26/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



In Sudafrica si discute sull'epidemia di tubercolosi e sull'ipotesi di isolare di forza i pazienti
In Sudafrica potrebbero essere 400 i casi di tubercolosi con resistenza estrema ai farmaci (XDR-TB), 30 le nuove infezioni ogni mese nella sola provincia di Kwazululu-Natal. La situazione è tale che viene ventilata l’ipotesi di ricoverare i pazienti, se necessario contro la loro volontà, per limitare la trasmissione di una forma della malattia con mortalità alta e in cui la terapia può poco.

Copyright - Who/P. Virot Farmaci impotenti. Jerome Amir Singh e Nesri Padayatchi, del Centro per i programmi di ricerca per l’Aids in Sudafrica, e Roos Upshur, dell’Università di Toronto in Canada, hanno pubblicato un articolo sulla rivista online PloS Medicine, descrivendo la diffusione dell’epidemia di XDR-TB in Sudafrica e stimolando a interrogarsi sulle soluzioni da adottare. Si parla di XDR-TB, tubercolosi con resistenza estrema ai farmaci, quando sono inefficaci tre o più dei trattamenti di seconda linea, utilizzati nei pazienti che non guariscono con i comuni schemi terapeutici. In Sudafrica, all’inizio di settembre, è stata segnalata la diffusione di queste forme di tubercolosi nella provincia di Kwazululu-Natal: su 53 pazienti infettati ne sono morti 52, nel giro di poche settimane, e fra questi erano  risultati sieropositivi tutti i 44 casi valutati per il virus dell’Aids.

Foto di Maria Serena Lunghi Il rischio di diffusione.
La trasmissione dell’infezione per via aerea, con tosse e starnuti, e la diffusione dell’Hiv/Aids nel paese, che conta 5 milioni e mezzo di persone infettate, rendono la situazione preoccupante per la diffusione di una malattia risultata mortale in un così alto numero di casi. Inoltre, le caratteristiche del Sudafrica, centro turistico e con numerosi lavoratori immigrati dai paesi confinanti, allargano il rischio di espansione in altre nazioni africane. Ma i ricercatori su PLoS Medicine ricordano un altro aspetto del Sudafrica. Circa un abitante su 4 beneficia di una forma di sostegno sociale, e in uno stato dove la disoccupazione si aggira intorno al 27 percento, questo contributo rappresenta l’unica possibilità di sopravvivenza per diverse famiglie. Chi necessita di cure ma non può pagarle, viene trattato gratuitamente, ma chi è ricoverato a spese dello stato perde il contributo sociale, fino alla dimissione. A fronte della perdita di un impiego o dei contributi durante il ricovero, che nel caso di queste forme di tubercolosi resistenti ai farmaci può durare un anno e mezzo o due, i pazienti preferiscono lasciare l’ospedale, con il rischio di trasmettere il bacillo tubercolare ad altre persone, al lavoro, sui mezzi pubblici eccetera.

Copyright - Who/P. Virot Diritti del singolo e della comunità. L’articolo pone l’accento sulla necessità che il Sudafrica migliori la diagnosi, la sorveglianza, il controllo dell’epidemia, come pure sulla possibilità che il governo pensi a contributi economici per questi pazienti. Ma viste le caratteristiche della malattia, il rischio mortale per le persone immunocompromesse per esempio per il virus dell’Hiv, il rischio di trasmissione in ospedale e nella società, i ricercatori chiedono di considerare anche la possibilità di ricoveri coercitivi, in isolamento, se necessario, per i portatori di questa forma, valutando le implicazione etiche di una limitazione della libertà individuale a fronte di un rischio di salute pubblica. Negli Stati Uniti, a New York, questa via era stata seguita negli anni novanta, per bloccare la diffusione della tubercolosi. Anche in Canada,in questi giorni, in un ospedale a Toronto sono in trattamento alcuni pazienti con la forma di tubercolosi con resistenza estrema ai farmaci, uno dei quali in isolamento dietro disposizione dell’autorità giudiziaria. In Sudafrica la costituzione, dopo l’apartheid, contiene salvaguardie delle libertà individuali fra le più attente al mondo e il dibattito è aperto. Intanto, l’Organizzazione mondiale della sanità ha chiesto di considerare una priorità per il mondo queste forme di tubercolosi, al pari dell’influenza aviaria e, a seguito dell’articolo comparso su PloS Medicine, raccomanda ai governi di garantire l’accesso per tutti i malati alla diagnosi e ai trattamenti e di considerare il ricovero coercitivo “come ultima risorsa, e giustificato solo dopo che tutti i tentativi volontari di isolare quel paziente non hanno avuto successo”, nel rispetto dei principi di Siracusa sui diritti civili e politici.

 

Valeria Confalonieri

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