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Opposizioni in piazza. Questa mattina è scattata la
terza fase delle proteste delle opposizioni libanesi che, dal primo dicembre,
manifestano per chiedere le dimissioni del premier Fouad Seniora. Attivisti
delle forze dell’8 marzo, composto dai partiti sciiti e cristiani di Hezbollah,
Amal, Aoun e Marada, hanno bloccato numerose strade a Beirut e non solo,
incendiando pneumatici che hanno avvolto Beirut in una coltre di fumo nero.
Anche l’aeroporto è stato isolato, i voli sono stati annullati e diverse
persone, appena atterrate, sono state costrette a rimanere all’interno della
struttura. Da parte del governo, Samir Geagea, a capo delle cristiane Forze
Libanesi, ha condannato le proteste definendole “un colpo di stato, una rivolta
che non ha nulla a che fare con la democrazia”. Altri esponenti del governo,
come l’ex parlamentare Fares Sahed, hanno minacciato di ricorrere alle armi: “Se
le forze di sicurezza non faranno il loro lavoro, le persone scenderanno nelle
strade e le riapriranno da sole”.
Filo-governativi in piazza. L’esercito era
preventivamente schierato in tutta la città per impedire che le proteste
degenerassero in attacchi contro edifici pubblici, ma poche ore dopo l’inizio
dei disordini, le strade di Beirut erano invase anche dalle milizie vicine ai
partiti al governo. Le strade del quartiere Mezrah e quelle vicino alla
corniche, il lungomare della capitale, sono presidiate da uomini armati del
partito Mustaqbal, guidato da Saad Hariri, che risiede in quella parte della
città, mentre altrove, nella parte settentrionale di Beirut, uomini armati
legati alle Forze Libanesi hanno attaccato i manifestanti e hanno cercato di
penetrare nella sede del partito Tayyar. Di fronte all’emittente radio Sawt al
Ghad -la voce del domani, legata al partito del generale Aoun- c’è stata una sparatoria e le forze
dell’esercito sono dovute intervenire per contenere gli attivisti
filo-governativi. Membri delle forze vicine al governo hanno sparato anche
contro l’abitazione del leader druso Talal Arslan a Khalde. Arslan è a capo del
Partito Democratico Libanese, che sta con le opposizioni, mentre l’altra
formazione drusa, quella di Walid Jumblatt, sta con il governo. Scontri tra
attivisti cristiani delle due fazioni si sono registrati nella città di Zahlè,
dove ci sono state scaramucce tra Forze Libanesi e Aounisti. Un primo bilancio
degli scontri parla di 58 persone rimaste ferite.
Frattura vera. “La
frattura tra maggioranza e opposizione ora è davvero grave –commenta Massimo,
un ricercatore che vive a Beirut- piccoli scontri si erano registrati anche in
passato, ma oggi mi pare diverso. Sono stato in giro per il Mezrah e la
situazione sembrava calma, ma non c’è da fidarsi. Ora le forze che guidano le
proteste stanno decidendo se continuare la manifestazione o sospendere le
iniziative”. “La situazione mi pare pericolosa –concorda il giornalista e
saggista Lorenzo Trombetta da Beirut- è importante che l’esercito si limiti a
mantenere sotto controllo le parti per non far degenerare gli scontri di
piazza. Queste proteste hanno innescato disordini che potrebbero andare avanti
per giorni”.Naoki Tomasini