"Estendere l'impegno anche sul piano umanitario"? La mia esperienza dice che militare e umanitario non possono convivere
Recupero l'analisi
dell'intelligence italiana sulla situazione in Afghanistan. Settembre
2006: "La perdurante situazione di criticità in cui versa il Paese
contribuisce ad aumentare il senso di sfiducia e di risentimento della
popolazione nei confronti del Governo di Kabul, e soprattutto del
Presidente della Repubblica, Hamid Karzai, ritenuto il maggiore
responsabile della mancata soluzione dei numerosi problemi che ancora
affliggono la società afghana. Permangono, infatti, irrisolte numerose
problematiche destinate
a ritardare il processo di normalizzazione, nonché a rappresentare una
seria minaccia per il personale straniero, civile e militare, presente
a vario titolo sul territorio afghano".
Non penso che la situazione in
Afghanistan sia migliorata in questi ultimi quattro mesi. Neanche il
freddo inverno ha proclamato una tregua. La giornata di ieri si è
aperta con la notizia di un kamikaze che si è fatto esplodere presso la
base Nato dell'Afghanistan sud-orientale di Khost uccidendo più di
dieci civili.
E se leggo bene
le dichiarazioni di ieri del ministro degli esteri Massimo D'Alema il
giudizio negativo non è cambiato: i risultati ottenuti fin qui appaiono
"lontani dagli obiettivi di pacificazione".
Sono cinque anni ormai che
americani e Nato danno la caccia ai talebani. E ogni anno che passa il
bilancio delle vittime aumenta invece di diminuire.
Cosa non mi
convince dell'attuale posizione del governo Prodi? Quel bisogna
"estendere l'impegno anche sul piano civile e umanitario".
La mia
esperienza in Afghanistan mi dice che le due strade non possono
convivere. Certo, capisco l'obiezione che non si può lasciare, di punto
in bianco, quel teatro di guerra ma un reale cambio di strategia, a mio
giudizio, sarebbe quello di ridurre la presenza militare e di aumentare
l'impegno civile. Sono anni che stanno addestrando le forze di
sicurezza afghane. Per quanti anni ancora?
Leggo che alcuni generali
non si sbilanciano sui tempi della permanenza delle truppe di
occupazione. A luglio il sottoscritto ha incontrato il vice comandante
(italiano) della Nato. L'alto ufficiale mi parlò di cinque anni, per
essere ottimisti. L'Italia ha già proposto, nel recente passato, senza
successo, una conferenza internazionale di pace.
Ci sono Paesi
all'interno della Nato che la pensano come l'Italia. Serve una svolta
politica.
Gli italiani vogliono il ritiro delle truppe
dall'Afghanistan. Stando a un sondaggio condotto da Ipr Marketing per
conto di Repubblica.it, sono il 56 per cento che diventano il 64 per
cento tra gli elettori dell'Unione, il 48 per cento tra coloro che
dicono di votare per il centrodestra.
Non è più il momento di impegni
generici. Una nuova strategia vuol dire costruire concretamente una via
d'uscita.