26/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



Siniora a Parigi tra i grandi mentre a Beirut la gente fa prove di guerra
Scritto per noi da
Erminia Calabrese   
 
Ore 20.30, a Beirut cala il coprifuoco. Tutto tace, mentre a Parigi il premier Siniora,  nel corso della conferenza internazionale dei donatori Paris 3, si è assicurato 7,6 milioni di dollari per un paese che ha un debito di 41 milioni dollari.
 
scontri25 gennaio 2007. In tarda mattinata,  a Beirut a Kola, periferia Sud, nella caffetteria dell’Università araba di Beirut, scoppia una rissa  tra sostenitori del partito di Hariri al moustaqbal e sostenitori di Hezbollah e Amal. E' l’epicentro che scatena una serie di  violenze nei quartieri musulmani, sunniti e sciiti dell’area:  Tariq jadide,  Mar Elias e Zouqaq al Blat.
Giovani arrivano con pietre, bastoni e alcuni con armi da fuoco per sostenere i rispettivi campi e Beirut si infiamma di nuovo. Pneumatici vengono bruciati assieme ad automobili,  vari strade sono bloccate, vetrine di negozi vengono distrutte. Gli scontri si diffondono anche nelle altre università tanto che i corsi vengono sospesi fino a lunedì mentre un corrispondente della televisione al-Manar,  filo-Hezbollah, viene ferito con lanci di pietra, assieme al suo cameraman,  nel corso di una diretta. Il Premier Siniora da Parigi, forte dell’appoggio di Bush e di Chirac,  condanna gli scontri e  invita alla cooperazione  affinché  “questi atti non siano  utili al nostro nemico” mentre Nasrallah , da Beirut, enuncia una fatwa (parere religioso) che vieta ogni tipo di scontri. Per le strade la gente si batte, mentre  i leaders si fanno la guerra in tv. A fine giornata sono 5 i morti e 152 i feriti, stando a fonti locali.
 
dimostranti13 Aprile 1975. Sembra rivivere un passato ancora troppo presente: il 13 aprile 1975. A tarda mattinata, quel giorno, all’uscita della chiesa di Ain Romaneh dei colpi di fuoco uccidono 4 persone tra cui due ufficiali Kataeb, le falangi di Pierre Gemayel. Un ora più tardi, i Kataeb sparano su un autobus e provocano  la morte di 27 palestinesi. La rivolta si estende rapidamente ai quartirti vicini …la guerra civile ha inizio.
I barrage, posti di blocco istituiti  da civili per “motivi di sicurezza” erano l’incubo della guerra civile dove, dopo aver controllato la carta di identità, solo il fatto di chiamarsi Ahmad o Hassan o Elie poteva causare la morte, a secondo di chi faceva il controllo. Ieri sulla strada che da Tarik al Jadide porta verso il sud , all’altezza di Jiyeh e a Naame, sono stati messi in piedi  dei posti di blocco di persone civili armate e mascherate che domandavano al passante la loro carta di identità, mentre all’aeroporto di Beirut la gente veniva scortata da civili Hezbollah. Lina 28 anni che lavora in un’impresa nei pressi dell’aeroporto racconta: “La gente ora ha paura, il fatto che ci siano dei civili appartenenti a uno o all’ altro partito ad offriti sicurezza o a mettere in piedi posto di blocco risveglia vecchi fantasmi in Libano. Spero che quelli che comandano o che influiscono su questo paese abbiano un  buon senso manca poco o forse siamo già in una guerra civile”. Hassan 21 anni “ Non c’è più sicurezza, da domani non andrò più a scuola è in un quartiere cristiano e i miei genitori hanno paura dopo quello che è successo oggi nelle varie università”.
Che questi nuclei siano pilotati da Israele, dalla Siria , dall’ Iran poco importa, resta il fatto che i vari signori della guerra, che hanno costruito i loro piccoli regni comunitari in Libano, lo rendano possibile.  A morire in Libano, come in molte altre guerre, è l’anonimo, colui che si trova in un taxi e muore perché una pallottola vagante gli penetra la testa, colui che si reca all’Università  e muore perché qualcuno a sparato per difendere il suo territorio. La  visita di Siniora ieri a Parigi è stata una vittoria o una sconfitta?
Categoria: Diritti, Elezioni, Politica
Luogo: Libano