24/01/2007versione stampabilestampainvia paginainvia



"Estendere l'impegno anche sul piano umanitario"? La mia esperienza dice che militare e umanitario non possono convivere
Sandro Ruotolo
 
Recupero l'analisi dell'intelligence italiana sulla situazione in Afghanistan. Settembre 2006: "La perdurante situazione di criticità in cui versa il Paese contribuisce ad aumentare il senso di sfiducia e di risentimento della popolazione nei confronti del Governo di Kabul, e soprattutto del Presidente della Repubblica, Hamid Karzai, ritenuto il maggiore responsabile della mancata soluzione dei numerosi problemi che ancora affliggono la società afghana. Permangono, infatti, irrisolte numerose problematiche destinate a ritardare il processo di normalizzazione, nonché a rappresentare una seria minaccia per il personale straniero, civile e militare, presente a vario titolo sul territorio afghano".
 
Non penso che la situazione in Afghanistan sia migliorata in questi ultimi quattro mesi. Neanche il freddo inverno ha proclamato una tregua. La giornata di ieri si è aperta con la notizia di un kamikaze che si è fatto esplodere presso la base Nato dell'Afghanistan sud-orientale di Khost uccidendo più di dieci civili.
E se leggo bene le dichiarazioni di ieri del ministro degli esteri Massimo D'Alema il giudizio negativo non è cambiato: i risultati ottenuti fin qui appaiono "lontani dagli obiettivi di pacificazione". 
Sono cinque anni ormai che americani e Nato danno la caccia ai talebani. E ogni anno che passa il bilancio delle vittime aumenta invece di diminuire. 
Cosa non mi convince dell'attuale posizione del governo Prodi? Quel bisogna "estendere l'impegno anche sul piano civile e umanitario".
La mia esperienza in Afghanistan mi dice che le due strade non possono convivere. Certo, capisco l'obiezione che non si può lasciare, di punto in bianco, quel teatro di guerra ma un reale cambio di strategia, a mio giudizio, sarebbe quello di ridurre la presenza militare e di aumentare l'impegno civile. Sono anni che stanno addestrando le forze di sicurezza afghane. Per quanti anni ancora?
Leggo che alcuni generali non si sbilanciano sui tempi della permanenza delle truppe di occupazione. A luglio il sottoscritto ha incontrato il vice comandante (italiano) della Nato. L'alto ufficiale mi parlò di cinque anni, per essere ottimisti. L'Italia ha già proposto, nel recente passato, senza successo, una conferenza internazionale di pace. 
Ci sono Paesi all'interno della Nato che la pensano come l'Italia. Serve una svolta politica.
Gli italiani vogliono il ritiro delle truppe dall'Afghanistan. Stando a un sondaggio condotto da Ipr Marketing per conto di Repubblica.it, sono il 56 per cento che diventano il 64 per cento tra gli elettori dell'Unione, il 48 per cento tra coloro che dicono di votare per il centrodestra.
Non è più il momento di impegni generici. Una nuova strategia vuol dire costruire concretamente una via d'uscita.