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Attacchi. “L’attacco all’aeroporto è avvenuto verso le 11.30, durante l’ora di punta, poco
dopo l’atterraggio del personale Onu – racconta a PeaceReporter Sahal Abdulle, giornalista somalo – una selva di proiettili di mortaio ha colpito
sia l’interno che l’esterno dell’aeroporto, dove sostavano alcuni venditori. Almeno
5 persone sono rimaste ferite, tre in maniera grave”. L’attacco è avvenuto poco
dopo il ritiro di alcuni contingenti etiopi, a cui però il nostro interlocutore
non dà importanza. “E’ poco più che propaganda per soddisfare le pressioni della
comunità internazionale e della popolazione, la cui insofferenza verso gli occupanti
stava crescendo – continua Abdulle –. Gli etiopi continuano a stazionare in città:
ieri 43 camion militari sono usciti dalla città in questa sorta di show, ma altri 43 ne sono entrati dalla direzione opposta. Hanno semplicemente fatto
rientrare dalla finestra quello che era uscito dalla porta”. Una visione che contrasta
con la versione ufficiale di Addis Abeba, che continua a sostenere come la sua
missione sia terminata e il ritiro degli uomini, concordato in tre fasi, sia effettivamente
iniziato.
Bombardamenti. Intanto, nel sud continua la battaglia con i superstiti delle Corti islamiche.
Nel “mar nero”, come sono chiamate le fitte foreste della parte meridionale del
Paese, le truppe governative non sembrano aver acquisito un vantaggio decisivo.
“Ieri, alcuni ufficiali Usa hanno ammesso l’organizzazione di nuovi raid aerei
avvenuti lunedì scorso – continua Abdulle – ma non è chiaro che zona sia stata
colpita. Sarà necessario trattare con le Corti, almeno con l’ala moderata, per
avviare un processo di riconciliazione nazionale. Solo così la situazione interna
potrà stabilizzarsi e Mogadiscio potrà smettere di essere una città armata fino
ai denti”. Un suggerimento che i mediatori europei e nordamericani sembrano voler
seguire, sponsorizzando il dialogo tra il governo e Sheikh Sharif Ahmed, il leader
dell'ala moderata delle Corti catturato recentemente in Kenya. Dialogo a cui,
finora, il governo somalo sembra prestarsi più per le pressioni degli alleati
che per volontà propria.Matteo Fagotto
Parole chiave: Mogadiscio, somalia, ghedi, corti, bombardamenti