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Scontri. E’ durata poco più di una
settimana la pazienza del presidente, che alle prime aperte manifestazioni
degli oppositori ha fatto scendere in piazza l’esercito. Al potere dal 1984 e
gravemente malato, Conté non è stato in grado di padroneggiare la situazione:
dando ordini contraddittori all’esercito (a cui ha prima chiesto di sparare sui
manifestanti per poi smentire qualsiasi responsabilità negli incidenti) il capo
di stato è finito sul banco degli imputati per la carneficina di lunedì nella
capitale Conakry. “Anche la comunità internazionale si è mossa per criticare
Conté – rivela Bah – chiedendo un’inchiesta sugli scontri e la fine dei
massacri”. “Il presidente - rincara la dose Caleb Kolié, giornalista di Radio
Familia FM - nega di essere il responsabile degli incidenti, ma chi
può aver dato l’ordine ai berretti rossi dell’esercito di sparare sulla folla?”
Scenari. Una buona notizia per chi sogna
una transizione democratica in un Paese che, nonostante le sue
ricchezze
naturali, è piombato in una crisi economica senza precedenti,
aggravatasi per lo sciopero che sta facendo mancare anche i generi di
prima
necessità. Ma se da una parte la società civile spera, dall’altra l’entourage del presidente non resta con
le mani in mano: i vertici dell’esercito, rimasti silenti finora, si starebbero
già organizzando per il dopo-Conté e per continuare la lunga tradizione di
colpi di stato che il giovane Paese africano ha vissuto. L’ultimo dei quali,
nel 1984, portò al potere proprio l’attuale presidente. Stretto tra i
manifestanti che ne chiedono apertamente le dimissioni e tra i suoi ex-alleati,
che lo giudicano responsabile della crisi attuale, Conté potrebbe avere i
giorni contati. Tanto che una sua permanenza al palazzo presidenziale è vista
da numerose fonti giornalistiche come un vero e proprio miracolo. Il rischio è
che i veri problemi possano cominciare solo dopo.Matteo Fagotto