Scritto per noi da
Erminia Calabrese
Ore 20.30,
a Beirut cala il coprifuoco. Tutto tace, mentre a Parigi il premier
Siniora, nel corso della conferenza
internazionale dei donatori Paris 3, si è assicurato 7,6 milioni di dollari
per un paese che ha un debito di 41 milioni dollari.
25 gennaio 2007. In tarda mattinata, a Beirut a Kola, periferia Sud, nella
caffetteria dell’Università araba
di Beirut, scoppia una rissa tra sostenitori del partito di Hariri
al
moustaqbal e sostenitori di Hezbollah
e Amal. E' l’epicentro che
scatena una serie di violenze nei quartieri
musulmani, sunniti e sciiti dell’area: Tariq jadide, Mar Elias e
Zouqaq al Blat.
Giovani arrivano con pietre,
bastoni e alcuni con armi da fuoco per sostenere i rispettivi campi e
Beirut si
infiamma di nuovo. Pneumatici vengono bruciati assieme ad automobili,
vari strade sono bloccate, vetrine di negozi
vengono distrutte. Gli scontri si diffondono anche nelle altre
università tanto
che i corsi vengono sospesi fino a lunedì mentre un corrispondente
della televisione
al-Manar, filo-Hezbollah, viene ferito
con lanci di pietra, assieme al suo cameraman, nel corso di una
diretta. Il Premier Siniora da Parigi, forte dell’appoggio di
Bush e di
Chirac, condanna gli scontri e invita alla cooperazione
affinché “questi atti non siano utili al nostro
nemico” mentre Nasrallah , da
Beirut, enuncia una fatwa (parere religioso) che vieta ogni tipo di
scontri. Per
le strade la gente si batte, mentre i
leaders si fanno la guerra in tv. A fine giornata sono 5 i morti e 152
i
feriti, stando a fonti locali.
13 Aprile 1975. Sembra rivivere un passato ancora troppo presente: il 13 aprile 1975. A tarda
mattinata, quel giorno, all’uscita della
chiesa di Ain Romaneh dei colpi di fuoco uccidono 4 persone tra cui due
ufficiali Kataeb, le falangi di Pierre
Gemayel. Un ora più tardi, i Kataeb sparano su un autobus e provocano la morte di 27 palestinesi. La rivolta si
estende rapidamente ai quartirti vicini …la guerra civile ha inizio.
I barrage, posti di blocco istituiti da civili per “motivi
di sicurezza” erano l’incubo
della guerra civile dove, dopo aver controllato la carta di identità,
solo il fatto di chiamarsi Ahmad o Hassan o Elie poteva causare la
morte, a
secondo di chi faceva il controllo. Ieri sulla strada che da Tarik al
Jadide
porta verso il sud , all’altezza di Jiyeh e a Naame, sono stati messi
in piedi dei
posti di blocco di persone civili armate e mascherate che domandavano
al
passante la loro carta di identità, mentre all’aeroporto di Beirut la
gente veniva
scortata da civili Hezbollah. Lina 28 anni che lavora in
un’impresa nei pressi dell’aeroporto racconta: “La gente ora ha paura,
il fatto
che ci siano dei civili appartenenti a uno o all’ altro partito ad
offriti
sicurezza o a mettere in piedi posto di blocco risveglia vecchi
fantasmi in
Libano. Spero che quelli che comandano o che influiscono su questo
paese
abbiano un buon senso manca poco o
forse siamo già in una guerra civile”. Hassan 21 anni “ Non c’è più
sicurezza, da domani non andrò più a scuola è in un quartiere cristiano
e i
miei genitori hanno paura dopo quello che è successo oggi nelle varie
università”.
Che questi nuclei siano pilotati
da Israele, dalla Siria , dall’ Iran poco importa, resta il fatto che i vari
signori della guerra, che hanno costruito i loro piccoli regni comunitari in
Libano, lo rendano possibile. A morire
in Libano, come in molte altre guerre, è l’anonimo, colui che si trova in un
taxi e muore perché una pallottola vagante gli penetra la testa, colui che si
reca
all’Università e muore perché qualcuno
a sparato per difendere il suo territorio. La visita di Siniora ieri a Parigi è stata una vittoria o una
sconfitta?