27/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Disabili, omosessuali, preti, oppositori e piccole minoranze
scritto per noi da
Sara Dellabella

 
Un programma ricco di incontri, dibattiti, video e spettacoli legati da un unico filo conduttore: la memoria dell’olocausto. Una ricomposizione di storie, di voci, di ricordi che passano attraverso l’analisi di studiosi, dei racconti dei sopravvissuti e degli spettacoli degli attori e dei teatranti.
 
Il valore della memoria. Una giornata che si è svolta nella cornice dell’Ara Pacis di Roma, alla presenza di alcune scolaresche e molti adulti, organizzata dalle Associazioni Altromodo, E.T.I.C.A e Opera Nomadi. Conferenze, documentari, tanti spettacoli e musica per la giornata della memoria di quest’anno. Si parla di sterminio, degli ebrei e del lavoro dei Lager, ma si ricorda anche la deportazione dei Rom e quella degli omosessuali ancora poco conosciuti. La scarsa considerazione per queste due “sottoclassi” di sterminati è stata il motore trascinante della conferenza. Una situazione, quella dei Rom, che rimane controversa anche oggi, per il loro complicato inserimento sociale. Una memoria difficile da coltivare, anche per il loro modo tutto particolare di rapportarsi alla morte. Per la cultura nomade i morti vanno lasciati in pace, e anche la memoria dello sterminio rimane per questo affidata a pochi studiosi dell’epoca nazi-fascista. Un atteggiamento questo che ha alimentato nel tempo la forbice tra l’Olocausto degli ebrei e quello dei Rom, identificando sempre più il ricordo dell’Olocausto come il ricordo della strage degli ebrei.
 
le latrine di dachauUna mattanza senza senso. Quella di Hitler non fu solo una caccia al giudeo, ma una vera e propria persecuzione razziale, che non ha conosciuto differenza di religione. Disabili, omosessuali, preti, oppositori e piccole minoranze vennero individuati tra gli obiettivi della lotta nazista. Massimo Converso, presidente nazionale dell’Opera Nomadi, precisa che la deportazione dei Rom vide come protagoniste le camicie nere fasciste, e che l’accanimento contro i Rom probabilmente derivava dalla loro scarsa propensione al lavoro, ma che “non per questo oggi si debba considerare lo zingaro, solamente come colui che ruba”. Un riconoscimento difficile, che evidenzia come ancora oggi il problema dell’integrazione sia una questione spinosa, tutt’altro che risolta. Converso, nel suo intervento, aggiunge una nota di colore, specificando che all’interno del popolo Rom, si usa distinguere con la parola Sindi coloro che sono particolarmente  avvezzi all’arte dello spettacolo, citando alcuni casi celebri nati da matrimoni misti: Elvis Prestly, Charlie Chaplin, le famiglie circensi Orfei e Merano dove pare si parli ancora il dialetto sanscrito.
 
l'ingresso di dachauCultura e violenza. Un viaggio che si preoccupa di analizzare la memoria da tutti i punti di vista. Attraverso le letture di Primo Levi, testimone internato nei lager nel 1943. Il canto d’Ulisse tratto da “Se questo è un uomo” tenta di spiegare che non è follia quella di recitare Dante all’interno di un campo di concentramento, ma che è il primo gesto verso la salvezza. Perché l’isolamento porta l’uomo alla morte. Già perché lo scrittore non manca di ricordare che nei campi, la conoscenza della lingua tedesca segnava il primo spartiacque. Se qualcuno esitava agli ordini arrivavano i colpi, non c’era differenza tra un colpo o un urlo. Proprio come le bestie. Solo chi capiva questa lingua si salvava dai colpi. Molti, negli anni successivi, riferirono di aver sempre sentito urlare “Arbeit Arbeit” senza capirne il significato: si piegavano a lavorare, per la paura di essere colpiti. Una lingua che cambia, che si fa semplice, più adatta agli ordini e agli urli.
Una comunicazione che passa dagli idiomi alla cultura. In questo bisogna sottolineare che il fascismo fu più astuto. Mussolini si presenta all’Italia come un uomo di cultura, autore di prefazioni di libri e giornalista. Unisce sotto di sé le correnti culturali dell’epoca, addomesticandole all’ideologia fascista. Nel ventennio in Italia fiorirono riviste e giornali sebbene l’Italia fosse un Paese quasi totalmente analfabeta. Per chi tanto scrivere? Per i ricchi borghesi e per i giovani studenti da forgiare secondo l’ideologia del fascio, creando un allineamento ideologico nelle generazioni future. In quegli anni tutta la stampa è in mano al Governo, che una volta preoccupatosi di epurare i giornali dagli oppositori, si occupa di impartire direttive e moniti ben precisi alle testate. Le veline (gli ordini) emanate dal Min.Cul.Pop (Ministero Cultura Popolare) impartivano i consigli per un buon giornale fascista, riprendendo in alcuni casi gli errori e le scelleratezze di alcuni giornalisti azzardati. Creando una uniformazione dell’informazione.
 
Un incontro costruttivo. Questi sono solo alcuni aspetti affrontati nell’intera giornata, ma che in realtà mettono in evidenza che poi non si è fatto molto per risolvere e superare i problemi che causarono la strage nazifascista degli anni ’30-’40. Divisioni, gelosie, paura dell’altro che ancora oggi sedimentano nella società, che non mancano di venire a galla in certe occasioni legate alla cronaca. Un odio razziale che ricordiamo di denunciare in occasioni come queste, ma che poi ritorna sempre a galla, quando la politica ed i cittadini scendono in piazza per rivendicare un diritto. Gli omosessuali come gli extra comunitari, che difficilmente vengono presi in considerazione come esseri facenti parte di una società civile, ma che sempre più spesso vengono relegati dalla politica in spazi ghettizzati nei quali non creano disturbo.
“Ricordare oggi quello che è stato significa volere che non succeda più una cosa simile. Ricordare che siamo tutti esseri umani uguali” è lo slogan di questa giornata e la speranza di poter cambiare qualcosa.
Categoria: Diritti, Popoli
Luogo: Italia