volontario o meno, subito dal convoglio del premier Ismail Haniyeh, che rientrava da un giro di visite ufficiali nei paesi del Golfo Persico e in Iran, al valico di Rafah, al confine tra la Striscia di Gaza e l’Egitto. Secondo gli uomini di Hamas, ad aprire il fuoco contro il loro leader erano stati gli uomini fedeli ad Abu Mazen, presidente palestinese e capo di al-Fatah. La battaglia durò per qualche giorno, ma alla fine si arrivò a una tregua. Quello che, in apparenza, non si riesce a capire è quale sia stato il motivo che ha portato oggi all’esplosione della violenza tra le fazioni palestinesi che, pur non essendo mai del tutto cessata, si era placata dopo gli scontri di dicembre. In realtà, almeno secondo la stampa israeliana, il motivo potrebbe essere piuttosto simile. Secondo il quotidiano israeliano Yediot Ahronot, una settimana fa, il presidente Mazen è scampato a un attentato lungo la strada che da Ramallah, in Cisgiordania, porta a Gaza. Quattro ordigni sarebbero stati trovati e disinnescati lungo la via che il convoglio di Mazen avrebbe dovuto percorrere dopo una serie d’incontri in Israele. E secondo il quotidiano, gli uomini di Hamas conoscevano l’itinerario di Abu Mazen.
 
guerriglieri per le strade di gazaParalisi politica. Manca qualsiasi conferma a questa ricostruzione dei fatti, ma anche solo il sospetto di un attacco pianificato degli uomini di Hamas contro il loro leader avrebbe potuto scatenare i miliziani del Fatah. La tensione è alle stelle e l’ultimo accenno di Mazen alla possibilità, constatata l’impossibilità di costituire un governo di unità nazionale tra Fatah e Hamas, di elezioni anticipate ha scaldato gli animi, portando gli uomini di Hamas a dichiarare che Mazen prepara un golpe, essendo ormai da loro considerato poco meno che un agente al soldo di Stati Uniti e Israele.
Questa lettura degli avvenimenti è agevolata dall’atteggiamento della diplomazia di Washington e Tel Aviv. In più di un’occasione, delle quali l’ultima appena pochi giorni fa, il governo israeliano ha apertamente dichiarato di aver fornito armi e finanziamenti ad Abu Mazen e ai suoi uomini, così come Condoleeza Rice tratta solo con Abu Mazen. Il sostengo al leader del Fatah è scontato, visto che sia gli statunitensi che gli israeliani vedono Hamas come fumo negli occhi, ma tutta la pubblicità data alla faccenda non aiuta certo Mazen, facendolo apparire uno strumento nelle loro mani. L’appoggio ad Abu Mazen e l’embargo sugli aiuti umanitari posto in essere dalla comunità internazionale nei confronti della Palestina, dopo la vittoria elettorale di Hamas, sembrano l’unica strategia che le cancellerie occidentali riescono a mettere in pratica per risolvere il conflitto israelo – palestinese, ma fino a ora i risultati sono che la popolazione palestinese è ridotta alla fame e per le strade si continua a morire. 

Christian Elia

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