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L'accusa: fiancheggiamento di terroristi. Foued Cherif sarebbe stato identificato, durante una perquisizione, nell'appartamento
di alcuni suoi connazionali indagati e processati per attività terroristiche,
ma - secondo quanto riferisce il Centro delle culture, che ha diffuso la notizia
della sua espulsione - assolti dalla Corte di Assise di Milano.
Motivazione illegittima. "Questo presupposto, assunto dal ministro degli Interni che ha firmato il decreto
- prosegue l'avvocato - è falso. E' falso perché Foued Cherif non è mai stato
indagato in Italia e neppure all'estero per attività connesse ad attività terroristiche.
Non c'è nulla a suo carico". Avvocato, l'accusa viene sostanziata con la contiguità ad alcuni elementi indiziati
di attività terroristiche... "La contiguità o non contiguità va dimostrata. Contiguità significa vicinanza,
e se uno è vicino di casa di un terrorista, è per caso terrorista anche lui?".
Anche se fosse 'loro' amico... "Guardi, la motivazione è illegittima perché il presupposto non è la contiguità,
ma la sua appartenenza, il suo inserimento in contesti a carattere terroristico".
Un'accusa senza prove. "Senza prove... Il ministro non le può neppure dare, ma anche se le desse non
sarebbero sufficienti, perché non è quello il contesto entro il quale vanno valutate,
né è il ministro dell'Interno che svolge una funzione di accertamento della verità,
ma sono i Tribunali, in questo caso la Corte di Assise. Cherif non è neanche indagato,
nei suoi confronti non sono state formulate accuse". Ma le persone che erano con lui quando è stato 'identificato'... "Non lo sappiamo chi c'era, se non ce lo dicono come facciamo a sapere a chi
si riferisce il ministro dell'Interno? Non gli hanno dato neanche il tempo di
nominare un avvocato. Nella Costituzione italiana si prevede che chiunque è innocente
fino a sentenza definitiva. Ulteriore motivo di illegittimità del decreto è che
il ministro dell'Interno ha applicato quell'istituto giuridico della pericolosità
sociale presunta che è stato abrogata dalla Corte costituzionale 21 anni fa. Ovvero,
non si può presumere, al di fuori di una sentenza di condanna definitiva, la pericolosità
sociale di nessuno. Il ministro degli Interni non può applicare un istituto considerato
incostituzionale. Infine, il secondo motivo di illegittimità del provvedimento
di espulsione è che la legge internazionale, e in particolare la Convenzione dei
diritti dell'uomo, ratificata anche dall'Italia, vieta l'espulsione e il trasferimento
verso Paesi che negano i diritti umani. E la Tunisia, come evidenziato dall'ultimo
rapporto di Amnesty International, è uno dei Paesi dove meno vengono osservati
tali diritti. Figuriamoci le carceri. Quindi, Foued Cherif, ammettiamo per assurdo
che sia colpevole, non poteva comunque essere espulso in Tunisia".Investita della questione la Corte europea dei diritti dell'uomo. Foued ha 36 anni, una moglie italiana convertitasi all'Islam dopo il matrimonio e tre bambine. Sonia, questo il nome della moglie, è stata avvisata con una telefonata della 'scomparsa' del marito. Dal 4 gennaio scorso, da quando Foued, in lacrime, l'ha richiamata dicendogli di "essere spaventato e di temere per la sua sorte", prima di venire spedito in un carcere tunisino, non lo ha più sentito. Lunedì prossimo Sonia partirà per Tunisi, cercando di capirci qualcosa, in questa vicenda che ha scosso tutta la sua famiglia. "Le bambine si cominciano a chiedere dove sia papà - ci ha riferito -, per un po' sono riuscita a mentire loro, ma adesso è difficile tenere nascosta la verità. E la verità è che l'hanno fermato dove lavorava, nei pressi della fermata di Caiazzo, l'hanno perquisito e l'hanno portato in Questura. Dopo alcune ore, alle nove di sera, l'aereo era sulla pista per portarlo via. Il perché devo ancora capirlo. Mio marito non ha precedenti, è incensurato. Per un periodo ha abitato in un appartamento di Corso XXII marzo, insieme ad alcuni connazionali che, purtroppo, nel 2002 sono stati coinvolti nelle indagini per terrorismo connesse alla moschea di viale Jenner. Questi cittadini tunisini sono stati processati e assolti dalla Corte d'Assise. Foued è la mia unica fonte di sostentamento, perché io sono disoccupata". Sonia e Foued sono sposati da quattro anni, prima con rito civile, poi in moschea. Entrambi vivono a Dazio, in provincia di Sondrio. L'avvocato Clementi ha avanzato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. In data 11 gennaio 2007 l'Alta Corte riteneva di dover procedere con la massima priorità a tutela dei diritti di Cherif, introducendo la 'fase di merito', che comincerà domani a Strasburgo. L'Alta Corte è stata chiamata in causa - si legge nella relazione dell'avvocato Clementi - per violazione del diritto di difesa e per il divieto di espatrio verso Paesi ove l'espellendo potrebbe essere soggetto a pene illegali e comunque ove non gode dei diritti civili.
Luca Galassi