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Farmaci impotenti. Jerome Amir Singh e Nesri Padayatchi, del Centro per
i programmi di ricerca per l’Aids in Sudafrica, e Roos Upshur,
dell’Università di Toronto in Canada, hanno pubblicato un articolo
sulla rivista online PloS Medicine, descrivendo la diffusione
dell’epidemia di XDR-TB in Sudafrica e stimolando a interrogarsi sulle
soluzioni da adottare. Si parla di XDR-TB, tubercolosi con resistenza
estrema ai farmaci, quando sono inefficaci tre o più dei trattamenti di
seconda linea, utilizzati nei pazienti che non guariscono con i comuni
schemi terapeutici. In Sudafrica, all’inizio di settembre, è stata
segnalata la diffusione di queste forme di tubercolosi nella provincia
di Kwazululu-Natal: su 53 pazienti infettati ne sono morti 52, nel giro
di poche settimane, e fra questi erano risultati sieropositivi
tutti i 44 casi valutati per il virus dell’Aids.
Il rischio di diffusione. La trasmissione dell’infezione per via aerea,
con tosse e starnuti, e la diffusione dell’Hiv/Aids nel paese, che
conta 5 milioni e mezzo di persone infettate, rendono la situazione
preoccupante per la diffusione di una malattia risultata mortale in un
così alto numero di casi. Inoltre, le caratteristiche del Sudafrica,
centro turistico e con numerosi lavoratori immigrati dai paesi
confinanti, allargano il rischio di espansione in altre nazioni
africane. Ma i ricercatori su PLoS Medicine ricordano un altro aspetto
del Sudafrica. Circa un abitante su 4 beneficia di una forma di
sostegno sociale, e in uno stato dove la disoccupazione si aggira
intorno al 27 percento, questo contributo rappresenta l’unica
possibilità di sopravvivenza per diverse famiglie. Chi necessita di
cure ma non può pagarle, viene trattato gratuitamente, ma chi è
ricoverato a spese dello stato perde il contributo sociale, fino alla
dimissione. A fronte della perdita di un impiego o dei contributi
durante il ricovero, che nel caso di queste forme di tubercolosi
resistenti ai farmaci può durare un anno e mezzo o due, i pazienti
preferiscono lasciare l’ospedale, con il rischio di trasmettere il
bacillo tubercolare ad altre persone, al lavoro, sui mezzi pubblici
eccetera.
Diritti del singolo e della comunità. L’articolo pone l’accento sulla
necessità che il Sudafrica migliori la diagnosi, la sorveglianza, il
controllo dell’epidemia, come pure sulla possibilità che il governo
pensi a contributi economici per questi pazienti. Ma viste le
caratteristiche della malattia, il rischio mortale per le persone
immunocompromesse per esempio per il virus dell’Hiv, il rischio di
trasmissione in ospedale e nella società, i ricercatori chiedono di
considerare anche la possibilità di ricoveri coercitivi, in isolamento,
se necessario, per i portatori di questa forma, valutando le implicazione
etiche di una limitazione della libertà individuale a fronte di un
rischio di salute pubblica. Negli Stati Uniti, a New York, questa via
era stata seguita negli anni novanta, per bloccare la diffusione della
tubercolosi. Anche in Canada,in questi giorni, in un ospedale a Toronto
sono in trattamento alcuni pazienti con la forma di tubercolosi con
resistenza estrema ai farmaci, uno dei quali in isolamento dietro
disposizione dell’autorità giudiziaria. In Sudafrica la costituzione,
dopo l’apartheid, contiene salvaguardie delle libertà individuali fra
le più attente al mondo e il dibattito è aperto. Intanto,
l’Organizzazione mondiale della sanità ha chiesto di considerare una
priorità per il mondo queste forme di tubercolosi, al pari
dell’influenza aviaria e, a seguito dell’articolo comparso su PloS
Medicine, raccomanda ai governi di garantire l’accesso per tutti i
malati alla diagnosi e ai trattamenti e di considerare il ricovero
coercitivo “come ultima risorsa, e giustificato solo dopo che tutti i
tentativi volontari di isolare quel paziente non hanno avuto successo”,
nel rispetto dei principi di Siracusa sui diritti civili e politici.
Valeria Confalonieri
Parole chiave: tubercolosi, farmaci, salute, diritti umani, sudafirca